Il ricordo dell’alluvione di Casamicciola del 26 novembre 2022: una testimonianza diretta
di Camillo Buono|
Domani ricorre un anniversario che Ischia non dimenticherà mai. Tre anni fa, il 26 novembre 2022, una tragica alluvione devastò Casamicciola Terme, portandosi via dodici vite innocenti. Tra loro, tre giovanissimi: ragazzi di 16, 11 e 6 anni e un neonato appena di 22 giorni. Un evento che ha segnato per sempre la nostra isola e chi, come me, l’ha vissuto in prima persona.
Erano circa le 5:30 di quella maledetta mattina quando il mio telefonino iniziò a ricevere una lunga serie di messaggi. Vista l’ora, non diedi peso a quei suoni e continuai a riposare, ignaro che quei messaggi avrebbero segnato per sempre i miei ricordi. Quella mattina infatti sarei dovuto essere di turno al lavoro presso la Guardia Costiera di Ischia.
Il continuo suono dei messaggi alla fine ebbe la meglio sulla mia curiosità. Aprii la chat, cercando di capire chi a quell’ora potesse riempire di messaggi il mio telefono. Da quel momento fu un turbinio di eventi che si susseguirono senza tempo. Dalle immagini che con gli occhi ancora dormienti riuscii a vedere, capii subito che si stava palesando una giornata tragica e difficile.
Svegliai mia moglie e mia figlia piccola. Dissi loro che a Casamicciola era successa una frana e che dovevo prepararmi un equipaggiamento adatto per affrontare la giornata. Mi vestii, le salutai, mi misi in macchina. Ciò che vidi da Serrara verso Ischia Porto fu solo pioggia: una pioggia forte, intensa, grigia, che a tratti mi impediva persino la visibilità. Quando arrivai al porto la situazione non era delle migliori. Sembrava che l’acqua non ne volesse sapere di smettere di piovere dal cielo.
Da quel momento trascorsero lunghe, interminabili giornate nel fango di Casamicciola, a Piazzale dell’Ancora, proprio sull’incrocio di via Monte della Misericordia. Il mio ricordo più vivido è quello del fango che per ore, per giorni, veniva spalato dai mezzi meccanici senza sosta. Non so quantificarne le tonnellate, ma per me sembrava interminabile.
Quel fango l’ho avuto addosso per giorni, per mesi. E oggi, a distanza di tre anni, in questa giornata me lo sento ancora addosso. Come il dolore di chi ha perso le persone care, gli amici, la casa, il paese e con essi la propria anima.
Oggi Casamicciola sta cancellando i segni visibili di quel triste evento. È vero, ci sono tanti cantieri e il paese è pulito dal fango. Ma per chi come me ha vissuto quei giorni, quelle strade e quei luoghi – di cui conservo ricordi che risalgono alla mia adolescenza – restano dentro, ogni 26 novembre. E penso che, al di là di ogni commemorazione ufficiale, chi come me l’ha vissuta da vicino, porteremo questo segno per tutta la vita.
Il fango, quello vero, l’ho tolto dai vestiti. Ma c’è un altro fango che non se ne va. Quello che resta nell’anima. Quello che si mescola al ricordo delle dodici vite spezzate, dei sorrisi che non ci sono più, delle voci che si sono spente sotto una colata di terra e detriti di paura.
Ogni 26 novembre torno con la mente a quelle strade, a quel paesaggio trasformato in un incubo. E mentre Casamicciola rinasce – e deve rinascere, per onorare chi non c’è più – so che una parte di noi resterà per sempre in quelle ore interminabili, in quel fango che ha cambiato per sempre l’isola e le nostre vite.
Oggi commemoriamo. Ma soprattutto, oggi non dimentichiamo. Perché dimenticare sarebbe tradire chi quella mattina ha perso tutto, compresa la vita stessa.
Il fango è stato lavato via dalle strade. Ma dalla memoria e dal cuore di chi c’era, non se ne andrà mai.













