di Camillo Buono|

C’è un silenzio particolare, la domenica mattina.
Un silenzio che sa di caffè appena fatto, di pensieri lenti, di occhi che guardano fuori dalla finestra cercando risposte.

E questa settimana, quel silenzio ha il colore grigio della cenere.

Gli incendi che hanno colpito Serrara Fontana non sono solo ferite sul territorio. Sono segni profondi dentro una comunità che, ancora una volta, si è ritrovata a lottare contro qualcosa di più grande. Più subdolo. Più difficile da comprendere.

Perché il punto, oggi, non è solo cosa è successo.
Ma perché continua a succedere.

Davvero possiamo credere che tutto questo sia casuale?
Davvero possiamo pensare che sia solo una disattenzione, un errore, un gesto isolato?

È qui che nasce il dubbio.
Un dubbio amaro, che brucia quasi quanto il fuoco.

Negli ultimi tempi, questi episodi si stanno ripetendo con una frequenza che non può passare inosservata. E accadono spesso in zone impervie, difficili da raggiungere persino per i soccorritori. Luoghi dove non si arriva per caso. Dove non si passa distrattamente.

E allora è lecito fermarsi a riflettere.

Chi ha davvero interesse a incendiare queste terre?
Chi trae vantaggio da un territorio che brucia?
E soprattutto: a chi giova un’immagine ferita della nostra comunità?

C’è chi, troppo facilmente, punta il dito.
Contro i contadini. Contro i cacciatori.

Ma è davvero così semplice?

I contadini sono, da sempre, i custodi di questa terra.
La vivono, la lavorano, la proteggono. Certo, una disattenzione può capitare. Ma qui non parliamo di un episodio isolato. Parliamo di una sequenza, di qualcosa che sembra avere una logica… e forse anche una regia.

E i cacciatori?
Ha davvero senso immaginare che possano appiccare incendi in aree dove nemmeno loro riuscirebbero a operare?

Forse no.

E allora il dubbio resta.
Anzi, cresce.

Negli ultimi tempi si è parlato, quasi in sordina, di possibili nuove visioni per il territorio, come quella di un eventuale Parco naturale. Idee, scenari, ipotesi. Nulla di concreto, ma abbastanza per accendere discussioni.

E allora una domanda, forse scomoda, viene spontanea:
un territorio che appare fragile, e continuamente colpito da emergenze… può diventare terreno fertile per interessi diversi?
Può qualcuno essere tentato di esasperare una situazione per poi proporre soluzioni alternative da cui trarre vantaggi?

Sono solo interrogativi.
Ma ignorarli sarebbe ingenuo.

Così come è difficile non notare come, accanto alle fiamme, si accendano anche polemiche. Richieste di dimissioni, attacchi, prese di posizione che sembrano più legate a dinamiche politiche che alla reale tutela del territorio.

Eppure, agli occhi di tutti, chi oggi rappresenta questa comunità è spesso in prima linea nelle emergenze. Sul posto, tra la gente, nei momenti più difficili.

E allora viene da chiedersi:
stiamo davvero cercando soluzioni… o qualcuno sta semplicemente cercando visibilità?

Domande. Solo domande.
Perché accusare senza prove sarebbe ingiusto. Ma smettere di interrogarsi sarebbe ancora più pericoloso.

Quello che è certo è che ogni incendio non distrugge solo alberi e macchia mediterranea.
Distrugge fiducia.
Distrugge identità.
Distrugge l’immagine di una comunità che non merita tutto questo.

Serrara Fontana non è questo.
Non è fumo. Non è cenere. Non è sospetto.

Serrara Fontana è sacrificio, lavoro, appartenenza.
È gente che si rimbocca le maniche mentre il fuoco avanza.
È una comunità che non scappa, ma resiste.

E forse è proprio questo che dà fastidio.

Ci auguriamo che le indagini possano fare chiarezza.
Che venga fatta luce su ciò che oggi resta nell’ombra.

Perché la verità, a differenza del fuoco, non distrugge.
La verità libera.

E nel frattempo, una cosa possiamo dirla con certezza:

Serrara Fontana non ha bisogno di essere difesa da qualcuno.
Ha bisogno solo di essere amata.

Così com’è.

Lascia un commento

In voga