di Elia Mollo|
Si può essere così appassionati di qualcosa anche senza ottenere risultati concreti? Senza ricevere alcuna gratificazione? Senza ottenere anche solo un traguardo?
Così su due piedi ci verrebbe da rispondere “Ma certo che no!”, ma vogliamo presentarvi un altro punto di vista che potrebbe farvi cambiare idea.
La storia che vogliamo raccontarvi è quella di Luigi Mantegna, un uomo che è diventato famoso nel suo sport, non per la sua abilità nel vincere, ma per il numero impressionante di sconfitte che ha accumulato nel corso della sua carriera. Conosciuto da tutti come “Petto d’Angelo” per la sua gabbia toracica particolarmente sporgente, Luigi è stato un pugile per ben 18 anni. Ha affrontato 118 incontri: non uno, non dieci, nemmeno venti, ma centodiciotto. E quante vittorie ha ottenuto in tutto? Solo due. Due vittorie, due pareggi e ben 114 sconfitte.
In quanto non esperta di pugilato, mi sono documentata per capire meglio il tutto e ho scoperto che pugili come Luigi, che si trovano ad affrontare avversari molto più forti, sono definiti “mestieranti” o “collaudatori”. Si tratta di pugili che sfidano atleti più giovani o campioni che sono appena tornati da un infortunio. Dal 2006 al 2023, Luigi si è battuto contro i migliori pugili italiani, dalla categoria superpiuma fino ai medi. Nonostante le sue 114 sconfitte, Luigi non è mai finito al tappeto. Ha perso solo sette incontri prima del limite, per KO tecnico, ma senza mai toccare il pavimento del ring. Ogni volta che saliva sul quadrato, che si trattasse di un campione o di un pugile meno esperto, Luigi dava sempre il massimo, mettendo in gioco ogni sua energia, con dignità. Nel mondo del pugilato, tra i suoi colleghi e l’intero entourage che lo supportava, non è mai stato considerato come un perdente, anzi è sempre stato visto come colui che non si arrendeva mai, che lottava fino all’ultimo respiro. E per questo, ha guadagnato il rispetto di tutti.
Una riflessione importante che mi viene da fare è che il pugilato non è uno sport di squadra, ma individuale. Questo vuol dire che quando perdi, sei solo con te stesso, con la tua sconfitta, non puoi trovare conforto nei tuoi compagni: la forza per andare avanti deve venire solo da te o meglio dentro di te. Luigi ha dovuto farlo ogni volta, affrontando solitudine e delusione, ma con una determinazione incrollabile. Per questo, gli dobbiamo riconoscere una personalità forte e una solidità mentale straordinarie.
Luigi Mantegna ha annunciato il suo ritiro il 28 dicembre 2024, raggiunto il limite di età imposto dalla Federazione Pugilistica Italiana e anche in questa occasione, ha dimostrato di essere un uomo di grande spessore, decidendo di donare l’intero ricavato del suo ultimo incontro in beneficenza, in memoria della figlia acquisita, tragicamente scomparsa in un incidente autostradale, noto come la “tragedia di Fontechiari”. L’evento si è svolto in un’atmosfera di festa, un omaggio alla sua carriera e alla sua umanità.
Raccontandovi la storia di questo “campione” sì, perché nonostante tutto così ci piace definirlo, speriamo di trasmettere a chi ci legge, soprattutto ai più giovani, che nella vita vincere non è tutto. La passione, la perseveranza e la volontà sono forze incredibili che ci spingono ad andare avanti, a combattere sempre,a prescindere dal risultato. Questo è il vero insegnamento, un mantra che dovrebbe valere non solo nello sport, ma in ogni aspetto della vita.
E, per concludere, vogliamo lasciarvi con le parole di Luigi Mantegna:
“**Ero talmente abituato a perdere che quando ho vinto mi sembrava quasi strano, ma ho sempre fatto ciò che mi piaceva.**”
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