La Settimana Santa

Published by

on

La Settimana delle Settimane, il Triduo Pasquale: l’apice dell’anno liturgico

di Luigi Schiano|

Con la Domenica delle Palme e della Passione del Signore, che commemora l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, in cui sono stati benedetti i ramoscelli di ulivo e di palma nel ricordo delle folle degli abitanti di Gerusalemme che tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada gridando “Osanna al Figlio di Davide!”, siamo introdotti nel mistero pasquale di Nostro Signore che, per dare compimento alla propria passione e risurrezione, entrò nella sua città, Gerusalemme.
Questa settimana è chiamata “Settimana delle settimane”. Nel mezzo della Settimana Santa viviamo il Triduo Pasquale, che è il cuore pulsante dell’anno liturgico, celebrando in tre giorni – venerdì, sabato e domenica – la passione, la morte e la risurrezione di Gesù.
Il Triduo inizia con la Messa “in Cena Domini” del Giovedì Santo e culmina nella Veglia Pasquale, la madre di tutte le veglie, e si chiude con i vespri della Domenica di Risurrezione.

Giovedì Santo: con il canto del Gloria si sentirà per l’ultima volta il suono delle campane.
Nel Giovedì Santo Gesù lava i piedi ai suoi apostoli: è un gesto di amore ed un esempio che lascia come testamento di parola e di esempio, come strumento di servizio e di comunione; è il linguaggio simbolico dell’unica realtà: l’amore del Padre in Cristo, l’amore in Cristo dei credenti.
Gesù dà se stesso in cibo: è il sacramento dell’amore con cui Cristo vuole assicurare ai suoi una presenza viva, intima, perenne, definitiva. Il suo donarsi nella morte diventa la fonte inesauribile della vita e il lasciarsi divorare e sconfiggere dagli uomini e dai loro peccati diventa motivo di salvezza per la comunione nel suo corpo e nel suo sangue.
Dal Giovedì Santo nasce il sacerdozio ministeriale.

Il sacerdozio nasce dall’Eucaristia: è il dono per l’unità in Cristo e il solenne mandato di perpetuare la sua presenza santificante tra gli uomini. Mentre egli sale al Padre, lascia nel mondo uomini che, scelti con un arcano disegno, diventino testimoni del suo indefettibile amore e continuatori della sua opera. I sacerdoti, altri Cristi in terra, continuano a spezzare il pane della vita per sfamare gli affamati del mondo, continuano ad assicurare il perdono ai peccatori, ad infondere la grazia e a spezzare la parola che nutre di certezze divine.

Venerdì Santo: la Chiesa non celebra l’Eucaristia per antichissima tradizione; “le campane sono legate” e al loro posto suonerà un antico strumento chiamato “taba taba” o troccola.
“Per le sue piaghe siamo stati guariti”. I profeti descrivono la figura del Servo del Signore mentre attua la sua missione di liberare il popolo oppresso dai peccati. È come un agnello innocente, carico dei delitti della sua gente, che si lascia condurre in silenzio al macello. Proprio dalla sua morte, liberamente accettata, sgorga la liberazione “per i molti”. Cristo crocifisso è il vero agnello immolato: con il suo sacrificio, offerto una volta per tutte, rende la suprema testimonianza al mondo dell’infinito amore del Padre che vuole ricreare, proprio per il sangue versato dal Figlio suo, la nuova ed eterna alleanza.

Una morte per la vita. È una passione gloriosa quella di Cristo: l’apparente sconfitta si rivolge in una prodigiosa vittoria sulla morte e sul peccato, diventa la fonte della vera vita.
Gesù stesso l’aveva predetto: “Quando sarò innalzato sulla Croce, attirerò tutti a me”. La Chiesa orante invoca Cristo crocifisso per tutte le necessità del mondo, prega particolarmente per l’unità dei cristiani perché la croce, ancora una volta, svela la drammaticità delle divisioni. “Si divisero le mie vesti, sulla mia tunica gettarono la sorte”.

“Guarderanno a colui che hanno trafitto”. Il rifiuto di un popolo riassume le ostilità, l’incredulità, l’avversione dell’uomo di ogni tempo nei confronti della verità, della giustizia, dei valori sacri ed inviolabili dati da Dio. Il gesto dell’adorazione della croce diventa l’umile riconoscimento delle proprie colpe e l’esplicita affermazione nella fede che Cristo, per la sua croce, ci ha redenti: il riconoscimento della sua regalità e l’impegno a vivere nell’obbedienza a Dio. Solo così la nostra adorazione porterà frutti salutari di conversione.

Sabato Santo – Veglia Pasquale
“Madre di tutte le veglie”: dopo 40 giorni canteremo l’Alleluia in modo nuovo, le campane suoneranno nuovamente.
“Rivivremo la Pasqua del Signore”. È una liturgia piena di segni efficaci e sacramentali quella che siamo invitati a celebrare in questa notte santa. I ricordi degli eventi diventano un vissuto nuovo, reale, pieno e coinvolgente. È la nostra Pasqua di oggi, di questa notte santa.

La liturgia della luce: il mondo delle tenebre è attraversato dalla Luce. Cristo risorto, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, illumina la vita del mondo, il cammino della storia, anche di quella più oscura e tenebrosa, si apre alla speranza per la veemente irruzione del divino nell’umano. La libertà dal male, dall’errore, diventa possibile e reale: è il dono del Risorto.

La liturgia della Parola: ci viene offerto un vero compendio della storia della Salvezza; è la vera teologia della storia, quella che ci coinvolge direttamente con Dio, che ci rivela il suo infinito amore, le sue grandi promesse, la sua indefettibile fedeltà, i suoi misteriosi progetti che culminano nella pienezza di Cristo, che viene a svelarci il più grande attributo divino: la sua infinita misericordia.

La liturgia battesimale: il popolo chiamato da Dio alla libertà deve passare attraverso un’acqua che distrugge, che purifica e rigenera. Come gli Israeliti nel Mar Rosso, anche Cristo passa attraverso il mare della morte e ne è uscito vittorioso. Le acque del battesimo inghiottono il mondo del peccato e rigenerano una creatura nuova. L’acqua, fecondata dallo Spirito, genera i figli di Dio: ha rigenerato tutti noi, facendoci un popolo santo. In questa notte tutta la Chiesa fa memoria del proprio Battesimo, ripetendo coralmente le promesse di fedeltà al Signore ed impegnandosi, particolarmente in vista dell’Anno Santo, ad un continuo processo di rinnovamento, di conversione e di rinascita.

La liturgia eucaristica: è il vertice di tutto il cammino quaresimale e della celebrazione della veglia. Rigenerati dal battesimo siamo ammessi al convito pasquale che corona la nuova condizione di libertà e la pienezza della nostra riconciliazione in Cristo. Partecipando alla mensa del corpo e del sangue del Signore, la Chiesa offre se stessa in sacrificio spirituale per essere sempre più inserita nella Pasqua di Cristo. Tutto quanto egli ha meritato per noi sulla croce, la sua e la nostra passione quotidiana, trovano la piena risoluzione nel perfetto sacrificio di Cristo, nell’intima comunione che ci unisce nella morte e ci conduce definitivamente alla vittoria della risurrezione.

Luce, Parola, Acqua, Convito: dentro questi simboli della celebrazione è possibile leggere il paradigma dell’esistenza cristiana nata dalla Pasqua; sono infatti le realtà costitutive e i punti di riferimento essenziali della vita nuova. Il cristiano è un portatore di Luce, perseverante nell’ascolto della Parola, sempre pronto a vivere le promesse battesimali per fondersi con Cristo nella comunione perfetta dell’Eucaristia.

Buon Triduo Pasquale di Passione, Morte e Risurrezione del Signore!
Viviamo con intensità e partecipazione queste celebrazioni, fondamentali per la vita spirituale di ogni cristiano.