Chiarezza sull’ordinanza: il tratto è già interdetto per lavori alla condotta fognaria. Evitare inutili allarmismi che danneggiano il turismo.

di Camillo Buono|

Nelle ultime ore si è diffusa una certa preoccupazione in merito al divieto temporaneo di balneazione nel tratto di mare antistante Sant’Angelo, nel Comune di Serrara Fontana. Un allarmismo che, purtroppo, rischia di danneggiare l’immagine turistica del territorio senza che ve ne sia reale motivo.

È quindi opportuno fare chiarezza.

Con ordinanza sindacale del 20 aprile 2026 è stato disposto il divieto temporaneo di balneazione in un tratto ben delimitato del litorale, a seguito di comunicazione dell’ARPAC relativa ai controlli sulla qualità delle acque.

Tuttavia, il punto centrale della vicenda è un altro, e spesso viene ignorato: il tratto interessato dal divieto è già oggetto di interdizione.

Come chiaramente indicato nell’ordinanza, infatti, l’areaè interessata da lavori di sostituzione della condotta sottomarina a cura della società EVI S.p.A., interventi ormai in fase di ultimazione.

Non solo. Lo stesso provvedimento richiama anche una precedente ordinanza della Capitaneria di Porto di Ischia che aveva già disposto l’interdizione dello specchio acqueo proprio per consentire l’esecuzione di tali lavori.

In altre parole, non si tratta di una nuova emergenza, né di un fenomeno diffuso o permanente. Si tratta semplicemente di una situazione temporanea legata a lavori già programmati e già regolamentati.

È quindi evidente che parlare di “mare inquinato” o lanciare messaggi allarmistici risulta fuorviante e rischia di produrre un effetto ben più dannoso: quello di compromettere l’immagine turistica dell’isola.

Sant’Angelo, così come l’intero territorio di Serrara Fontana, continua a rappresentare una delle eccellenze dell’isola d’Ischia, con livelli qualitativi delle acque generalmente elevati e riconosciuti.

In questo caso siamo di fronte a un intervento infrastrutturale necessario, finalizzato proprio a migliorare il sistema fognario e, nel medio periodo, la qualità complessiva delle acque.

Ogni lavoro pubblico comporta inevitabilmente disagi temporanei. Ma trasformare questi disagi in allarme significa non comprendere – o peggio, distorcere – la realtà dei fatti.

Informare è giusto. Allarmare, senza motivo, no.

Perché raccontare correttamente il territorio significa anche difenderlo.

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