Il popolo serrarese “riscopre e si impegna a essere pietra viva” nel suo Tempio Parrocchiale

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di Luigi Schiano|

Quella vissuta lunedì sera, nella splendida cornice del Tempio Parrocchiale, è stata una liturgia carica di significato e di profonda elevazione spirituale.

Nei quasi quattro secoli trascorsi dalla fondazione dell’edificio e dal suo riconoscimento a sede parrocchiale — avvenuto nel 1641 ad opera del vescovo S.E. Mons. Francesco Tontoli C.R.S. — non era mai stata celebrata una funzione simile: la solenne dedicazione della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria del Carmine. Un luogo che ha visto intere generazioni di Serraresi attraversarne la soglia, dai primi vagiti fino all’ultimo respiro. Una comunità guidata nel tempo da circa venti tra parroci ed economi curati, che hanno custodito e trasmesso la fede, dispensato i sacramenti e accompagnato il cammino del popolo contadino serrarese.

Una bella porzione di popolo era presente alla celebrazione, forse ignara di assistere a un evento unico e irripetibile, poiché la dedicazione di una chiesa è un rito che si celebra una sola volta nella storia di un edificio sacro. Un rito ricchissimo di simbolismi e segni profondi, che sottolineano il valore del tempio come casa di Dio e del popolo.

A presiedere la solenne celebrazione, il nostro Vescovo Carlo Villano, affiancato dall’amministratore parrocchiale Don Franco Mattera, dal vicario parrocchiale Don Antonio Mazzella, dal sacerdote collaboratore Don Richard, dal cerimoniere vescovile Don Cristian Solmonese e dal decano di Barano-Serrara Fontana Don Carlo Busiello, insieme a un numeroso gruppo di diaconi. La liturgia è iniziata con le preghiere iniziali, l’aspersione e le letture proprie della dedicazione di una chiesa.

Dopo il Vangelo — la chiamata di Pietro — il Vescovo ha tenuto una breve ma intensa omelia, ricordando che, accanto all’importanza del luogo di culto, la vera forza della Chiesa è una comunità viva e operante. La dedicazione della chiesa, ha detto, deve essere uno slancio per un rinnovato impegno cristiano.

Dopo l’omelia si è entrati nel cuore del rito: il canto delle litanie dei santi, la preghiera di consacrazione dell’altare e della chiesa, pronunciata dal Vescovo, e successivamente l’unzione con il Sacro Crisma — olio misto a profumo consacrato nel Giovedì Santo — dei sacri marmi dell’altare e di due croci poste sul presbiterio. Le altre dieci croci sono state unte dal vicario parrocchiale. Le dodici croci — che in chiese moderne possono anche essere solo quattro, in riferimento agli evangelisti — richiamano in questo caso la tradizione apostolica e i dodici articoli del Credo. Le unzioni significano che la chiesa è immagine della Gerusalemme celeste. Il profumo che si diffonde richiama la nostra identità di cristiani: unti dallo Spirito per portare nel mondo il buon profumo di Cristo. Questa parte del rito ha suscitato profonda emozione tra i fedeli.

Qualcuno avrà certamente ricordato momenti della propria vita legati a questa chiesa, oggi arricchita da un ulteriore dono. Le croci che ora ornano la navata centrale, in memoria della consacrazione, sono state offerte dai fedeli della parrocchia in suffragio dei propri defunti e per intenzioni particolari. La lastra marmorea posta all’ingresso, che ricorda la solenne consacrazione, è stata invece donata dal Comune di Serrara Fontana. Successivamente, sull’altare è stato posto un braciere in cui è stato deposto dell’incenso: il suo profumo, come offerta gradita, sale a Dio per la salvezza del mondo. L’altare è stato poi rivestito con la tovaglia, ornato con i candelieri e illuminato. Esso è ara del sacrificio e mensa del banchetto pasquale. L’accensione delle candele rappresenta la Luce di Cristo: dall’altare, come da una fonte, sgorga la luce dell’amore di Dio che i fedeli sono chiamati a portare nel mondo. È seguita la liturgia eucaristica.

Dopo la benedizione finale, il vicario parrocchiale ha rivolto un messaggio di benvenuto al Vescovo, ricordando con commozione il compianto parroco Don Angelo Iacono, che aveva a cuore la dedicazione della chiesa e che — come ha detto — “ha seminato un desiderio che oggi è germogliato”.

Anche il Sindaco Irene Iacono ha voluto esprimere il proprio saluto e ringraziamento al Vescovo e a tutti i sacerdoti che operano sul territorio comunale, ricordando l’instancabile opera di Don Angelo, sia come pastore che come restauratore della Chiesa Parrocchiale e della Chiesa della Madonna Assunta al Ciglio. Al termine della celebrazione è stata scoperta la targa marmorea commemorativa, che segna un giorno storico per la comunità serrarese.

Questo anniversario sarà ricordato ogni 7 luglio, nel primo giorno della novena alla Regina del Carmine, con la celebrazione della Santa Messa con orazioni e letture proprie “nell’anniversario della dedicazione della chiesa”. Che questa dedicazione non resti solo un rito, per quanto bello e solenne, ma possa accendere nei cuori dei Serraresi un rinnovato senso di appartenenza, di amore e di impegno, per essere davvero “pietre vive” in una società che ha smarrito la rotta più importante: Gesù Cristo, via, verità e vita.