Il Caffè della Domenica: quando lo Stato passa di qui

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di Camillo Buono|

Questa domenica, davanti al mio caffè del mattino, è impossibile non fermarsi a pensare a un passaggio di testimone che riguarda da vicino l’anima di Ischia.

L’Onorevole Giovanni Legnini, si proprio lui, oramai lascerà l’isola e il suo incarico dopo quasi quattro anni di lavoro incessante. Era febbraio 2022 quando veniva nominato Commissario per l’emergenza sisma del 2017. Pochi mesi dopo, nel dicembre dello stesso anno, arrivava anche la nomina a Commissario per il gravissimo evento franoso che colpì Ischia nelle prime ore del 26 novembre 2022.

Due ferite profonde. Due eventi che hanno cambiato per sempre la percezione e la serenità dell’isola, non solo nel racconto esterno ma, soprattutto, dentro di noi. Da quel momento Ischia non è stata più la stessa. E forse non lo saremo mai più.

I commiati sono sempre difficili. E lo diventano ancora di più quando, guardandosi indietro, ci si rende conto di quanto una persona abbia dato a una comunità. In questi giorni sono arrivati messaggi di stima da ogni parte: dai sindaci, dalle istituzioni, dai cittadini. Un riconoscimento diffuso, sincero, che racconta meglio di tante parole cosa abbia rappresentato Giovanni Legnini per l’isola d’Ischia.

Legnini ha incarnato lo Stato. Quello con la “S” maiuscola. Lo Stato presente, concreto, che ascolta e interviene. Negli ultimi anni non c’è stato problema, grande o piccolo, che non potesse essere portato al suo tavolo. E quasi sempre, a quel tavolo, non si trovava solo disponibilità, ma anche soluzioni.

Ha fatto bene all’isola come uomo e come istituzione. E ciò che ha lasciato — e che lascerà ancora, attraverso decisioni già assunte prima della fine del suo incarico — continuerà a produrre effetti positivi per molti anni.

Se oggi Ischia è un’isola più sicura, lo si deve anche a lui. A una visione che non è stata solo burocratica, ma anche tecnica. Una visione lucida, a volte scomoda, che forse noi isolani, spesso impelagati tra interessi personali, paure e resistenze, non avremmo saputo vedere fino in fondo. E soprattutto non avremmo saputo realizzare.

Giovanni Legnini sarà raccontato a chi verrà dopo. A chi potrà vivere un’isola più sicura senza ricordare fino in fondo da dove siamo partiti. Ma c’è una cosa ancora più importante: dovrà essere ricordato perché quella sicurezza, quelle opere, quelle scelte dovranno essere manutenute, custodite, rispettate. Altrimenti il rischio è quello di vanificare tanto lavoro e tanto sacrificio.

Grazie, Onorevole.
Speriamo che Ischia sappia esserle riconoscente, oggi e domani.