a cura di Antonietta Manzi
L’ultimo libro di Carrere è un omaggio, sentimentale ma senza sconti, alla figura della madre, una apolide di modesta e decaduta famiglia georgiana diventata storica della Russia e accademica di Francia tra le più temibili e rispettate. Nel ripercorrere l’intricata genealogia materna, composta da varie generazioni di immigrati russi in Europa, Carrere utilizza in parte un archivio segreto curato dal padre, figura mite vissuta nell’ombra della ambiziosa e altera moglie. Le vicende familiari acquisiscono la forma di un grande romanzo, ricco tanto di momenti di intimità e tenerezza quanto di rispecchiamenti e intrecci con le vicende storiche e politiche di vari decenni. Come in tutte le opere di Carrere, anche in questa c’è tanto “io”, ma stavolta sul palcoscenico riescono ad emergere altri protagonisti, coi loro misteri e contraddizioni.
“Il fatto è che io e le mie sorelle dormivamo con nostra madre, nel letto matrimoniale, più spesso di nostro padre. Lui viaggiava molto e, appena partiva, noi ne approfittavamo. La regola, all’ inizio, era che avevamo il diritto di dormire con mamma quando eravamo malati, ma lo facevamo anche senza la scusa della malattia, e tutti insieme. Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz. Non so fino a quando lo abbiamo fatto – direi: per molto tempo ancora dopo aver smesso di credere a Babbo Natale.“
Emmanuel Carrere, Kolchoz, Adelphi 2026, 22.00 euro


Il libro è disponibile presso “IMAGAENARIA – LIBRERIA E CASA EDITRICE” ISCHIA PONTE






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