Il Caffè della Domenica: Ischia e lo “stress test” estivo tra cronaca, caos e caldo

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di Camillo Buono|

È domenica mattina e, come da tradizione, mi ritaglio un momento tutto mio. Mi siedo al tavolino del mio Bar preferito al Belvedere di Serrara, dove con la vista sull’infinito che mi offre riesce a riconciliarmi con il mondo anche quando il mondo non vuole saperne.

Oggi niente espresso bollente: fa caldo, troppo caldo. Nel mio bicchiere c’è un caffè freddo con ghiaccio e un goccio di latte di mandorla, roba delicata, cremosa, che coccola il palato come un abbraccio d’infanzia. Un piccolo lusso per lo spirito, un piacere che mi concedo prima del solito rituale: sfogliare le prime pagine dei quotidiani locali.

Ma si sa, non sempre il companatico della lettura è altrettanto dolce. Anzi, oggi il contrasto è forte, quasi stridente. Perché se da un lato sorseggio qualcosa di buono, dall’altro mi ritrovo a digerire notizie che hanno il sapore dell’assurdo, del grottesco, del tragicamente banale.

E così, tra un sorso e un sospiro, ecco che prende forma il mio pensiero di questa domenica. Un pensiero che sa di isola sotto stress, di un’estate che ci mostra tutte le sue contraddizioni… e che, come ogni settimana, voglio condividere con voi.

Ogni anno, puntuale come la coda al traghetto di ritorno, arriva il momento in cui Ischia si sottopone al suo stress test estivo. È quel periodo dell’anno in cui l’isola smette di essere semplicemente bella e tranquilla, per trasformarsi in un laboratorio sociale sotto pressione. Un esperimento a cielo aperto dove si mischiano turisti, residenti, forze dell’ordine, caldo torrido e… una buona dose di ordinaria follia.

È in questa stagione che Ischia tira fuori il meglio e il peggio di sé. Il meglio lo conosciamo: il mare, le terme, i tramonti mozzafiato. Ma poi c’è tutto il resto, quello che si infiltra tra le pagine di cronaca e che dà vita a una narrazione parallela, fatta di episodi tanto assurdi quanto reali.

Come la signora ischitana di 75 anni che, multata per un’infrazione, ha pensato bene di schiaffeggiare due vigilasse. “’A legge nun vale pe’ mme”, avrà pensato. Peccato che la legge, invece, vale per tutti. E pure le manette.

O come quelli che, passeggiando sul corso, non trovano di meglio da fare che palpeggiare le signorine, in un mix nauseante di cafonaggine e impunità. Episodi che raccontano una parte tossica dell’estate, dove l’alcol e la presunta libertà diventano scuse per giustificare comportamenti intollerabili.

E poi ci sono loro: i “muschilli” – branchi di ragazzi che nelle notti ischitane si trasformano in piccoli demoni da marciapiede. Urla, biciclette impennate, dispetti a chi dorme. Un folklore che non fa ridere, ma che racconta un disagio profondo. Forse educativo, forse sociale, sicuramente collettivo.

Non mancano gli incidenti stradali, spesso figli di ingorghi infiniti e di quella dannata fretta di arrivare prima. Dove? Poco importa. L’importante è superare tutti, anche a costo di rischiare la vita.

E come se non bastasse, ci si mettono pure le cabine elettriche che prendono fuoco, forse per sovraccarico, forse per il caldo africano che ha deciso di soggiornare sull’isola senza prenotazione.

È un’estate piena, sì. Piena di turisti, piena di eventi, ma anche piena di contraddizioni. Un’estate che racconta Ischia in tutte le sue sfaccettature: bella, viva, ma anche fragile. Perché l’isola è un piccolo mondo che esplode sotto il peso delle sue stesse meraviglie.

E allora, mentre sorseggio il mio caffè della domenica, provo a guardarmi intorno. Forse, in mezzo a tutto questo caos, possiamo ancora trovare il senso dell’estate. Magari in un tramonto a punta Imperatore. O semplicemente nel silenzio, quando tutto tace e l’isola – finalmente – respira.

Chest’è.