Il Caffè della Domenica: un Natale isolano… così così

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di Camillo Buono|

Stamattina l’odore del caffè è bello forte. Entra nelle narici e mi sveglia per davvero.
Ed è proprio in questo risveglio lento che mi ritrovo a riflettere.

Siamo ormai agli sgoccioli di queste festività natalizie – Epifania compresa – e, come sempre accade, arriva il momento di tirare le somme.
Somme che, questa volta, non sono personali. Riguardano l’isola. Tutta.
Il suo indotto, la sua economia, la sua capacità di attrarre e di far girare qualcosa.
Non tanto cosa è stato fatto, ma soprattutto se tutto ciò che è stato realizzato sia davvero servito a qualcosa.

Partiamo dagli eventi.
Tra Ischia, Casamicciola, Serrara Fontana e Forio l’isola, nel complesso, ha fatto sentire la sua eco.
Brunch, appuntamenti, iniziative di vario tipo: alcune con un seguito anche importante, altre più in sordina.
Ma l’impressione generale è che, ormai, per i giovani – o per chi ama la cosiddetta movida – tutto questo non basti più.

Sembra che il semplice evento non abbia più attrattiva.
Che serva sempre “altro”. Un diversivo, qualcosa che vada oltre il programma scritto.
Un po’ come è accaduto a Forio durante il brunch: senza quel qualcosa in più…

Eppure parliamo di eventi che rappresentano un investimento importante di soldi pubblici.
Soldi che, in teoria, dovrebbero produrre un ritorno economico sul territorio.
Ma anche qui, a conti fatti, questo ritorno sembra non tornare.

Mi sposto allora a Ischia, sul corso, tra Via Roma e Corso Vittoria Colonna.
Un tempo vera fucina della movida isolana: negozi pieni, localini affollati, by night, gente che passeggiava, si fermava, guardava vetrine curate e luminose.
Oggi, invece, la sensazione è quella di un vuoto difficile da ignorare.
Meno persone, meno luci, tante saracinesche abbassate.
E con loro, anche quelle belle vetrine sembrano essere sparite.

Sul versante montano, tra Barano d’Ischia e Serrara Fontana, la strada è diversa.
Qui si punta sul locale, sugli eventi per famiglie e bambini.
Iniziative che tengono vivo il territorio e che, durante le chiusure scolastiche, diventano anche un aiuto concreto per genitori e mamme.
Meno clamore, forse, ma più senso di comunità. E soprattutto soldi pubblici spesi con un riscontro diretto per i cittadini.

E poi non posso non tornare a Forio, alla vicenda dell’albergatore e dei suoi clienti finita su tutta la stampa locale.
Anche in questo caso, l’impressione è che sia mancata una visione da entrambe le parti.
Perché è vero che chi fa turismo dovrebbe garantire determinati standard qualitativi, ma è altrettanto vero che, con i costi di oggi, con poco più di 25–30 euro non si compra nemmeno una pizza.
Difficile, quindi, aspettarsi un cenone a base di caviale e champagne.

Racconto tutto questo perché è, in fondo, lo specchio di questo Natale sull’isola.
Un Natale che è passato ma che, al netto di qualche eccezione, non sembra aver portato grandi profitti generalizzati, né grandi novità, né vere attrazioni capaci di lasciare il segno.
Un Natale ripetitivo sotto alcuni aspetti e scarno sotto altri.

Forse è vero: nemmeno la gente – e soprattutto i giovani – sanno più davvero cosa vogliono.
Ma, di fatto, il vero boom non c’è stato.

E così ci avviamo verso un nuovo anno con tanti dubbi, molte incertezze e una speranza che resta forte:
che l’indotto turistico, commerciale ed economico dell’isola possa presto ripartire.
Con un supporto più concreto delle amministrazioni locali.
Con eventi capaci di innovare davvero l’attrattiva turistica dell’isola.
E con l’augurio che l’isola torni ad essere una meta ambita, che quelle saracinesche chiuse si rialzino e che i giovani tornino a vivere, davvero, le belle serate nelle piazze isolane non solo a Natale ma tutto l’anno!

Io, intanto, sorseggio con calma il mio caffè.

Buona Domenica!