di Luigi Schiano|
Oggi alle ore 18.00, nelle Chiese Parrocchiali di Fontana e Serrara, e alle 17.00 in San Michele Arcangelo in Sant’Angelo, le Sante Messe con l’imposizione delle Ceneri.
Nel rito romano il Mercoledì delle Ceneri dà inizio alla Quaresima, un periodo di quaranta giorni che precede la Pasqua e in cui siamo particolarmente invitati alla conversione mediante la penitenza, la riflessione e la preparazione interiore. Come per il Venerdì Santo, il Mercoledì delle Ceneri è considerato giorno di digiuno e astinenza dalle carni. Durante il rito delle Ceneri, il sacerdote cosparge il capo dei fedeli con le ceneri ottenute bruciando i rami d’ulivo benedetti la Domenica delle Palme dell’anno precedente.
Inizialmente questa antica prassi era riservata a coloro che facevano un cammino di penitenza per essere assolti dai loro peccati nella celebrazione del Giovedì Santo. Nelle prime comunità cristiane il sacramento della penitenza o riconciliazione era pubblico. Luca, per esempio, afferma che “molti di quelli che avevano abbracciato la fede confessavano in pubblico le loro pratiche magiche” (Atti 19,18). Mentre Giacomo esorta a “confessare i peccati gli uni agli altri e pregare gli uni per gli altri per essere guariti” (Giacomo 5,16). La presenza della comunità non serviva quindi a umiliare il penitente, ma a sostenerlo.
In seguito il rito delle Ceneri venne esteso a tutti i fedeli e collocato all’interno della Santa Messa. Le ceneri con cui ci si cosparge il capo hanno un duplice significato:
a) Segno della fragilità umana. Nella Bibbia l’uomo viene più volte paragonato a cenere e polvere: “Il Signore disse all’uomo: Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai” (Genesi 3,19). “Riprese Abramo e disse: Ecco che ricomincio a parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere” (Genesi 18,27). “Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere” (Ecclesiaste 3,20).
b) Segno di penitenza e di conversione. Nella Bibbia vediamo qualche esempio: “Per mezzo del profeta Giona, il Signore aveva minacciato di distruggere la città di Ninive. Allora i cittadini credettero e bandirono un digiuno, e tutti, dal più grande al più piccolo, vestirono di sacco. Anche il re, avendo saputo ciò, si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere, decretando anche un digiuno da cibo e acqua per uomini e animali, che questi vestissero di sacco e che invocassero Dio con tutte le forze, affinché ognuno si convertisse dalla propria condotta malvagia. Con ciò il re sperava che Dio avrebbe risparmiato lui e il suo popolo. Così fu. Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece” (Giona 3,1-10).
Nel Tempo della Quaresima ci viene proposto il Pio Esercizio della Via Crucis, diffuso nel XVIII secolo dal frate francescano San Leonardo da Porto Maurizio: questa narra l’ultimo lasso di tempo, schematizzato in XIV stazioni, che va dalla Condanna di Pilato alla Sepoltura di Nostro Signore.
Il Papa Leone XIV, nel suo primo messaggio per la Quaresima, con parole profonde ci suggerisce in che modo affrontare questo tempo, così dicendo: “Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace. (…) Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore.” (Leone XIV)
Buon cammino quaresimale a tutti. Disarmiamo il linguaggio!


