di Camillo Buono|
Per un luogo circondato dal mare come Ischia, il bel tempo è voglia di vivere la natura che ci circonda, di muoversi con leggerezza, di sentirsi collegati al resto del mondo. Poco o nulla importa, nella quotidianità, se in qualunque momento si voglia raggiungere la terraferma: basta un aliscafo o una nave e, in poco più di un’ora, si ha la possibilità di arrivare sul continente. Ma questo equilibrio fragile si spezza quando il mare si agita e il vento soffia forte. In quei momenti ciò che appare semplice diventa difficile e, talvolta, impossibile.
Lo sanno bene coloro che, per lavoro, devono raggiungere l’isola o lasciarla quotidianamente: medici, infermieri, forze di polizia, personale della Guardia Costiera, insegnanti e tanti altri lavoratori impegnati nei servizi essenziali. Quando le corse marittime vengono sospese a causa delle avverse condizioni meteo, si innesca un meccanismo complesso e spesso logorante: turni che si allungano, cambi di servizio che saltano, personale costretto a rimanere sull’isola oltre il previsto, senza poter rientrare nelle proprie case. Una condizione che incide profondamente sulla qualità della vita dei lavoratori e che, allo stesso tempo, mette sotto pressione servizi di emergenza e di pubblica utilità, fondamentali per un territorio insulare.
È anche per questo che, negli ultimi anni, si è tornato a sottolineare con forza l’importanza di riconoscere le isole come zone disagiate, territori che in determinati periodi dell’anno – non solo durante l’inverno – subiscono in modo evidente le conseguenze della discontinuità territoriale. Un tema che non riguarda il privilegio, ma l’equità e la garanzia dei diritti fondamentali per cittadini e lavoratori.
Un passaggio decisivo in questa direzione è avvenuto nel 2022, con l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione italiana attraverso la modifica dell’articolo 119. La Repubblica riconosce le peculiarità delle isole e promuove misure volte a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità, in un’ottica di uguaglianza sostanziale sancita dall’articolo 3 della Carta costituzionale. Non si tratta di assistenzialismo, ma di riequilibrio sociale ed economico, di interventi mirati a contrastare gli effetti negativi della discontinuità territoriale che incidono su trasporti, sanità, mobilità, costi energetici e accesso ai servizi. Un principio che trova piena coerenza anche nel diritto europeo, in particolare nell’articolo 174 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che richiama la necessità di garantire coesione economica, sociale e territoriale alle regioni insulari.
In questo contesto si inserisce la recente nota del Sindacato Nazionale Marina – Segreteria Regionale Campania, che ha nuovamente posto l’attenzione sulla necessità di riconoscere le isole campane come sedi disagiate per il personale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera. Nella relazione, il Sindacato evidenzia criticità ormai strutturali: l’isolamento geografico delle isole minori campane, la frequente interruzione dei collegamenti marittimi per avverse condizioni meteo o per problemi legati alla vetustà del naviglio, la carenza di sedi logistiche idonee e salubri per il personale in servizio.
La richiesta appare ancora più significativa se si considera che, nel corso degli anni, altre amministrazioni dello Stato hanno già riconosciuto il disagio del servizio nelle isole campane. Il personale della sanità, della scuola, della giustizia, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza beneficia già di specifiche tutele e agevolazioni legate alla condizione di sede disagiata. Al contrario, il personale delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera continua a non vedersi riconosciuti benefici analoghi, fatta eccezione per limitati punteggi interni che, peraltro, risultano applicabili solo in casi molto specifici. Una disparità che si traduce nella mancata attribuzione di indennità economiche di disagio, di punteggi utili per concorsi e graduatorie interne e di limiti chiari alla permanenza massima nelle sedi insulari.
Il riconoscimento delle isole come aree disagiate non rappresenta dunque una rivendicazione di categoria, ma una questione di giustizia e di tutela dell’interesse pubblico. Garantire condizioni di lavoro adeguate a chi opera in territori complessi significa assicurare continuità, efficienza e qualità dei servizi essenziali per tutta la comunità isolana. Un tema che riguarda Ischia, Capri e Procida, ma che parla più in generale a tutte le isole italiane, oggi finalmente sostenuto da un principio costituzionale e da un chiaro orientamento europeo.

