di Camillo Buono|
C’è un momento, la domenica mattina, in cui tutto sembra rallentare.
Il rumore del mondo si attenua, il tempo si dilata, e il caffè, caldo tra le mani, diventa quasi un compagno di riflessione.
È proprio in questo spazio sospeso che, oggi, il pensiero torna su un tema che ciclicamente riaffiora, soprattutto quando la nostra isola si trova ad affrontare difficoltà: il Comune unico.
Un’idea che divide, che accende discussioni, che entusiasma alcuni e ne spaventa altri.
Perché, in fondo, parlare di Comune unico significa toccare qualcosa di profondo: le abitudini, le appartenenze, quella “comfort zone” comunale a cui molti sono legati.
Eppure, a ben vedere, il punto non è se farlo o non farlo.
Il vero nodo è come arrivarci.
Non credo nelle rivoluzioni improvvise, nei cambiamenti calati dall’alto, nelle decisioni che arrivano dall’oggi al domani.
Credo invece in un percorso. In una costruzione lenta, concreta, quasi naturale.
Unire prima di tutto i servizi.
Migliorarne la qualità, renderli davvero efficienti, far sì che i cittadini tocchino con mano i benefici di una visione condivisa.
Poi, ancora più importante, lavorare sulla mentalità.
Coltivare nelle nuove generazioni una classe dirigente capace di sentirsi rappresentante non di un singolo Comune, ma dell’intera isola.
Perché è lì che nasce il cambiamento vero: nella testa e nel cuore di chi domani dovrà decidere.
Solo dopo, forse, arriverà il momento in cui non sarà più la politica a spingere, ma saranno le persone a chiedere, con naturalezza, senza paura:
Ischia Comune unico.
Forse quel giorno non è lontano.
Forse i tempi sono già maturi.
O forse serve ancora un po’ di strada.
Intanto, mentre finisco il mio caffè, una certezza resta.
Proprio come il fondo della tazzina che si svuota lentamente, anche questo pensiero si deposita con chiarezza:
Ischia, prima o poi, sarà una sola. Anche nella sua amministrazione.
Buona domenica.

