di Camillo Buono|

ROMA – 11 novembre

Ci sono parole che non restano intrappolate nei palazzi del potere, ma rimbombano dentro chi ascolta. Quelle di Domenico Esposito, Presidente dell’Associazione Popolare Casa Mia e candidato alla corsa per le elezioni Regionali della Campania con la lista Mastella, oggi hanno scosso la VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati presieduta per l’occasione dall’Onorevole Ing. Agostino SANTILLO.

Da anni Esposito è il volto e la voce di un dramma che attraversa silenziosamente la Campania: quello delle demolizioni di case abusive, spesso l’unico tetto costruito con sacrifici da famiglie oneste, in assenza di una reale politica abitativa.
Non è giustizia, è giustizialismo” – aveva dichiarato ai nostri microfoni poco prima dell’audizione – “perché quando lo Stato demolisce senza offrire alternative, non ristabilisce la legalità: distrugge la vita delle persone.

Davanti ai deputati Esposito ha parlato con la forza di chi ha visto troppe lacrime e troppi sogni finire sotto le ruspe.
Ha chiesto una sospensione di almeno 12 mesi per gli abbattimenti in Campania e la possibilità per i Comuni di mappare il territorio, distinguendo le costruzioni sanabili da quelle irrecuperabili.

Sono 700.000 i fabbricati costruiti così – ha spiegato – e 80.000 già in mano alla magistratura. Non possiamo demolire tutto: parliamo di tre milioni e mezzo di persone, di famiglie. Non è una battaglia politica, è una questione umana.

Le sue parole hanno toccato un nervo scoperto. Perché dietro ogni casa che cade c’è una storia: anziani, bambini, persone che non hanno alternative ma soprattutto hanno una vita e i loro sogni conservati in quelle quattro mura.

La Corte Europea dice che non si possono sgomberare i campi Rom senza un’alternativa abitativa. Ma allora perché le famiglie italiane possono essere buttate in strada senza un tetto? Perché due pesi e due misure?

Il leader dell’associazione Casa Mia ha anche ricordato il famoso Decreto Falanga, fermo da anni, che prevedeva una “graduazione” degli abbattimenti, distinguendo tra chi ha costruito per bisogno e chi per speculazione.

Saniamo il sanabile – ha detto Esposito – non tutto, ma quello che si può salvare. Non possiamo cancellare quartieri dove ormai ci sono scuole, ristoranti, attività. Sono comunità vive, non abusi.

Un messaggio diretto, sincero, che ha trovato ascolto.
La Presidenza della Commissione ha ringraziato Esposito per la testimonianza, assicurando un approfondimento del tema anche in vista del prossimo confronto con il Ministro Salvini sulle politiche abitative.
Un deputato ha aggiunto:

Non è solo un problema del Sud o di Milano. È un tema nazionale, che tocca il diritto alla casa. E dobbiamo affrontarlo nel rispetto della legge ma anche dell’umanità.

Oggi, nella sala della Commissione, la voce di Domenico Esposito non è apparsa quella di un politico, ma quella di un cittadino, di tanti cittadini, che chiedono di essere ascoltati.
Un uomo che da anni si batte non per ideologia, ma per il diritto di tante famiglie di non essere cancellate dalle mappe insieme alle loro case.

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