di Camillo Buono
Questa domenica mattina, davanti al mio caffè fumante, mi soffermo a pensare a una persona che ha segnato profondamente la mia vita di cristiano e, soprattutto, di giovane ragazzo: Giovanni Paolo II.
Oggi tanti suoi discorsi sembrano essere stati profezie. E nel mondo che viviamo, quella che più mi colpisce è forse la più semplice e al tempo stesso la più forte:
“L’Europa del nuovo millennio, o sarà cristiana, o non sarà.”
Ecco, oggi quella fede sembra essersi, in alcuni momenti, ridotta all’osso. Una fede che, col tempo, ha lasciato spazio a uno smarrimento più ampio: quello della nostra identità, della nostra spiritualità, delle nostre radici.
Eppure lui, Giovanni Paolo II, rispetto a tanti leader dell’epoca, è stato uno dei pochi a puntare con decisione sui giovani. Sul futuro. Sulla capacità delle nuove generazioni di cambiare un mondo che non andava nella direzione giusta.
E quei giovani, durante le Giornate Mondiali della Gioventù, erano speranza. Anzi, per chi le ha vissute, sono state speranza. Una speranza forse inconsapevole, ma concreta, reale: quella di poter diventare l’ago della bilancia in un’Europa che, tra gli anni ’80, ’90 e i primi 2000, attraversava un cambiamento epocale, tra la fine della guerra fredda e la ricerca di una nuova identità.
Eppure oggi quella speranza sembra essersi affievolita. Sembra aver smarrito la sua bussola.
A tratti, quell’Europa ha dimenticato da dove proviene e, soprattutto, non sa più dove andare.
Economia, politica e fede appaiono intorpidite da dinamiche che spesso poco hanno a che fare con le nostre radici. Quelle radici cristiane. Quelle radici che ci hanno reso forti, capaci di superare limiti, crisi, guerre e rinascere ogni volta.
Oggi, invece, le distrazioni sono altre. Spesso futili, spesso inutili. Guardano altrove, mentre noi sembriamo aver perso il centro.
E allora forse dovremmo ripartire proprio da lì.
Da esempi come Giovanni Paolo II.
Dai giovani.
Dal coraggio di indicare una direzione.
Perché altrimenti il problema non sarà più se l’Europa sarà cristiana o non sarà.
Il problema sarà se l’Europa ci sarà… o non ci sarà.
E questa riflessione, oggi più che mai, si lega a un’altra verità: quella del valore dei grandi uomini del passato. Figure che non erano semplicemente leader, ma punti di riferimento, capaci di guardare lontano, di parlare al cuore delle persone e di tracciare strade.
Forse oggi ne sentiamo la mancanza.
O forse siamo noi a non essere più capaci di riconoscerli.
Finisco il mio caffè, e con esso finisce questa mia amara riflessione.






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