di Arianna Orlando|
La storia del piccolo Punch e del suo pupazzo ha letteralmente fatto il giro del mondo e ha commosso proprio tutti: si è registrato infatti un afflusso maggiore di visitatori allo zoo giapponese di Ichikawa, dove il piccolo macaco si trova tuttora. Proprio tutti vogliono conoscere Punch e vederlo da vicino.
Alla nascita, avvenuta nel luglio del 2025, Punch era davvero piccolissimo: pesava appena cinquecento grammi. Il dramma peggiore però è stato sicuramente un altro: a causa di un parto difficile e del caldo soffocante che ha peggiorato la situazione, la mamma di Punch non ha accettato il suo piccolo e lo ha abbandonato. Questa storia, se fosse stata scritta nella natura pura e incontaminata, avrebbe avuto un esito negativissimo per Punch: privo dell’affetto, della protezione e dell’educazione materna sarebbe certamente morto. Ma Punch, per “fortuna”, è nato in uno zoo e il personale, alla sua nascita, è stato ben felice di prendersene cura.
Protetto dalle cure umane, Punch non è cresciuto troppo lontano dagli odori e dai rumori di quelli della sua specie: tuttavia era troppo debole e vulnerabile e non ancora pronto per interagire attivamente con loro. Ma cosa fare con lo spasmodico bisogno di contatto che Punch evidentemente manifestava? I piccoli di macaco sono abituati per istinto ad aggrapparsi al corpo peloso della madre, da cui traggono calore e protezione. Come reagire quindi alla mancanza di tutto questo? Per Punch è stata ideata una soluzione semplice quanto mai essenziale: gli è stato regalato un pupazzo dell’Ikea a forma di scimmia, di colore arancione vistosissimo. Il piccolo ci si è aggrappato subito e lo ha eletto come “mamma surrogata”. Sono tenerissime le immagini di Punch e della sua mamma di peluche: lui la porta sempre con sé, dorme con lei, si accoccola nel suo grembo caldo, cerca conforto e solidarietà se ha paura, ristoro se ha sonno.
Se la storia di Punch ci sembra una storia d’amore perché il piccolo macaco ha dimostrato un bisogno che, in qualità di umani, siamo in grado di accogliere, comprendere e condividere, possiamo affermare con certezza che essa si configura anche come una storia di accettazione e riserve. Il piccolo Punch, infatti, non era ben visto dalla sua famiglia di macachi: veniva bullizzato e allontanato con aggressività e ferocia fino a quando, all’improvviso, qualcosa è cambiato. Alcuni del suo gruppo gli si sono avvicinati e hanno cominciato a interagire con lui: Punch, forse solo all’inizio un po’ intimorito e spaventato, ha accolto quei primi gesti di accettazione che si sono trasformati ben presto in segni veri e propri di amicizia. Finalmente, anche se da pochissimo, Punch è stato introdotto nel gruppo e adesso è un macaco veramente felice.
La storia di Punch ci insegna che l’amore e l’amicizia possono davvero fare la differenza nella vita di qualcuno e che nessuno, proprio nessuno, può crescere senza ricevere aiuto e protezione. Dobbiamo ricordare queste cose soprattutto quando la nostra arroganza prende il sopravvento e ci spinge a dare al mondo la versione peggiore di noi stessi. Possiamo sempre essere migliori e dare a qualcun altro il modo e il tempo di essere felice di stare al mondo. Con queste parole auguriamo a Punch una vita piena di amicizia e di amore, come ogni animale merita di riceverne nella vita: a profusione, in grande abbondanza e senza sosta.

