Emergenza rifiuti sull’isola: il sistema va in crisi e si cercano soluzioni urgenti

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Trasporti bloccati, un solo vettore e il rischio concreto di una nuova emergenza sanitaria. I Comuni chiedono aiuto alle istituzioni.

di Camillo Buono|
Ritorna puntuale, come le stagioni, l’emergenza rifiuti sull’isola d’Ischia. E con essa tornano le riunioni, i tavoli urgenti e le richieste di intervento per provare a venire a capo di un problema che ciclicamente mette in ginocchio il sistema di gestione dei rifiuti isolano.

È di appena qualche giorno fa la notizia della chiusura “temporanea” del Centro di Raccolta rifiuti nel nostro Comune, causata dall’impossibilità di trasferire i rifiuti sulla terraferma. Un episodio che, a ben vedere non riguarda solo casa nostra: mal comune, mezzo gaudio, verrebbe da dire.

Questa mattina, infatti, tutti e sei i Comuni dell’isola hanno chiesto un incontro urgente con Prefettura, Questura, Ufficio Circondariale Marittimo di Ischia e Regione Campania, con l’obiettivo di individuare una soluzione rapida prima che l’attuale criticità logistica si trasformi in una vera e propria emergenza sanitaria.

Il nodo centrale: un solo vettore per i rifiuti

Il nocciolo della questione è tanto semplice quanto fragile: l’intero sistema di trasporto dei rifiuti dipende da un unico vettore dedicato. Tra condizioni meteomarine avverse e corse saltate per “lavori di manutenzione”, basta poco per mandare in crisi lo stoccaggio e il trasferimento dei rifiuti verso la terraferma.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: esiste una nave alternativa?
C’è chi sostiene che dovrebbe farsi carico del problema lo stesso vettore, ovvero Tra.Spe.Mar; chi chiama in causa le società partecipate o quelle che gestiscono il servizio RSU; e chi, infine, punta il dito sui Comuni, che per immagine, decoro urbano, sanità pubblica e reputazione istituzionale non possono permettersi di lasciare i rifiuti abbandonati per strada.

Il risultato è una situazione in cui ognuno è chiamato a fare la propria parte, ma non senza contraddizioni e rimpalli di responsabilità.

Una soluzione c’è, ma non basta

Ma in tutto questo c’è un elemento spesso dimenticato nel dibattito pubblico: esiste un’ordinanza della Guardia Costiera che consente, in via subordinata, l’imbarco dei rifiuti differenziati sulle navi passeggeri.

Carta, cartone, vetro e plastica potrebbero quindi essere smaltiti regolarmente utilizzando le normali corse di linea. Perché questo “escamotage”, se così vogliamo chiamarlo, viene spesso dimenticato o lasciato sullo sfondo del dibattito? In questo scenario resterebbero fuori soltanto il secco indifferenziato e l’umido.

Ed è qui che entra in gioco un’altra ipotesi: troviamo un nuovo armatore. Una soluzione che, però, si scontra subito con la realtà. Un eventuale vettore alternativo chiede certezze, soprattutto contrattuali. Certezze che metterebbero amministrazioni e società di gestione dei rifiuti davanti a un bivio netto: continuare con Tra.Spe.Mar. che svolge un servizio senza contratto vincoante con le parti, oppure affidarsi a un altro armatore non in modo temporaneo, ma definitivo, attraverso un contratto vincolante.

Una scelta che non tutte le amministrazioni sembrano pronte – o in grado – di voler sostenere.

Tra contratti privati e richieste “dall’alto”

Nel frattempo, dai territori arriva la richiesta di un intervento “dall’alto”, quasi come una manna dal cielo, da parte di Prefettura e Questura. Ma il paradosso è evidente: in molti casi il problema non è di natura amministrativa pubblica, bensì contrattuale, e riguarda rapporti tra soggetti privati, ovvero gestori RSU e armatori.

C’è altro sotto? Difficile dirlo.
Quel che è certo è che alcune dinamiche sembrano ripetersi sempre uguali, anno dopo anno.

La speranza è che Tra.Spe.Mar riesca a riprendere le corse quanto prima. In caso contrario, l’isola rischia di ritrovarsi a vivere l’ennesima stagione di emergenza rifiuti, con tutte le conseguenze che questo comporta per cittadini, ambiente e immagine del territorio.