Concorso “La Día de los Muertos 2025”: leggi i racconti e vota il tuo preferito!

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Anche quest’anno la fantasia, la creatività e l’emozione dei nostri giovani autori prendono vita attraverso il concorso “La Día de los Muertos 2025”.
Sei racconti, sei mondi diversi, sei voci che ci accompagnano in un viaggio tra sogno, memoria e tradizione, ispirati alla celebre festa messicana che celebra la vita oltre la morte.

Le storie sono state pubblicate in ordine di arrivo alla nostra mail concorsi@serraranotizie.it

1ª Storia in gara:

Livia e Luna… amore per sempre!

di Marianna Iacono, 8 anni, Scuola Primaria di Serrara Fontana

Livia è una bambina dolcissima di 8 anni che ha da poco perso la sua amatissima cagnolina di nome Luna. L’aveva chiamata così perché il suo pelo era candido come la luna. È stata per otto anni la sua migliore amica, quella con cui giocava e si divertiva ma anche quella che la consolava nei momenti tristi. Conservava ancora la sua pallina preferita di colore viola.

Quella sera, mentre stringeva tra le mani una loro foto insieme, Livia desiderò tanto  rivederla per abbracciarla e dirle ancora una volta quanto sia stata importante per lei. 

Il mattino seguente,  Livia si svegliò di scatto, in seguito a un rumore che le sembrò familiare. Andò in cucina correndo e vide Luna giocare con la sua pallina. Era diversa, aveva le ali e poteva parlare.  Livia non credeva ai suoi occhi ed esclamò: “Luna! Sei tu! Ma questo è un sogno, non può essere vero! Devo darmi un pizzicotto!” E Luna disse: “Non c’è bisogno, io sono qui! Ti va di giocare ancora insieme?”.

Livia era ancora sotto shock ma accettò l’invito e andarono a giocare in giardino. Parlarono di tante cose e Luna le disse che il posto dove si  trovava era bellissimo. Era un posto di pace, dove gli animali potevano correre e giocare liberi e che lei non doveva essere triste perché  sa che non poteva avere una padroncina e amica di giochi migliore di lei. Mentre parlavano apparve nel cielo un bellissimo arcobaleno e Luna disse che era arrivato il momento di tornare nel suo paradiso. Livia non voleva lasciarla ancora una volta, ma capì che il loro amore non sarebbe mai finito e si salutarono.

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Un legame fortissimo

di Angelica Sasso, 9 anni, Scuola Primaria di Serrara Fontana

A Ischia tanto tempo fa, Chiara, una bambina di 9 anni, abitava con i suoi genitori e sua sorella Sofia di cinque anni. Sua madre si chiamava Rachele e suo padre Stefano. Chiara non aveva mai conosciuto la sua nonna materna, che era morta in uno stupido incidente stradale prima che lei fosse nata.

Dai racconti di sua madre, questa bambina sapeva che sua nonna aveva una grande passione per la musica e in particolare per il canto.

A Ischia la vita scorreva tranquilla tra risate e divertimento fino a quando arrivò il giorno dell’anniversario della morte della nonna materna di Chiara, che si chiamava Angela. Dopo la messa per la nonna, la bambina si rifugiò nella sua camera, lei era molto triste e pensò di iniziare a canticchiare la canzone preferita di sua nonna per sentirla più vicina. Durante il canto del ritornello una fitta nebbia si avvolse intorno alla bambina e all’improvviso lei si ritrovò in un villaggio pieno di fiori di tutti i colori, case di legno colorate e ponti illuminati da candele al profumo di rose.

Dopo aver camminato per quindici minuti circa Chiara si ritrovò in una piazza, dove c’erano vari fantasmini che provavano a fare i giocolieri, un gatto con un cappello strambo che dirigeva un coro di fiori, un rospo che faceva uscire una zucca dal suo cappello e un cane che cantava.

Chiara rimase a bocca aperta quando vide tutti questi esseri animati e si mise ad ascoltare la canzone che il cane stava cantando, ma a un certo punto lei percepì che quel canto le era familiare e allora capì: era la canzone preferita di sua nonna Angela.

A quel punto Chiara si precipitò dal cane ma quando arrivò a qualche passo da lui…il cane smise di cantare. Allora la bambina gli chiese il perché e il cane rispose che aveva smesso per lo stupore di aver visto un essere umano in quel villaggio e aggiunse che poteva attraversare il portale magico solo chi aveva un forte legame con un suo parente che non c’era più.

Intanto anche i fantasmi, il gatto con i fiori e il rospo si erano fermati e la guardavano sbalorditi. Dopo qualche minuto uno dei fantasmi le chiese se lei era Chiara, la nipote di Angela “la cantante” ma la bambina non era convinta e allora il fantasmino fece apparire dal nulla uno specchio a cui lui chiese di mostrargli Angela “la cantante” e lo specchio gliela mostrò. Chiara annuì, il fantasma fece segno di seguirla e dopo aver camminato per circa dieci minuti si ritrovarono di fronte a un teatro.

Entrarono e la bambina ebbe una sorpresa incredibile: sul palco c’era sua nonna che cantava e ballava come se avesse avuto venti anni di meno invece che settantacinque. Chiara sentì scoppiare dentro di sé una grande felicità ma visto che sua nonna si stava esibendo non si precipitò sul palco e si sedette in prima fila vicino a un bel gatto bianco. Dopo un po’ la bambina si ricordò di una foto a casa del nonno materno …quel gatto era uguale a Fiocco, il gatto preferito di sua nonna.

Il concerto finì con un caloroso applauso e Chiara salì sul palco correndo verso la nonna, che l’abbracciò e le disse di conoscerla sin dalla nascita perché la nonna era la stella più luminosa che vedeva in cielo ogni sera.

 Purtroppo il tempo a sua disposizione stava per finire…

Nonna Angela baciò e strinse forte a sé la nipotina, che si teletrasportò di nuovo nel suo mondo e si accorse che lì il tempo si era fermato: lei si trovava ancora nella sua stanza in cui la sua avventura era iniziata.

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3ª Storia in gara:

Un mondo strano ma fantastico

di Giuseppe Castiello, 11 anni, scuola Media di Barano

C’era una volta questo biscottino di pan di zenzero che in un mondo gioioso aveva come amico solo un piccolo fiorellino un po’ antipatico.

Lui nella vita sognava di essere un grande artista ma sapendo di non avere amici pensava di non arrivare tanto lontano. Disegnava case bellissimi per esempio, una montagna fatta tutta di torrone con le nuvole di zucchero filato, poi una pecora fatta di caramelle con il prato di zucchero, ecc. Però poi dopo aver disegnato piangeva tutto il giorno.

Una notte fece un sogno particolare, sentì una voce che gli diceva di essere un suo antenato sempre artista.

Dopo, il pan di zenzero, ripensò a quel sogno tanto che volle mettersi in contatto con questo suo antenato.

Incredibilmente ci riuscì e questo suo antenato gli spiegò che era portato per fare l’artista e che tutto il suo impegno sarebbe stato ripagato sia con l’amicizia che con la fama.

Allora sentendo quelle parole l’omino acquistò fiducia in se stesso, prese i suoi quadri che aveva fatto anche in passato e decise di fare una mostra d’arte, e così fu. L’omino dopo quella mostra ebbe insieme al fiorellino tantissimi amici proprio come disse il suo parente dall’aldilà.

Nei momenti difficili, o a corto di idee l’omino parlava sempre con il suo parente, per esempio un idea per un nuovo quadro come: la strada di zucchero, il ponte di fiori di calendula, case luminose dove gli altri omini cantano e ballano e un buffo fantasmino.

Dopo tanti anni il pan di zenzero invecchiò e il mondo ricorda ancora la sua fama.

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4ª Storia in gara:

Il ponte arcobaleno verso il nonno

di Maria Lauro, 11 anni, scuola Media

Quando sono triste mi capita di immaginare la realtà come mi piacerebbe che fosse.

Non mi capita spesso di esser triste ma quando purtroppo accade la mia mente vola lontano ed è quasi come se il mio corpo la seguisse.

Immagino un ponte arcobaleno che collega la mia isoletta ad un mondo che non c’è; non serve la macchina per attraversare il ponte ed a pensarci bene neanche le gambe. Si può volare o scivolare senza cadere e farsi del male.

Il posto al di là del ponte so bene sia sola frutto della mia fantasia eppure mi sembra di toccare tutte le sue piante con mano, ci sono fiori giganti e fluorescenti, alberi fucsia e arancioni.

Dal terreno escono bolle di sapone che poi esplodono rilasciando polvere dal sapore zucchero filato.

Ma la cosa che mi piace più di tutte è che su questa lunga strada alla fine trovo sempre un bel sasso gigante, sulla parte più  alta di questo sasso vedo sempre un ombra…

Io faccio finta di non riconoscerlo ma appena pronuncia il mio nome io faccio un salto lungo e abbraccio quest’ombra.

Quest’ombra ha un nome ma  io lo chiamo da sempre Nonno.

Il mio nonno è qualche anno che non è più con me su questa terra eppure io riesco ancora a parlargli.

Quando sono triste percorro questo sentiero e lo vedo, lui prima e’ un ombra poi più mi avvicino più diventa di carne ed ossa.

Io non ho mai paura della sua ombra, lui mi parla e mi rassicura, recita una canzone per farmi passare la tristezza ma soprattutto ricorda quanto era bello passare del tempo assieme.

Mi ricorda i tuffi a Cava Grado, le passeggiate insieme, mi ricorda quando mi cucinava il mio piatto preferito. Tutto questo mi fa tornare il sorriso.

Come posso allora aver paura dell’aldilà se è un posto in cui trovo mio nonno che con i suoi ricordi sa ancora farmi sorridere?

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5ª Storia in gara:

La vita e la morte, un viaggio goloso

di Chiara Castellano, 10 anni, 5ªC Settimo Circolo Giugliano “Salvatore di Giacomo”

La vita é una sola, l’aldilà é per sempre.  Che cos’è l’aldilà se non un palo d’amore? L’aldilà é una strada fatta di tavolette di cioccolata

Hunter é un ragazzino timido e goloso che si trova all’aldilà da quattro anni. Hunter abita precisamente nel paese chiamato Chocolaterie. Un giorno decide di visitare il paese di Panna, come dice il nome è un posto pieno di panna…e per questo un paese molto allegro. Quando partì aveva paura ma anche tanto coraggio!

Dopo un giorno di viaggio si ritrovò nel paese delle Caramelle, giunto qui si rese conto che per poter continuare il suo viaggio doveva attraversare il lago di Lochness. Hunter presto si rese conto che questo lago era magico e pieno di sirene gommose. Hunter preso dallo spavento, respiró così rumorosamente da svegliare queste guardiane gommose! Incuriosite, quest’ultime si avvicinarono una ad una: la prima era una rossa un po’ timida, mentre la seconda era una curiosona e si avvicinò ad Hunter così tanto da sfiorargli il naso!

Queste strane creature, tuttavia, non gli impedirono il passaggio.

Dopo un altro giorno di marcia, Hunter arrivò al Paese di Panna. Come prima cosa si fermò ad annusare quel fantastico odore di panna cotta. Mentre era perso nei suoi golosi pensieri, sentì come se qualcuno gli respirasse molto vicino… Così si girò e per poco non si ruppe la mascella dallo stupore! Era Alea, la sua migliore amica, l’amica d’asilo. Ancora incredulo, l’abbraccio e con gli occhi pieni di lacrime la tempestò di domande.

Hunter non poteva credere che anche lei si trovasse lì con lui.

Alea lo rincuorò e mentre chiacchieravano lo portó nel suo nascondiglio segreto. Questo nascondiglio era pieno di panna e zeppo di libri (anche loro cosparsi di panna!). Tra i tanti vide uno chiamato “La rosa trafitta”.

Hunter era stanco e chiese ad Alea se volesse tornare con lui nel paese di Chocolaterie, ma Alea rifiutò perché doveva assistere alla gara di torte di panna della mamma.

Hunter capì, abbraccio per l’ultima volta la sua cara amica e si sentì un po’ meno solo.

Nella strada di ritorno prese anche dei souvenir golosi da una bancarella: un “pannatino” e un “pannattatore”.

Ritornato a casa, finalmente, si sentì felice e fiero.

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6ª Storia in gara:

El segreto del Dìa de los muertos

di Ciro della Speranza, 13 anni, scuola Santa Caterina – Forio

Era il giorno prima del “Dìa de los muertos“, c’era un’aria di festa, c’erano lanterne e mongolfiere in aria, le case erano addobbate con striscioni fatti di papel picados, ovvero carta tagliata usati dai messicani per raccontare le loro storie e spiegare la loro cultura e le loro tradizioni.

Ma io non faccio tutto questo, non avrebbe senso: mi chiamo Pierré De La Torre, ho quindici anni e sono seguito dagli assistenti sociali. Una volta la mia famiglia era una delle più ricche del Messico prima che succedesse un tragico evento. Colui che diede il nome alla mia famiglia era il mio trisavolo, si chiamava Heran De La Torre, lui era un grande generale dell’esercito messicano, da allora quasi tutti i membri della mia famiglia si sono arruolati nell’esercito o nelle forze dell’ordine.

Mio padre era un tenente dell’esercito invece mia madre un commissario della polizia; la mia famiglia ha combattuto per anni il terrorismo. Mio padre era anche al comando di una squadra antiterrorismo e aveva arrestato molti membri dell’associazione terroristica “Il Cartello”. Il 3 settembre 2020, per vendicarsi, i terroristi piazzarono una bomba sotto casa nostra, io sopravvissi perché ero a casa di un mio amico, ma non fu così per la mia famiglia; perciò, non trovavo opportuno festeggiare questa festa perché non avevo più parenti in questo mondo.

Probabilmente sarei stato tutto il giorno a rimpiangere e pregare per la mia famiglia ormai defunta.

Quel giorno decisi di andare in biblioteca dato che la lettura mi faceva tornare il sorriso. Entrai nella mia biblioteca preferita che stava sempre aperta perché il proprietario non amava festeggiare. Andai subito nel reparto “Gialli” accanto al reparto “Cultura”, cercai un libro di Sherlock Holmes e quando stavo per iniziare a leggere, si avvicinò una vecchietta un po’ bizzarra che cercava un libro sul Dia de los muertos e all’improvviso cominciò a parlare con me: mi domandò. Io le risposi < non sono fatti suoi, se ne vada…>. Lei non mi ascoltò e disse:< Ah ma tu sei il figlio della commissaria De La Torre ed io la guardai come per chiederle perché. Lei continuò: < Ah ho capito perché sei così triste giovanotto! Durante questo giorno che per tutti i messicani è speciale, tu sei solo senza famiglia, non puoi festeggiare con nessuno>. La signora prese, allora, un libro di cultura, molto vecchio e impolverato: “El Secreto del dia de los muertos”, lo aprì e andò a pagina 121 dove finiva il capitolo 10: El Secreto. Lei mi lesse le ultime righe del capitolo: < in questo giorno speciale, il giorno dedicato ai morti, le anime di coloro che riposano felici e di coloro che sono vivi, si possono incontrare perché tra i due mondi, si apre “El varco de los muertos”. Nella Piramide del Sole, i defunti si possono incontrare ed è solo lì che il corpo può viaggiare, ma lì entro mezzanotte chi non esce sarà condannato a restarci in eterno. Io un po’ incredulo dissi: < sono disposto a tutto per vedere i miei genitori e la mia famiglia>. Ringraziai la vecchietta per avermi confortato in un giorno così triste. Quella signora mi sembrava di conoscerla e fui felice di aver parlato con lei. Io abitavo a Ciudad de Mexico e sarei dovuto arrivare al sito archeologico di Teotihuacan, dove si trova la piramide del Sole. Dato che quel giorno di festa non partivano né pullman né taxi ed io non avevo la patente per guidare, presi la mia cara bici e feci un lunghissimo percorso per arrivare a destinazione. Passai per il Tlatelolco fino ad arrivare alla basilica di Santa Maria de Guadalupe che era stracolma di gente perché c’era la messa per il dia de los muertos, continuai per via Morelos fino a raggiungere un ristorante, mi sembrava di vedere un mare di luce da un kilometro, si sentivano gli odori delle spezie, quel ristorante si chiamava “Rincon Zactlino”, fortunatamente c’era un tavolo disponibile, ordinai immediatamente la Enciliada, un piatto tipico della tradizione culinaria messicana, è una tortilla ripiena arrotolata su stessa e condita con salsa chili. Dopo aver pranzato e pagato, mi diressi subito a Teotihuacan. Finalmente dopo quattro ore (comprese le pause) arrivai a destinazione, vidi quella maestosa piramide, era altissima e anche perfettamente intatta, appena arrivai di fronte, c’era una grande scalinata che portava fino alla cima della piramide. Iniziai a salire su quella scalinata colossale, mi mancava una gradinata alla cima, stavo perdendo tutte le speranze, quando all’improvviso al terzultimo gradino vidi una crepa dalla quale usciva un raggio di luce, era una crepa piccolissima, non so come ho fatto a notarla, ci misi un piede sopra e si aprì un buco sotto di me, il pavimento sottostante crollò, caddi in un buco, ero sommerso dalla luce, ero già a 100 metri sotto zero, all’improvviso mi trovai in un lago, le acque di quel lago erano calde, in quel momento ero sereno, tutte le mie ferite erano state curate da quelle acque; in quel momento mi sentivo beato ed a un certo punto scorsi una porta d’oro, quella porta era piena di pietre preziose, gemme di tutti i colori, smeraldi e diamanti. Aprì quella porta e venni travolto da un fascio di luce, era il Paradiso, entrai in quella porta, il Paradiso aveva case fatte di dolci e zucchero filato. Appena entrato arrivò un cameriere con la faccia di cioccolato e gli occhi di caramella all’arancia e i vestiti erano fatti di zucchero filato, lui aveva un cesto di churros, pieni di nutella, in mano e disse:< ne desidera qualcuno signor Pierrè?>. Io accettai volentieri perché era il mio dolce preferito e appena lui se ne andò io me li ero già mangiati tutti. All’improvviso vidi arrivare la stessa vecchietta della libreria e rimasi molto sorpreso e le chiesi cosa ci facesse lì. Lei rispose che in verità era morta da secoli, era la madre del suo trisnonno. < ti sono venuta a soccorrere perché i tuoi familiari ti volevano abbracciare l’ultima volta>. Io mi stavo commuovendo quando lei mi prese per mano e mi portò con sé. Mi accorsi che lei era una sagoma bianca e trasparente, sembrava un’anima beata, attraversammo un campo fiorito di girasoli parlanti che fischiavano e cantavano canzoni messicane. Questi fiori erano di tutti i colori e dimensioni, c’era un fiore gigante attorcigliato a un altro e insieme formavano una scala a chiocciola che portava nella piazza dei beati. Era circondata da case colossali con angoli e tetti placcati d’oro. L’attico di queste case era di zucchero filato e i mobili d’argento. Al centro della piazza c’era una maestosa fontana la cui acqua veniva sprigionata da due delfini dorati. A quel punto, chiesi alla mia guida dove stavano i miei genitori e lei mi rispose che si trovavano nella zona più remota del Paradiso: il Paradiso celeste dove ogni anima desidera andarci, però solo chi ha conseguito del bene per aiutare il prossimo, potrà toccare quelle terre. Dopo molte ore di cammino, arrivammo nel Paradiso Celeste: il cielo immenso era abitato da stelle e nove, invece degli asteroidi c’erano pepite d’oro giganti, in mezzo c’erano sei isole, tra le quali una era della mia famiglia e lì c’era una grande villa. La mia guida mi indicò un ponte fatto di mattoni di pietra levigata che conduceva all’isola della mia famiglia. Arrivato lì, bussai al campanello di un grande cancello di argento, esso si aprì, improvvisamente vidi mia madre che corse subito ad abbracciarmi e immediatamente chiamò tutti i miei familiari ma purtroppo il tempo per stare lì era quasi scaduto, allora dissi che sarei voluto restare lì nei cieli, il mondo dei vivi non mi piaceva, lì non avevo nessuno ma mia madre mi disse una frase che fu significativa per me <Torna sulla terra, realizza i tuoi sogni e lascia un segno nella pietra che è la terra> e mi disse ancora <ricorda che noi tutti ti vorremo per sempre un mondo di bene!>. Ci abbracciammo tutti e alla fine scomparii. Alla fine da grande sono diventato un giudice penale, grazie all’aiuto che mi ha dato la mia famiglia che non c’era fisicamente ma dentro di me. E finalmente dopo un lungo periodo di lavoro sono riuscito a catturare i terroristi che uccisero la mia famiglia.

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Ed ora è il momento di votare!

Dopo esservi immersi nelle splendide storie scritte dai nostri ragazzi in gara, è arrivato il momento di dare il vostro contributo: le votazioni!
Ricordiamo che sono in gara solo le storie, non le copertine (realizzate dalla nostra redazione).

Potete votare una o più storie, scegliendo quelle che vi hanno emozionato, fatto riflettere o semplicemente vi sono piaciute di più.

Allora… cosa aspettate?
Leggete, emozionatevi e votate!

1ª Storia in gara:

Livia e Luna… amore per sempre!

di Marianna Iacono 8 anni, Scuola Primaria di Serrara Fontana

TOT. PUNTI 184

2ª Storia in gara:

Un legame fortissimo

di Angelica Sasso 9 anni, Scuola Primaria di Serrara Fontana

TOT. PUNTI 388

3ª Storia in gara:

Un mondo strano ma fantastico

di Giuseppe Castiello 11 anni, scuola Media di Barano

TOT. PUNTI 121

4ª Storia in gara:

Il ponte arcobaleno verso il nonno

di Maria Lauro 11 anni, scuola Media

TOT. PUNTI 82

5ª Storia in gara:

La vita e la morte, un viaggio goloso

di Chiara Castellano 10 anni, Settimo Circolo Giugliano “Salvatore di Giacomo”

TOT. PUNTI 682

6ª Storia in gara:

El segreto del Dìa de los muertos

di Ciro della Speranza 13 anni, Scuola Santa Caterina – Forio

TOT. PUNTI 635

Nota della redazione:
Le storie saranno valutate anche da una commissione interna alla redazione, che assegnerà un suo giudizio tecnico finale ai lavori ritenuti meritevoli.
La stessa commissione si riserva la facoltà di escludere eventuali storie qualora emergano irregolarità o comportamenti scorretti nelle votazioni.

Vinca il migliore!