di Luigi Schiano|
Il 17 agosto 1778 segna una data importante nella storia dell’Eremo di San Nicola, sul Monte Epomeo. In quel giorno, all’età di 74 anni, rese la sua anima a Dio Fra Giuseppe D’Argouth, figura straordinaria che ha lasciato un segno profondo nella storia religiosa e culturale dell’isola d’Ischia.
Originario delle Fiandre, Fra Giuseppe fu dapprima comandante delle truppe di guardia al Castello Aragonese. Secondo la storia, la sua prima salita sull’Epomeo avvenne in circostanze drammatiche: mentre inseguiva alcuni soldati disertori, cadde da cavallo e rischiò la vita. In quel momento invocò San Nicola, promettendo che, se fosse uscito illeso, si sarebbe dedicato al servizio di Dio. I colpi sparati contro di lui non lo ferirono e quell’episodio segnò per sempre la sua esistenza.
Da allora mantenne il voto: abbandonò le armi e si ritirò sul Monte Epomeo, fondando con altri compagni un piccolo eremitaggio. Per 28 anni visse in solitudine e preghiera, diventando padre e guida spirituale della comunità religiosa del luogo.
Durante la sua permanenza, Fra Giuseppe contribuì in modo decisivo allo sviluppo dell’Eremo:
• ampliò la Chiesa scavata nella roccia, ornandola con marmi policromi ancora oggi visibili;
• realizzò un coretto ligneo destinato alla preghiera comune;
• acquistò terreni per garantire il sostentamento degli eremiti.
Alla sua morte, avvenuta circondato dai confratelli, fu sepolto nella navata laterale della Chiesa, presso l’altare di San Giuseppe, come riportato nell’atto di morte redatto dal parroco don Gaetano Mattera. Un privilegio che lo distinse dalla sepoltura comune riservata agli altri cenobiti, il cosiddetto “sepulcrum fratrorum”.Fra Giuseppe D’Argouth morì in concetto di santità e la sua figura rimane, ancora oggi, una delle più affascinanti della storia del Monte Epomeo, punto di incontro tra fede, spiritualità e identità isolana.





