Don Camillo D’Ambra, uomo di Dio e della gente: un secolo di fede donato all’isola d’Ischia

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di Luigi Schiano|

Mons.Camillo D’Ambra
Perla e decano del Clero Isclano, umile Teoforo, Cittadino Onorario di Serrara Fontana, chiude al mondo i suoi grandi occhi cerulei per contemplare il volto di Dio, Sommo ed Eterno Sacerdote, nella Gerusalemme del Cielo.

L’undici febbraio, mentre la Chiesa onorava la Vergine Maria che a Lourdes era apparsa alla piccola Bernardetta l’11 febbraio 1858 ai piedi dei Pirenei in Francia, Don Camillo, alla venerata e benedetta età di 100 anni e 3 mesi, quale figlio e amante della Vergine Santa, chiudeva gli occhi alla scena di questo mondo, privando il popolo isclano della sua cura paterna, tornando a Dio. Da lì un tam tam di cordoglio riempiva le bacheche dei mezzi social; anche la pioggia battente e incessante si univa al pianto, alla commozione davanti a questo piccolo-grande ministro di Dio, che ha vissuto per tre quarti della sua esistenza, e precisamente 77 anni, da sacerdote.

Un sacerdote colto, dalla spiccata intelligenza, pieno di titoli, ma un solo titolo racchiude la sua essenza: Uomo di Dio e della gente. A Don Camillo tutti questi titoli non lo facevano esaltare o insuperbire; li accettava con quel grande rispetto e obbedienza che lo hanno contraddistinto. Al contrario, come un maestro fa con i suoi bambini, si è preso cura di ogni fedele, con quel sorriso che traspariva da quei grandi occhi celesti. Con quanta dolcezza e amore non si è mai rifiutato di confessare nessuno: è stato veramente quel Padre Misericordioso in attesa del figlio minore.

E oggi, al termine delle esequie e del saluto caloroso che il popolo isclano ha tributato a questo suo padre nella fede, mentre mi accingo a scrivere, vado a ritroso, commosso, nella mia memoria di bambino e adolescente. Vedo Don Camillo con la sua talare nel confessionale della nostra Chiesa parrocchiale di Fontana, con il breviario in mano, pregare le Ore o recitare il Santo Rosario, o con quel sorriso e quella parola gentile ad attendere i penitenti; sull’altare delle nostre Chiese ad offrire per il popolo fontanese il Santo Sacrificio con quel portamento e quella compostezza solenne; o in silenzio bisbigliare pregando nelle navate; vestirsi per celebrare la Santa Messa, indossando i sacri paramenti in un silenzio orante; accarezzare qualche gattino mostrando una grande tenerezza verso questi felini; confortare e consolare gli anziani di Villa Mercede.

Ho avuto l’onore, il privilegio di servire la Messa a Don Camillo tante volte, di ascoltare le sue omelie così semplici e altamente teologiche, di assistere alla celebrazione della sua Messa vissuta con zelo e ascesi. La sua padronanza del Messale Romano, della lingua latina e greca lo ha fatto spaziare verso mete trascendenziali. Questo è stato Don Camillo: ministro del Confessionale, dell’Eucarestia, amante della Madonna e del nostro Santo Concittadino e Patrono Giovan Giuseppe della Croce, di Santa Restituta Vergine e Martire Africana e del Venerabile Parroco di Casamicciola Don Giuseppe Morgera.

Noi abitanti di Serrara Fontana siamo stati fortunati a poter beneficiare della presenza e del ministero di Don Camillo in mezzo a noi per tanti anni, prima nella Congrega di Serrara e poi nella comunità parrocchiale di Fontana, poiché Don Camillo, in spirito di servizio, è stato sempre a disposizione dei parroci che avevano bisogno di aiuto. Lo scorso 4 novembre 2025 Don Camillo entrava negli annali della storia della Chiesa isclana, vedendo un sacerdote raggiungere il traguardo del centesimo anno di vita. Quanta commozione nel popolo isclano che, dai monti al mare, accorse per rendere grazie a Dio nella celebrazione del Divino Sacrificio. E le poche parole che Don Camillo pronunciò furono per lo più esaustive in un grande “grazie”: anche questa volta non parlavano le parole ma i suoi occhi.

Nato ad Ischia il 4 novembre 1925, già dall’inizio della sua vita sacerdotale ha potuto sperimentare, grazie alla sua spiccata intelligenza, la benevolenza del Signore. Venne ordinato il 18 luglio 1948 da Mons. Ernesto De Laurentis; per ordinarlo sacerdote però ci volle la dispensa, perché si accingeva a compiere 23 anni e i sacerdoti venivano ordinati dai 24 anni in su. Da lì Don Camillo è stato fedele ministro dell’altare, integerrimo. Tante sono le caratteristiche che hanno onorato la sua persona: padre misericordioso nel confessionale, di cui è stato Canonico Penitenziere della Cattedrale di Ischia; studioso, archivista e divulgatore della storia dell’isola di Ischia; uomo di preghiera che ha attraversato il secolo, ha vissuto epoche di guerre, di cambiamenti sociali ed ecclesiali, ma si è mantenuto fedele alla sua missione di seguire il Maestro Divino con la genuinità, l’umiltà, la discrezione e la gentilezza che lo hanno contraddistinto.

Sacerdote con e per il popolo, ha attirato la simpatia e la benevolenza, oso dire, di tutta l’isola. Migliaia e migliaia di persone sono accorse a lui per una parola di conforto, per un consiglio, per una delucidazione su qualche argomento storico e Don Camillo si è messo sempre a disposizione; si è fatto “piccolo” per il popolo, elargendo ad ognuno un pizzico della sua sapienza. È stato quel faro acceso, quella lampada piena di olio buono a cui tutti hanno potuto attingere. Seppur segnato dalla longevità degli anni, conservava una mente fresca e attiva, con quel suo sguardo vivo e quei begli occhi limpidi e cerulei.

Oggi tutta la comunità dell’isola di Ischia, civile e religiosa, lo piange commossa, ma con la certezza della fede che suggerisce che ha un altro nuovo “intercessore presso Dio”. In modo particolare noi cittadini di Serrara Fontana eleviamo a Dio il ringraziamento per questo uomo di Dio che ha offerto il suo sacerdozio anche in mezzo a noi, cittadino onorario di Serrara Fontana, che ha saputo farsi prossimo nell’amore a Dio e ai fratelli. “Ti rendo lode, Padre, Signore del Cielo e della Terra, perché hai tenuto queste cose nascoste ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”: in questo è stata la bravura di Don Camillo; nonostante la sua grande sapienza è riuscito a farsi piccolo al popolo nell’amore. Don Camillo, hai vinto perché ti sei fatto prossimo nell’amore, dal più piccolo al più grande.

Salga da Serrara Fontana e da tutta l’isola il commosso “Te Deum” di ringraziamento a Dio per la tua vita piena e per averci dato un ministro di Dio instancabile e innamorato del Vangelo, incarnato con la sua vita. La Madonna Regina della Mercede, di cui sei stato devoto, ti apra le porte come buona Mamma, come dicevi sempre parlando della Vergine Santa, per consegnarti al suo Divin Figlio Gesù e ti dia il premio riservato ai servi buoni del Vangelo. Con te un pezzo della Chiesa di Ischia che fu va via; fa’ che anche le giovani generazioni di sacerdoti della nostra Chiesa ti prendano come esempio e modello, non a parole ma con i fatti, per costruire nella nostra isola la nuova civiltà dell’amore.

Grazie Don Camillo. Salutaci tutti i nostri compaesani passati nella nuova Gerusalemme, che hai avuto modo di conoscere e curare spiritualmente e che ti consideravano, quasi con venerazione, “nu Sant in terra”.