Gino Cecchettin a Sanremo: un messaggio per la libertà delle donne

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di Arianna Orlando|

Ecco cosa vogliamo che non passi in sordina: i nomi delle 301 donne uccise dal 2023 a oggi, comparsi sullo schermo alle spalle dei conduttori, circondati da un lungo silenzio e seguiti da un fragoroso applauso, nella serata finale di ieri-28 febbraio 2026-del Festival di Sanremo, sul palco più famoso d’Italia. Ecco cos’altro non vogliamo che venga fagocitato dall’oblio:la coraggiosa testimonianza di Gino Cecchettin, padre di Giulia Cecchettin, giovane ragazza uccisa nel novembre del 2023 dall’ex fidanzato Filippo Turetta.

Sul palco dell’Ariston, Gino Cecchettin è comparso come l’emblema di tanti genitori colpiti dalla tragedia della violenza e ha inneggiato la sua e nostra battaglia civile e culturale che sta portando avanti la Fondazione Giulia Cecchettin. Alla domanda “come si può affrontare un dolore così grande?”, quale è la perdita di un figlio, il signor Cecchettin risponde dicendo che questa sofferenza è quotidiana e che in un certo senso non si supera mai. Si sopravvive piuttosto con essa, che- diventata quasi una musica- accompagna ogni singolo giorno fino all’ultimo. A quel punto, dice Giulio Cecchettin, ci si trova di fronte a due possibilità: annichilirsi o trasformare il dolore in qualcosa di grande e lui, padre di una ragazza crudelmente uccisa, ha scelto questa seconda strada, tramite la quale il dolore-seminato in un campo deserto- fa germogliare fiori e piante virtuose. Questa scelta, così dura eppure così umana, prende ispirazione proprio da Giulia che aveva un animo altruista e un occhio di riguardo per le persone più fragili, e ha l’obiettivo di evitare anche solo a una famiglia il dolore che ho vissuto io.

Gino Cecchettin è stato accompagnato da un caloroso applauso che si è fermato solo quando è stato incalzato dalla domanda ” e come si riconosce la violenza?”. La violenza è infima, aggiungiamo noi perché questo Gino Cecchettin non l’ha detto. Lui ha spiegato solo che si riconosce perché avviene prima, comincia prima. Inizia quando scambiamo il controllo con l’amore, quando pensino che la gelosia sia necessaria alla nostra relazione, quando non educhiamo al rispetto, quando nei silenzi lasciamo passare le battute sessiste, quando usiamo violenza nelle nostre parole. E poi Gino Cecchettin si sofferma sulla cultura del prima, che per lungo tempo ha giustificato e moderato azioni e opinioni e si è dedicato, con la forza della voce, alla necessaria esposizione dei fatti che, senza cambiamenti, saranno solo un’inesausta raccolta degli stessi risultati. Cambieremo solo il nome delle ragazze uccise e non il numero, se non cambieremo a nostra volta il sistema culturale.

Il cambiamento del sistema culturale fa parte oggi di un dibattito acceso e attivo: cosa bisogna fare? Secondo Gino Cecchettin, innanzitutto, ci occorre fare educazione e quindi bisogna educare al rispetto, bisogna educare i bambini a riconoscere le emozioni e a gestirle, i ragazzi ad accettare ed elaborare i no, e gli adulti a non temere la libertà di una donna. Con immancabile commozione Gino Cecchettin dà a tutti noi un’incredibile lezione di dignità e di vita: finalmente abbiamo qualcosa in cui credere, qualcuno di tangibile per cui lottare.

Alle donne e alle ragazze, Gino Cecchettin dedica queste parole: vorrei che non si sentissero sole e vorrei dire loro che la libertà non è negoziabile. La responsabilità non è di chi subisce una violenza e chiedere rispetto non è chiedere troppo, è il minimo. Questa però, continua lui, non è una guerra agli uomini, è una guerra al maschilismo tossico che sta minando anche la nostra vita.

Bisogna imparare che l’amore è tutt’altro: non urla, non ferisce, non digrigna i denti, non brandisce armi, non fa male, lascia spazio, libera la vita.

Si sono susseguiti lunghi applausi durante l’intervento di questo padre ferito che ha reso la sua vulnerabilità un esempio potente per tutti noi. Voglia anche questo testo essere un ringraziamento al suo operato, al suo progetto di comunicazione affinché la comunicazione sia instancabile e sempre operosa.

Tra pochi giorni ricorrerà, come ogni anno, la festa delle donne: approfittiamone per riflettere su quanto accade ogni giorno, su quante violenze e femminicidi si susseguono indomitamente in un’onda di devasto che sembra senza argini e senza fine. Siamo noi, con la nostra comunicazione e con l’esempio di uomini forti come Gino Cecchettin, gli argini e limitiamo con la nostra azione quotidiana il dilagare della violenza. Saranno strappati fiori pomposi per l’8 marzo dalle loro piante madri: accettiamoli con gioia, senza dimenticare di preferire a essi parole di rispetto. E quando parliamo ai bambini, nelle nostre fiabe e favole, ricordiamo di aggiungere le storie di eroine quotidiane che nella routine del lavoro e della famiglia non sono indifferenti al dolore ma provano a spiegarlo con parole amare e liberatrici perché solo dal non-odio e dalla non-indifferenza derivano l’amore e la libertà.