di Camillo Buono|
La domenica mattina ha un rumore tutto suo. È un rumore lieve, fatto di tazzine appoggiate piano, di finestre socchiuse e di luce che entra senza fretta. Il caffè è qui davanti a me, ancora caldo, e negli occhi ho ancora le immagini della notte appena trascorsa.
Sì, perché ieri sera ho fatto tardi. Molto tardi. Seduto davanti alla televisione, con quella strana sensazione che ogni anno ritorna puntuale: l’attesa del verdetto finale del Festival di Sanremo.
Un’attesa che, nonostante tutto, riesce ancora a tenerci incollati allo schermo.
Da ben settantasei anni questa kermesse entra nelle case degli italiani, attraversa generazioni, cambia linguaggi, mode, volti, ma resta lì. Intatta nella sua essenza. È uno di quei rari momenti in cui l’Italia, con tutte le sue contraddizioni, riesce a fermarsi e a condividere qualcosa di leggero, di comune, di spensierato.
E poi quest’anno, diciamocelo, per noi aveva un sapore speciale.
La vittoria del nostro Sal Da Vinci con “Per Sempre si” è stata più di un successo musicale. È stata un’emozione collettiva. Un brano che è un inno all’unione, al matrimonio, alla promessa che resiste nel tempo. Una canzone che ha parlato al cuore, senza artifici, conquistando giuria e pubblico con la forza della semplicità e della verità.
C’è qualcosa di profondamente partenopeo in tutto questo. Un modo di raccontare l’amore che sa di famiglia, di radici, di legami che non si spezzano. E vederlo salire sul gradino più alto del podio è stato un momento di orgoglio sincero.
Ma non è finita qui.
Un’altra notizia che ci riguarda da vicino è stata la consegna simbolica delle chiavi del Festival 2027 a Stefano De Martino. Anche lui figlio della nostra terra. Anche lui capace di portare professionalità, simpatia e quel pizzico di Napoli che non è mai folclore, ma identità.
Immaginare il prossimo Sanremo raccontato con il suo stile fa sorridere già adesso.
E mentre le polemiche inevitabilmente scorrono, mentre qualcuno critica e qualcun altro esalta, resta una certezza: le canzoni continueranno a riempire le nostre giornate. Le sentiremo in radio, in macchina, nei bar, forse anche canticchiate distrattamente mentre prepariamo il pranzo della domenica.
Perché alla fine, nonostante tutto, “Sanremo è Sanremo”.
E adesso, mentre la radio comincia a trasmettere le prime note dei brani che ci accompagneranno per mesi, finisco il mio caffè.
Buona domenica.

