Don Vincenzo Fiorentino: il parroco di Sant’Angelo per antonomasia. “Pastore poliedrico dal cuore aperto”

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di Luigi Schiano|

Martedì sera la comunità isolana, civile e religiosa, e in particolare quella di Serrara Fontana che dai monti si estende fino al mare, ha appreso con tristezza e sgomento del ritorno a Dio, alla veneranda età di 95 anni, di don Vincenzo Fiorentino, Canonico della Cattedrale, uno dei parroci che ha fatto la storia del Comune, in special modo del borgo marinaro di Sant’Angelo e Succhivo.

Don Vincenzo è stato guida spirituale per un tempo lunghissimo e da record: ben 58 anni, dal 1962 al 2020, ai quali va aggiunto il periodo in cui, già nel 1958, venne mandato come rettore della Chiesa di Santa Maria di Montevergine in Succhivo e successivamente come aiuto del secondo parroco di Sant’Angelo, don Luigi Trofa, di cara e venerata memoria.

Nativo di Panza, figlio di una numerosa famiglia, don Vincenzo fu ordinato sacerdote nella Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli il 10 luglio 1955. Ha ricoperto altri incarichi in diocesi, venendo nominato Canonico della Cattedrale nel 1995 ed economo della diocesi dal 1998 al 2008.

Di don Vincenzo Fiorentino mi ha sempre colpito la sua grande empatia: un vero “pastore comunicatore”. Alle tante folle di fedeli, specialmente durante le feste della Natività di Maria a Succhivo e di San Michele, don Vincenzo spiegava e “spezzava” la Parola di Dio con parole semplici, senza mai una parola di disprezzo o fuori luogo.

Aprì il suo cuore anche ai primi turisti che, dopo il boom economico, iniziarono a frequentare Sant’Angelo, facendosi prossimo soprattutto a quelli di lingua tedesca. Apprese la lingua e celebrava la Santa Messa in tedesco; per tutti i turisti la sua parola era sempre la stessa: “Grazie che siete venuti a Sant’Angelo”. Con quanti, provenienti da ogni parte del mondo, avrà intrecciato rapporti di amicizia? Basti pensare alla fila che si formava fuori dalla sacrestia, al termine della Santa Messa, anche solo per un semplice saluto.

È stato un sacerdote e parroco dinamico, che ha attraversato epoche di profondi mutamenti fino alla modernità attuale. Non si è mai fermato davanti alle difficoltà ma, con un temperamento tutto suo e quel sorriso inconfondibile, si è moltiplicato per il territorio: un territorio disomogeneo, fatto di discese e salite, con case dislocate in zone impervie. Don Vincenzo non ha mai fatto mancare la sua presenza, la sua cura pastorale e umana. Acquistò persino un carrello elettrico che lo agevolava nel raggiungere i suoi parrocchiani.

Il suo “coraggio” è stato di conforto per i tanti fedeli che hanno attraversato il suo ministero, dal fonte battesimale fino al commiato finale. Tre generazioni e mezzo hanno beneficiato di questo sacerdote, nel suo ministero benedetto da Dio per lunghezza e fecondità. Dal suo sacerdozio nacque anche la vocazione di don Cristoforo Di Scala, originario di Succhivo: una meteora di amore e dedizione alla Chiesa e soprattutto ai giovani, andato via troppo presto, circa quarant’anni fa. Don Vincenzo perse questo figlio nato dal suo parrocato, che ha sempre ricordato fino all’ultimo.

Il sacerdote fraterno

Un altro aspetto che merita di essere sottolineato è il suo profondo rapporto di fraternità con i confratelli sacerdoti, panzesi e non. Grande stima e reciproco affetto lo legavano al compianto don Angelo Iacono: hanno collaborato per quasi cinquant’anni, essendo parroci limitrofi, aiutandosi, consigliandosi e incoraggiandosi in un rapporto che andava ben oltre l’amicizia.

Don Vincenzo era sempre presente alle feste nelle varie contrade di Serrara e del Ciglio. Ogni anno, con la sua comunità, si recava in pellegrinaggio ai piedi del Santo Medico, Eremita e Martire San Ciro, nella Chiesa del Ciglio, ringraziandolo per la sua intercessione e affidando i più bisognosi di preghiera. Nel mese di luglio, in occasione della festività della Regina del Monte Carmelo, il 16 luglio, celebrava la Santa Messa solenne serale che precedeva l’incendio del campanile.

Il sacerdote missionario

Al termine del suo ministero di parroco, a 90 anni, lasciando ufficialmente la Parrocchia di Sant’Angelo nel 2021, don Vincenzo non si è ritirato a vita privata. Ha continuato a collaborare con i vari amministratori parrocchiali che si sono succeduti, celebrando nella Chiesa di Succhivo finché le forze glielo hanno permesso. Nel tempo di Natale e in tante altre occasioni scaldava il cuore di residenti e turisti con il suono di una piccola pianola: un’altra dote che lo caratterizzava.

Per i fedeli di Sant’Angelo e Succhivo è sempre stato il parroco per antonomasia. Quante feste per i tanti traguardi raggiunti, l’ultimo dei quali lo scorso luglio, con i suoi settanta anni di sacerdozio, un dono che pochissimi sacerdoti hanno la grazia e la fortuna di raggiungere. Il popolo di Sant’Angelo lo ha festeggiato con affetto e riconoscenza, in una splendida festa.

Caro don Vincenzo, fra centocinquant’anni ci rivedremo tutti in Paradiso. Chissà quante generazioni dovranno passare affinché svanisca il tuo ricordo di pastore buono, attento, discreto e operoso, che si è moltiplicato fino a 90 anni per le contrade di Sant’Angelo e Succhivo.
Non ci resta che innalzare al Sommo, Unico ed Eterno Sacerdote il nostro “Te Deum” di ringraziamento per la tua vita spesa fino all’ultimo per la salvezza delle anime. Ma al contempo nasce un’altra preghiera: manda, o Signore, tanti sacerdoti che, come don Vincenzo, in questi tempi difficili sappiano farsi prossimi al popolo nell’amore.