di Camillo Buono|
Il Decano del clero isolano aveva 100 anni e 77 anni di sacerdozio
Don Camillo è salito al Cielo.
Ci ha lasciato in una giornata in cui anche il cielo, quasi in silenziosa partecipazione, sembra non voler smettere di piangere. Con la sua morte, l’isola d’Ischia perde il Decano dei sacerdoti isolani, Camillo D’Ambra, sacerdote di profonda fede, di instancabile umiltà e di cultura luminosa, che in 100 anni di vita e 77 di sacerdozio ha attraversato e custodito il cammino della Chiesa ischitana.
Era nato a Ischia il 4 novembre 1925. Ordinato sacerdote il 18 luglio 1948 nella Cattedrale di Ischia da Ernesto De Laurentiis, a soli 23 anni su dispensa, portava nel nome e nel cuore San Camillo de Lellis, celebrato proprio in quella data. Da quel giorno non ha mai smesso di servire l’altare con fedeltà, semplicità e dedizione assoluta.
Con i suoi 77 anni di ordinazione sacerdotale era diventato il Decano del clero isolano, un traguardo rarissimo, quasi unico nella storia della diocesi. Pochissimi sacerdoti nel mondo arrivano a 70 anni di sacerdozio; 77 rappresentano un record di fedeltà e di servizio che resterà inciso nella memoria della Chiesa di Ischia.
Canonico Penitenziere della Cattedrale, Cancelliere della Curia, Prefetto del Seminario di Ischia, Direttore dell’Archivio Diocesano dal 1984, Sacrista Maggiore della Chiesa dello Spirito Santo, componente del Consiglio Pastorale, della Commissione Liturgica-Pastorale e del Collegio dei Consultori, Cappellano d’Onore di Papa Giovanni Paolo II, Mons. D’Ambra è stato molto più di un sacerdote: è stato guida spirituale, studioso, ricercatore, storico attento e scrupoloso.
Allievo del grande Mons. Onofrio Buonocore, ha proseguito il lavoro culturale alla Biblioteca Antoniana, contribuendo con le sue pubblicazioni a ricostruire in modo certosino la storia antica dell’isola d’Ischia attraverso il ruolo della Chiesa e dei suoi vescovi. Uomo di preghiera intensa, recitava quotidianamente il breviario nella forma antica e custodiva una spiritualità sobria, lontana dalla mondanità, ancorata al Rosario e alla meditazione silenziosa.
Il Comune di Serrara Fontana, riconoscendo la grandezza umana e spirituale di Don Camillo, deliberò il 4 novembre 2011 il conferimento della cittadinanza onoraria con una motivazione che oggi risuona ancora più forte: “per essersi distinto come sacerdote di grandi virtù, al servizio disinteressato di tutti, e come uomo di profonda cultura che ha giovato alla crescita della comunità ischitana ricostruendone e studiandone la storia.” Un riconoscimento che sottolineava non solo il suo prestigio di studioso, ma soprattutto il suo instancabile impegno nel trasmettere amore per le proprie radici, per la cultura, per la memoria storica dell’isola.
In queste ore i social sono attraversati da centinaia di messaggi di cordoglio. Parole di affetto, gratitudine, riconoscenza. Per molti era il confessore, per altri il padre spirituale, per altri ancora il custode silenzioso della memoria isolana.
Il mio personale ricordo di Don Camillo non posso non associarlo alla mia giovinezza trascorsa tra la Cattedrale di Ischia Ponte e la Curia, ai suoi profondissimi discorsi insieme al compianto Mons. Massimiliano Lauro, per tutti Don Massimino e alla condivisione, se così si può dire, di festeggiare insieme il nostro San Camillo De Lellis di cui mi narrava spesso la vita e le opere. Momenti di vita indelebili, ricchi di sapere, di quella sapienza antica che oggi sembra sbiadirsi con il suo addio e che noi tutti abbiamo il compito di custodire e proteggere con la memoria e con la fede.
Con Don Camillo si chiude una pagina importante della storia ecclesiale isolana, ma resta viva l’eredità di un uomo che ha insegnato cosa significa essere sacerdote secondo il cuore di Dio, servitore mite e coraggioso del Vangelo, fedele dispensatore dei misteri.
Grazie Don Camillo.
Continua a vegliare la tua Chiesa e la tua Ischia da lassù.




