Gli altari della Reposizione del Giovedì Santo manifestano la sacralità e l’importanza data alla Santissima Eucaristia.

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di Luigi Schiano|

L’altare della reposizione, chiamato impropriamente “Sepolcro“, è il luogo in cui viene riposta e conservata l’Eucaristia al termine della Messa vespertina del Giovedì Santo, la Messa nella Cena del Signore (Coena Domini).
La liturgia prevede che l’altare della reposizione non coincida con l’altare dove di consueto è riposto il SS. Sacramento, e sia posto in una navata laterale. È inoltre tradizione che nelle chiese l’altare della reposizione sia addobbato in modo solenne, con composizioni floreali o altri simboli, tra cui i semi di orzo e grano germogliati e lasciati crescere al buio per conservare il colore giallo che rimanda alla Santissima Eucaristia. Anticamente i fiori di campo, come le calle, le viole a ciocche selvatiche e altri fiori, adornavano questo luogo in omaggio all’Eucaristia, che viene conservata per permettere la Comunione nel giorno seguente, il Venerdì Santo, ai fedeli che partecipano alla celebrazione della Passione del Signore; infatti il Venerdì Santo non si offre il Sacrificio della Messa e dunque non si consacra l’Eucaristia.

Inoltre, la reposizione dell’Eucaristia si compie per invitare i fedeli all’adorazione nella sera del Giovedì Santo e nella notte tra Giovedì e Venerdì Santo, in ricordo dell’istituzione del sacramento dell’Eucaristia e nella meditazione sui misteri della Passione, soprattutto su quello dell’agonia nel Getsemani.

L’altare rimane allestito fino al pomeriggio del Venerdì Santo, quando, durante la celebrazione della Passione del Signore, l’Eucaristia viene distribuita ai fedeli; se le ostie consacrate non sono state consumate interamente, esse vengono conservate non in chiesa ma in un luogo appartato, e l’altare viene dismesso, per ricordare con austerità la morte di Gesù in croce, fino al giorno seguente, quando, durante la Veglia Pasquale, si celebra la risurrezione di Gesù.

Nella tradizione e nel linguaggio popolare gli altari della reposizione vengono comunemente chiamati “Sepolcri”, soprattutto nei centri dell’Italia meridionale, dove con il termine “andare a fare i sepolcri” si intende proprio visitare, a partire dalla sera del Giovedì, il sepolcro di Cristo addobbato. L’usanza è che ogni fedele visiti da cinque (quante sono le piaghe di Cristo) a sette (quanti sono i dolori della Madonna) di questi allestimenti in varie chiese, compiendo il cosiddetto giro “delle sette chiese” o “sepolcri”.

Tale terminologia è impropria, perché in essi viene riposta l’Eucaristia, ossia le ostie precedentemente consacrate, che la Chiesa cattolica adora e riconosce come il segno sacramentale di Gesù Cristo vivo e risorto. L’altare della reposizione non è un sepolcro che simboleggia la morte di Gesù, ma un luogo in cui adorare l’Eucaristia.