a cura di Antonietta Manzi|
In queste ore il mondo guarda con un misto di speranza e diffidenza alla ipotesi di cessate il fuoco da parte di Israele, sostenuta dall’intermediazione degli Stati Uniti. Paola Caridi è una delle maggiori conoscitrici del Medioriente e della questione palestinese e in questo suo ultimo saggio ci propone una riflessione delicata e dolorosa: cosa ha smosso le coscienze occidentali permettendo loro di vedere, finalmente, Gaza? La risposta è nelle immagini dei corpi dei morti avvolti nei teli bianchi, fagotti ammassati ovunque, un ultimo gesto che è come dare un nome e dignità a chi fino ad allora è stato invisibile.
“Numeri, numeri. Numeri che congelano la nostra empatia, e che nulla dicono di biografie, amori, desideri, lavoro e fame, sogni e vita reclusa in una striscia di terra ignota al mondo. In questo genocidio nostro, di cui i sudati sono simbolo per difetto, i palestinesi non hanno neanche diritto a conoscere il numero esatto dei loro defunti né, soprattutto, i loro nomi. Un numero approssimativo, un elenco per difetto, testimonianza di un razzismo profondo e senza appello. Il razzismo del colore e della subalternità, di chi non conta per le stanze del potere. E noi non possiamo dimenticarci, di questo genocidio in diretta, se non tocca le nostre vite distanti. Sino a che, però, le macerie di Gaza non si trasformeranno – già si sono trasformate – nelle nostre macerie morali. In mezzo alle quali vaghiamo già irrimediabilmente trasformati. Ognuna e ognuno di noi. Cambiati per sempre. Alla stregua di un sussurro, i sudari di Gaza sono un suono flebile e fragile, eppure costante. La colonna sonora del genocidio, come note bianche sul pentagramma nero del nostro presente.“
Paola Caridi “Sudari. Elegia per Gaza”, Feltrinelli, 2025, 12.00 euro


Il libro è disponibile presso “IMAGAENARIA – LIBRERIA E CASA EDITRICE” ISCHIA PONTE







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