di Luigi Schiano|
L’Epifania, come tradizione, chiude il tempo delle feste natalizie e viene salutata con tristezza perché segna la fine delle grandi celebrazioni del Natale.
Epifania vuol dire manifestazione: nel giorno dell’Epifania si ricorda la manifestazione di Nostro Signore Gesù Cristo ai Re Magi, che rappresentano “le genti”, i popoli.
Alla figura dei Re Magi, da secoli, viene accostata la figura leggendaria della Befana, una vecchina che con una scopa consumata distribuisce i regali ai bimbi buoni e il carbone ai discoli. Oggi la Befana si è “modernizzata” e distribuisce a grandi e piccini calzette gustose di cioccolato e caramelle di ogni genere, videogiochi, libri di ogni varietà e giocattoli sofisticati.
Ma ai tempi dei nostri antenati non era così. Nelle case, la sera del 5 gennaio, vigilia dell’Epifania, i bambini speranzosi appendevano i calzini sulle sponde del letto. La sera, la vecchina impersonificata nei genitori riempiva le calzette con un piccolo Bambinello di zucchero, rappresentante il Divino Bambino, noci, nocciole e fichi secchi. Erano sconosciuti, e forse solo desiderati, dolciumi di ogni genere come cioccolate, torroni e altre specialità odierne.
I bambini più fortunati si accontentavano del “bombolone”, un pezzo di biscotto tipo wafer dello spessore del torrone.
Ai ragazzi discoli non era concesso nemmeno un fico secco, ma le calzette venivano riempite con la cenere del braciere e qualche pezzo di carbone.
Era questa l’ultima festa che rallegrava i cuori dei bambini prima dell’inizio della scuola e della vita ordinaria.
I bambini erano felici con poco, cosa che oggi non accade, poiché nel tempo del benessere ci si deve sforzare per creare “stupore” nel dono ai bambini.
È un vero peccato che lo stupore sia scomparso e che l’epoca moderna sia sempre meno empatica e molto digitalizzata. Facciamo rinascere il magico stupore nel cuore di ogni bambino, evitando il troppo uso degli strumenti digitali.
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