di Camillo Buono|
Questa domenica, davanti al mio caffè fumante, mi ritrovo a riflettere su questo periodo di transizione che ci accompagna verso uno dei momenti più importanti per la cristianità: la nascita di Gesù.
Quel bambino venuto al mondo in una notte silenziosa, in una mangiatoia umile, lontano dai riflettori, dai negozi illuminati, dai conti da chiudere a fine anno. Una storia semplice e gigantesca allo stesso tempo, che ha cambiato la traiettoria dell’umanità.
Eppure, guardandomi intorno, ho la sensazione che quella traiettoria si sia spinta ben oltre la sua parabola originaria. Perché oggi quel momento sacro sembra essersi trasformato in un altro misero giro dell’economia e dell’apparenza.
È vero: i soldi possono rasserenare la mente, soprattutto in un periodo così complicato. Ma il Natale, per sua natura, non è nato per questo.
Il Natale è attesa, riflessione, famiglia, silenzio, gratitudine.
È la capacità — rara — di fermarsi.
Il problema è che ormai queste due dimensioni sembrano correre su binari paralleli che non si incontrano mai: da una parte la spiritualità, dall’altra la corsa all’apparire, agli acquisti, alle luci, ai timer di Instagram. E mentre una volta la magia cominciava l’8 dicembre, con i suoi riti lenti e affettuosi, oggi assistiamo alla “gara” a chi accende prima l’albero.
Di questo passo qualcuno finirà per sfoggiare il suo bell’abete il 15 agosto, magari sulla spiaggia di Citara, con una fetta di pandoro all’ombra dell’ombrellone. E non mi stupirei se al posto della capanna comparisse un gazebo da spiaggia, con tanto di selfie in costume… vestiti da pastorelli fuori stagione.
E allora, forse, in mezzo a tutta questa frenesia, vale la pena ricordarcelo:
la vera magia del Natale non ha bisogno di anticipi, countdown o decorazioni XXL.
Ha solo bisogno di essere accolta.
Con calma.
Con verità.
Con quella luce semplice che scalda senza abbagliare.
E così, questa domenica vi lascio questa riflessione davanti a un buon caffè aspettando insieme la magia del Natale, senza fretta.

