di Camillo Buono|
Non è stato un semplice post. È stato un intervento articolato, diretto, capace di riaprire un tema che da anni attraversa il dibattito pubblico isolano senza mai trovare una sintesi definitiva.
A firmarlo è Roberto Monaco, giovane originario di Serrara Fontana, oggi ingegnere impegnato all’estero e protagonista di esperienze professionali di rilievo internazionale, con interventi anche in contesti legati alle Nazioni Unite. Una voce che arriva da fuori e precisamente dalla Danimarca dove Roberto risiede da diverso tempo, ma che resta profondamente legata all’isola.
Il punto di partenza del suo ragionamento è la polemica sorta attorno all’installazione di una targhetta dedicata a Lenin. Un dibattito che, secondo Monaco, rischia di ridursi a un confronto ideologico sterile tra destra e sinistra, incapace di incidere sui problemi reali del territorio.
Nel suo intervento, il giovane professionista pone una domanda che va oltre il caso specifico: cosa significa oggi definirsi di destra o di sinistra ad Ischia, se non si affrontano le questioni strutturali che condizionano lo sviluppo dell’isola?
Il cuore della riflessione è la frammentazione amministrativa. Sei comuni su un territorio di poco più di 46 chilometri quadrati, sei apparati burocratici distinti, sei uffici tecnici, sei regolamenti, sei sistemi informatici differenti. Una configurazione che, nella sua analisi, limita la possibilità di pianificare strategie di lungo periodo e di presentarsi con una voce unica nei contesti decisionali sovraordinati.
Monaco collega questa frammentazione a problematiche più ampie: la gestione del turismo, spesso indicato come “mal turismo”; l’emigrazione giovanile; la difficoltà ad attrarre investimenti di qualità; la mancanza di una pianificazione integrata in ambito energetico e ambientale.
In un’epoca in cui si parla di transizione ecologica, comunità energetiche, digitalizzazione dei servizi pubblici, interoperabilità dei sistemi amministrativi e semplificazione burocratica, la presenza di sei amministrazioni autonome rappresenterebbe, secondo la sua visione, un elemento di debolezza strutturale.
Il riferimento non è solo organizzativo ma anche politico. Un’isola di circa 60 mila abitanti, se unita, potrebbe avere – sostiene Monaco – un peso diverso ai tavoli regionali, nazionali ed europei, dove si decidono le risorse per infrastrutture, innovazione tecnologica, sostenibilità energetica e sviluppo territoriale.
Particolarmente significativo è il passaggio dedicato all’identità dell’“Isola Verde”. Un’espressione storica che, secondo Monaco, oggi dovrebbe tradursi in una strategia concreta: pianificazione energetica su scala isolana, investimenti nel fotovoltaico diffuso, creazione di comunità energetiche, coordinamento unitario nella gestione delle politiche ambientali.
Anche sul fronte della digitalizzazione il giovane ingegnere evidenzia una criticità: mentre in molti territori italiani i servizi si stanno orientando verso modelli integrati e piattaforme unificate, a Ischia cittadini e imprese si confrontano con sei portali differenti, sei regolamenti e sei procedure che spesso non comunicano tra loro.
Il Comune Unico viene indicato come possibile strumento – non come soluzione miracolosa – per superare tali limiti. “Non è la bacchetta magica”, osserva nel suo intervento, ma rappresenterebbe una base minima per costruire una governance coerente e una pianificazione condivisa.
Un altro elemento centrale della sua riflessione riguarda la partecipazione civica. Monaco parla di “passività cronica” nei confronti della politica e invita soprattutto le nuove generazioni a non lasciarsi assorbire da logiche ideologiche o da dinamiche di contrapposizione, ma a concentrarsi su proposte concrete e strutturali.
Il tema del Comune Unico non è nuovo nella storia recente dell’isola. In passato sono stati avviati comitati, raccolte firme e momenti di confronto pubblico. Tuttavia, il percorso non ha mai trovato un esito condiviso, rimanendo ciclicamente oggetto di discussione senza approdare a una decisione definitiva.
L’intervento di Roberto Monaco si inserisce dunque in un dibattito già esistente, ma lo rilancia con una prospettiva generazionale e con uno sguardo maturato in contesti internazionali. Non un attacco alla politica locale, quanto piuttosto un invito a spostare l’attenzione dalle polemiche simboliche alle scelte strategiche.
Al di là delle posizioni che ciascuno può assumere sul merito, il suo contributo riporta al centro una domanda cruciale: quale modello di governance e quale visione di sviluppo intende adottare Ischia per affrontare le sfide dei prossimi decenni?
Una domanda che riguarda amministratori, cittadini e soprattutto giovani. Perché il futuro dell’isola non si gioca nelle contrapposizioni ideologiche del momento, ma nella capacità di costruire una strategia condivisa, capace di coniugare identità, innovazione e sostenibilità.

