La giornata della memoria: per non dimenticare

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di Arianna Orlando|

Ogni anno, il 27 gennaio, ricorre la giornata della memoria per ricordare e celebrare l’arrivo delle truppe sovietiche nel campo di Auschwitz allorché queste ultime ne liberarono i pochi superstiti, le cui testimonianze svelarono per la prima volta gli orrori dell’Olocausto.

La legge 211 del 20 luglio 2000 recita che la Repubblica italiana, istituendo il giorno della memoria, riconosce il 27 gennaio come data ufficiale per ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia e la morte, nonché coloro che si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Questa occasione così importante (e le cerimonie, iniziative e incontri che ne derivano) ha lo scopo, come recita l’articolo sopracitato, di conservare nel futuro dell’Italia la memoria del tragico e oscuro periodo dell’Olocausto perché eventi simili non si ripetano più.

Siamo tuttora ben lontani dal credere che i motivi di odio e il livore tra le diverse società, i diversi paesi e le diverse spartizioni religiose non portino a nuove guerre, nuove battaglie e nuovi genocidi ma conserviamo indomita la speranza che, piuttosto che odio, si possano produrre occasioni di dialogo e cooperazione affinché il mondo, imparando dai suoi sbagli, diventi effettivamente il luogo ideale dove vivere. Diceva Primo Levi in una intervista del 1985. “l’umanità è minacciata nel suo complesso dai pericoli ben noti e anche in ogni singolo. Ognuno di noi oggi, in modo non molto diverso dai secoli passati, deve lottare personalmente per mantenersi uomo”.

Noi ben conosciamo la storia della Shoah e dell’Olocausto e conosciamo le testimonianze dei superstiti ma la domanda che sopraggiunge spontanea è la seguente: ne siamo eredi coraggiosi? Siamo anche noi dignitose fiaccole della memoria? La memoria ha esercitato su di noi il delicato e instancabile influsso del bene? Abbiamo ricordato di non dimenticare i nomi di alcuni che persero la vita o che furono imprigionati nella strage dell’Olocausto e per questo rendiamo tributo ad Anne, a Margot, a Edith, a Elisa, a Liliana, a Janine, a Khun, a Otto, ad Alberto, a Elie, a Eva e a molti altri cui chiediamo scusa se non li citiamo. Abbiamo ricordato, oltre alle terribili sofferenze dei prigionieri, le colpe e la disumanità dei loro custodi per non perdere di vista mai, nemmeno per un momento, cosa non essere e cosa non fare. Di certo però non abbiamo rendicontato le nostre esperienze e le nostre azioni e non abbiamo scoperto quando anche noi ci siamo comportati colpevolmente come gli aguzzini, offendendo ed emarginando il prossimo, o come gli indifferenti, quando abbiamo resistito dall’intervenire per frenare le ingiustizie.

Scriviamo per questo motivo per tutti un appello accorato per ricordare di restare umani anche quando sembra impossibile, anche quando le guerre di ogni giorno ci strappano via le speranze, anche quando le mode e i tempi che corrono ci insegnano a essere disumani e violenti. Ricordiamo che non solo la grande storia può ripetersi ma anche la piccola storia è soggetta alle ripetizioni. La piccola storia è nelle scuole, nelle classi, nelle chiede e negli altri luoghi di culto, nelle piazze, nelle amicizie o nelle inimicizie di ogni giorno ed è tra i grandi, i giovani e i bambini. Per questo bisogna essere costantemente vigili e costantemente attenti per non permettere più che un essere vivente si senta offeso o prevaricato per la sua natura.