Dopo il drammatico incendio nel locale “Le Constellation” a Crans-Montana, l’ingegnere Pietro Temante, esperto di sicurezza dei luoghi pubblici e prevenzione incendi, analizza cause, criticità e responsabilità che non possono più essere ignorate.
di Camillo Buono|
La tragedia avvenuta nella notte di Capodanno 2026 a Crans-Montana ha riportato drammaticamente al centro del dibattito un tema troppo spesso sottovalutato: la sicurezza nei luoghi di pubblico spettacolo. Locali affollati, materiali inadeguati, vie di fuga insufficienti e prevenzione trattata come un adempimento formale possono trasformare una serata di festa in un incubo irreversibile.
Per comprendere cosa può essere accaduto, quali errori si ripetono e soprattutto cosa andrebbe fatto per evitare simili tragedie, abbiamo rivolto alcune domande all’Ing. Pietro Temante, professionista con una consolidata esperienza in materia di sicurezza sul lavoro, prevenzione incendi e gestione dei rischi nei luoghi aperti al pubblico. Ne emerge un’analisi lucida, tecnica ma anche profondamente umana, che va oltre il singolo episodio e chiama tutti alle proprie responsabilità.
Ing. Temante quali potrebbero essere le cause dell’incendio al bar Le Constellation di Crans-Montana?
Queste notizie toccano il cuore, fanno malissimo. Siamo appena entrati nel 2026 e già ascoltiamo queste tremende notizie che poi toccano un settore a me così caro, quello della sicurezza nei luoghi di lavoro. Gli elementi preliminari indicano che il rogo si è sviluppato nella notte di Capodanno all’interno di un locale sotterraneo affollato durante una festa, provocando decine di decessi e oltre cento feriti. La causa è al momento in corso di indagine, ma l’ipotesi più plausibile, basata su quanto riportato dalla stampa nazionale ed internazionale, è che il fuoco sia stato innescato da “fountain candles / candele a fontana” poste su bottiglie di champagne, le cui scintille avrebbero raggiunto materiali combustibili presenti nel soffitto, facendo innescare l’incendio”.
Quindi, quali possono essere stati i principali fattori di propagazione?
Dalle foto che circolano nel web, il locale sembrava avere un soffitto rivestito con pannelli fonoassorbenti in schiuma acustica potenzialmente infiammabile. I materiali come acoustic foam a base di poliuretano o schiume sintetiche, spesso usati per motivi di insonorizzazione senza adeguata classificazione di resistenza al fuoco, possono alimentare e propagare un incendio rapidamente quando esposti a una fonte di calore. Le alte temperature, che hanno facilitato la rapida propagazione dell’incendio, probabilmente sono state facilitate sia dalla presenza di pannelli in schiuma sul soffitto che dall’impianto di ricambio d’aria prossimo alla zona di innesco dell’incendio.
Esistono materiali acustici ignifughi e gli arredi come devono essere?
Certo, esistono pannelli fonoassorbenti autoestinguenti e/o con una importante resistenza al fuoco, denominati informalmente come ignifughi. È importante anche come avviene la posa in opera degli stessi. Immaginate se si usano pannelli fonoassorbenti ignifughi ma incollati con collanti spray infiammabili, poi non si ha più la stessa efficacia. In molti casi, con un carico di incendio alto bisogna proteggere le strutture lignee con idonei materiali e/o vernici ignifughe. Arredi e tendaggi devono essere trattati e/o realizzati per resistere al fuoco, in modo da ridurre la propagazione delle fiamme e il rischio di incendio nei locali pubblici o privati, rispettando le norme di reazione al fuoco.
Dal punto di vista della prevenzione incendi e della sicurezza dei locali aperti al pubblico, quali sono i principali profili critici emersi?
Oltre alla resistenza al fuoco dei materiali utilizzati, giocano un ruolo cruciale l’affollamento e le vie di esodo e di uscita. La presenza di una sola via di fuga verticale come da alcune testimonianze, laddove accertata, costituisce un elemento di rischio inaccettabile quando la capienza supera poche decine di persone. Le norme tecniche antincendio richiedono almeno due uscite indipendenti, con limitazioni nell’affollamento, con percorsi di emergenza separati per garantire evacuazioni più sicure. Non sono a conoscenza delle norme tecniche svizzere in materia antincendio, ma non penso che possano prevedere qualcosa di così pericoloso. Poi, l’affollamento del locale deve essere proporzionale alle vie di fuga (numero e larghezza), nonché alla superficie del locale ed alla presenza di arredi, tavoli e sedie. Inoltre, va sempre rispettato l’affollamento massimo previsto dalle norme e dalle eventuali autorizzazioni ottenute.
Quindi non solo fuoco, ma sta emergendo anche un tema legato alle uscite di emergenza e alla capienza del locale. Può approfondire?
Sì. Nei locali di pubblico spettacolo con capienza superiore a certe soglie, le vie di esodo devono essere multiple, separate e dimensionate in base alla portata di evacuazione. Testimonianze indicano che nel locale era presente una singola scala stretta verso l’esterno, il che, in condizioni di fumo denso e panico collettivo, può rapidamente diventare un “collo di bottiglia” mortale, ostacolando la fuga e aumentando i tempi di esposizione a fumi e calore. Questa è una criticità che, se confermata, sarebbe in palese contrasto con i principi base delle normative antincendio.
Non si vedono immagini di personale antincendio che utilizza gli estintori per spegnere l’incendio. Cosa ne pensa?
Mi auguro che fossero presenti sia gli estintori che gli addetti antincendio, in caso contrario è gravissimo. Un locale di pubblico spettacolo, anche se temporaneo, deve garantire un idoneo numero di presidi antincendio (estintori, naspi e/o idranti se previsti) e di addetti antincendio. In Italia, nei locali di pubblico spettacolo con più di cento persone sono obbligatori addetti che abbiano l’esame di idoneità tecnica presso il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco. Inoltre, va garantita l’idonea segnaletica di sicurezza e tutte quelle misure che vanno progettate e garantite preliminarmente. Fare pubblico spettacolo non è un gioco. Quando in un locale sono presenti così tante persone, bisogna preoccuparsi di molti aspetti. Le norme esistono e vanno rispettate.
Dietro i numeri ci sono soprattutto ragazzi, famiglie spezzate, vite che non torneranno. Da tecnico, ma anche da cittadino, come si può leggere questa tragedia sul piano umano ed etico?
È impossibile affrontare una tragedia di questo tipo restando confinati alla sola dimensione tecnica. Qui parliamo di giovani persone che erano uscite per festeggiare, di famiglie che hanno affidato i propri figli a un luogo che avrebbe dovuto essere sicuro e che oggi vivono un dolore che nessuna perizia potrà mai riparare.
La tragedia non è una fatalità, ma il risultato di trascuratezza e compromessi nella prevenzione che non vanno mai bene. Vittime innocenti mostrano che la sicurezza nei luoghi pubblici non può affidarsi alla fortuna. Ogni incidente dovrebbe diventare monito concreto per migliorare gestione e controllo, proteggendo responsabilmente chi vi accede. Ci vuole presa di coscienza collettiva e un impegno etico a garantire sicurezza massima, da parte di tutti, dalla politica, agli organi di vigilanza ed infine dai tecnici che devono saper dire di no ed essere il più precisi e pignoli possibile.
È fondamentale prevenire attivamente, educare chi lavora nel settore e assicurare controlli efficaci, perché gli incidenti vanno evitati, non puniti a posteriori.
Quella di Crans-Montana non è solo una tragedia da archiviare tra le cronache nere di inizio anno, ma un richiamo forte e inequivocabile alla responsabilità collettiva. Le parole dell’Ing. Temante ricordano che la sicurezza non è un’opzione, né un costo da ridurre, ma un dovere etico prima ancora che normativo.
Ogni locale aperto al pubblico, ogni evento, ogni autorizzazione concessa porta con sé una responsabilità enorme: quella di proteggere le vite umane. Perché la prevenzione non deve intervenire dopo, ma prima. Sempre.


