di Arianna Orlando
Diego Iacono, classe 1991, è da sempre è innanzitutto un grande appassionato di musica. Proprio inseguendo la sua passione inesausta e inesauribile, ogni giorno-fin dall’esordio nel 2016- porta la musica nella sua vita e affronta le sfide che essa porta con sé. Il prossimo 3 giugno, a breve dunque, uscirà il suo nuovo singolo dal titolo “Domino 2.0”, un pezzo che promette di essere una hit estiva dai toni vivaci e dinamici e noi di Serrara Notizie non abbiamo perso l’occasione di intervistare Diego Iacono circa le novità che la sua musica e il vento portano con sé.
Com’è nato questo singolo? Raccontaci le emozioni e i momenti che hanno portato alla nascita e alla maturazione di questa nuova avventura musicale.
Domino 2.0 è il secondo capitolo della Stazione dell’Anima.Come ho già detto, è una trilogia. Ogni singolo ha una struttura metrica precisa ed è legato al primo brano.Nasce da un periodo di forte sofferenza. In quel buio la scrittura ha preso il sopravvento su tutto il resto del progetto. Quel buio è diventato l’ispirazione per tutto questo nuovo EP.È un progetto di rinascita interiore. Ti spinge a credere che il domani ci sarà, perché non può piovere per sempre.
Chi ha lavorato alla produzione con te? In che modo il produttore ti ha aiutato a sviluppare le tue idee e come ti ha sostenuto?
Per la produzione ho lavorato con Damiano Chiti Innocenti. Ci collaboro dal 2016 e insieme abbiamo dato forma ai brani e agli EP precedenti.Per quanto riguarda Domino 2.0,l’idea iniziale era quella di raccontare il passaggio dalla solitudine al ritrovarsi, al cercare di stare bene con se stessi e andare avanti. È un tema pesante, non leggero. Damiano mi ha aiutato proprio su questo punto: ha preso un testo che doveva avere un peso importante e lo ha accompagnato con sonorità più fresche, leggere, quasi estive. L’obiettivo era far sì che la musica invitasse alla riflessione, ma senza risultare opprimente. Quindi il suo contributo è stato tradurre quella tensione tra complessità del tema e necessità di leggerezza in scelte sonore concrete. Il risultato è un cambio di sound rispetto al passato: resto riflessivo, ma adesso la scrittura e l’arrangiamento lasciano spazio anche alla leggerezza.Sulla scrittura del testo, questa volta ho collaborato anche con Aldo Aldi, autore di “Bauli”, che mi ha aiutato a mettere su carta quel passaggio interiore.
C’è stata una parte del pezzo che è stata particolarmente difficile da chiudere?
Sì, la parte più difficile da chiudere è stato il “pre-ritornello”.L’idea era chiara fin dall’inizio: raccontare quel momento in cui capisci che per stare bene con gli altri devi prima stare bene con te stesso. Ma per un po’ il testo restava troppo didascalico, pesante. Rischiava di suonare come una morale invece che come un’esperienza vissuta.Ci abbiamo lavorato molto con Aldo Aldi sulla scrittura. Abbiamo dovuto tagliare parole, alleggerire le immagini, trovare un modo per dire una cosa importante senza appesantire la scorrevolezza del pezzo. Volevamo che arrivasse il senso di passaggio, ma mantenendo il ritmo e la musicalità che ci servivano per il sound più fresco che cercavamo con “Domino 2.0”.Alla fine è proprio quella sezione che fa da cerniera: porta dal verso più introspettivo al ritornello che apre, ed è lì che il brano cambia marcia. È stata la parte che ha richiesto più riscritture, ma anche quella che, una volta chiusa, ha dato coerenza a tutto il resto.
Qual è il messaggio principale che speri di comunicare all’ascolto del tuo nuovo singolo?
Il messaggio principale è questo: prima di cercare di stare bene con gli altri, devi imparare a stare bene con te stesso.In “Domino 2.0″racconto quel momento in cui smetti di inseguire approvazione fuori e inizi a fare i conti con te. È un passaggio che fa male, perché ti costringe a guardare dentro, ma è anche quello che ti permette di andare avanti davvero.Ho voluto che arrivasse in modo diretto, senza giri di parole. Anche per questo abbiamo scelto un sound più fresco e leggero: l’idea era che la canzone potesse entrare subito, anche a un primo ascolto, e lasciare spazio alla riflessione dopo. Spero che chi l’ascolta si porti a casa l’idea che non sei bloccato: anche quando tutto sembra fermo, un piccolo cambiamento può far cadere il resto, come le tessere del domino.
In che modo questo singolo segna un’evoluzione rispetto ai tuoi lavori precedenti? In che cosa e in che senso è differente?
Sì, “Domino 2.0″segna un cambio di passo sia a livello sonoro che di approccio. Con “Lo spazio siamo noi” e “Invisibile agli occhi” il sound era più essenziale, legato a una scrittura introspettiva e a arrangiamenti più acustici. Qui con Damiano Chiti Innocenti abbiamo voluto aprire a sonorità più fresche, leggere, quasi estive, senza perdere il peso del testo.
In che cosa consiste la tua evoluzione?
La maturità sta nel fatto che non ho più paura di alleggerire il tono anche quando parlo di temi complessi. In passato rischiavo di restare troppo sul serio. Ora cerco l’equilibrio: il brano parla di un passaggio interiore difficile, ma la musica ti accompagna invece di schiacciarti. È sperimentazione nel senso che sto provando a far convivere riflessione e leggerezza nello stesso pezzo.







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