di Arianna Orlando

Da dove bisogna cominciare la storia per redarguire tutti sul fatto che avere con sé un animale è un atto di responsabilità e che non si può scegliere, semplicemente, di abbandonarlo al suo destino come se nulla valesse, come se nulla fosse?

Vorremmo scrivere un articolo per sensibilizzare tutti sulla vicenda degli abbandoni degli animali, a partire dalla vicenda che ha coinvolto una cucciolata di recente abbandonata a Nitrodi, ma ci rendiamo conto che -nonostante gli sforzi- è sempre più difficile trovare le parole giuste. Per questi motivi, dunque per sensibilizzare sulla difficile situazione degli animali abbandonati e sul senso di responsabilità privata e pubblica che da essa deriva, abbiamo deciso di riportare la storia di Tyche attraverso le parole del suo nuovo “papà”: Diego Iacono. Tyche è una dei cuccioli abbandonati a Nitrodi poco tempo fa ma è stata adottata dal cantautore fontanese, Diego Iacono, e questa che segue è la sua, anzi la loro bellissima storia d’amore.

Raccontaci la storia di questa bellissima cucciolina, cui hai dato nome Tyche. Sette giorni fa ho visto un post condiviso da una volontaria. 7 cuccioli buttati in un parcheggio a Nitrodi. Lei non poteva prenderli perché ne aveva già troppi, ma li avevano messi in sicurezza in una macchina. Io ho letto e sono partito apposta. Tyche era la più impaurita, tremava. L’ho presa in braccio e me la sono stretta al petto. Tutti e 7 hanno trovato casa quel giorno. Una di loro non ce l’ha fatta dopo, era troppo spaventata. Le altre 6 sì. L’ho chiamata Tyche perché il destino è partito da quel post. E io ho scelto di non scrollare.

Come e dove è avvenuto il vostro primo incontro? Alla macchina, nel parcheggio di Nitrodi. Non ero di passaggio. Avevo visto il post e sono andato diretto. Lei stava rannicchiata, non si fidava di niente. L’ho presa su senza parlare. Me la sono appoggiata al petto, pelle contro pelle. Ha smesso di tremare per un secondo. E in quel secondo ho capito: è mia. Me la sono portata via con la sua paura addosso.

Quali sono state le tue prime sensazioni quando hai visto il cucciolo? “È mia” e subito dopo “e adesso come faccio?”. Vivo in un monolocale, una stanza sola, senza divano. Con Chicco, Sissi e Nina che comandano da anni. Ma lei sul mio petto era ghiaccio. Dovevo scaldarla io. Quando giorni dopo ho saputo che una sorellina non ce l’aveva fatta, quel “è mia” è diventato “deve vivere”. Perché ho capito che partire non basta. Devi restare. Tutti i giorni dopo.

Quali sono state le sfide più grandi dei primi tempi? Giorno 7. La sfida è la sua paura. Quella che aveva in macchina. Ogni rumore la blocca, ogni movimento la spegne. Io mi muovo piano in 30mq. La pipì è dove capita, ma quando centra la traversina festeggiamo in silenzio. Chicco presidia la mensola ma ieri ha mangiato mentre lei dormiva sotto. Sissi l’ha annusata senza soffiare. Nina esce per bere dalla sua ciotola. È dura, perché partiamo dal terrore. Ma non è impossibile. Perché ogni giorno Tyche decide di fidarsi un po’ di più.

Come hai gestito l’inserimento del cucciolo nella tua routine quotidiana, avendo anche altri animali? Zone sicure e niente forzature. In un monolocale o sei preciso o è un casino. I gatti hanno l’alto: mensole, armadio, frigo. Loro comandano lassù. Tyche ha la terra e il suo recinto. È la sua tana, invalicabile. Se ha paura si rintana, se loro hanno paura salgono. Amy quando viene da mamma si mette in mezzo e porta calma. Non li obbligo a volersi bene. Li obbligo a sentirsi al sicuro.

In che modo la presenza di questo cucciolo ha cambiato la tua vita e la tua quotidianità? Mi ha messo addosso una responsabilità vera. Prima il monolocale era il mio caos. Ora ogni gesto è calibrato. Dormo a pezzi perché se si muove mi sveglio. Controllo se mangia, se beve, se respira. Ma quando la mattina esce dalla cuccia e viene a riappoggiarsi sul mio petto come quel primo giorno, capisco tutto. Mi ha dato uno scopo. Pesante, ma mio. Non sono più solo. Siamo un branco che sta disimparando la paura.

Cosa diresti a chi è indeciso sull’adottare un cucciolo o meno? Cosa consiglieresti? Non scrollare. Se vedi un post e ti si blocca lo stomaco, parti. Vai apposta. È difficile. Una di 7 non ce l’ha fatta lo stesso, perché la paura era troppa. Adottare è prendersi quel rischio. È sapere che potrebbe andare male. Ma se va bene, se quel cucciolo terrorizzato dopo 7 giorni ti lecca la mano nel sonno, hai vinto tutto. Non serve la villa, non serve il divano. Serve vedere, partire, e poi restare. Non è impossibile. E dobbiamo dirlo a tutti: condividere serve. Andare serve ancora di più. Perché senza qualcuno che si muove, muoiono tutte.

Se potessi mandare un messaggio a chi ancora oggi abbandona gli animali, cosa gli diresti? Voi li avete messi in quella macchina. 7 vite terrorizzate. E una non ce l’ha fatta. Era troppo impaurita. E quella paura gliel’avete regalata voi, lasciandola in un parcheggio. Non vi liberate di un problema. Create traumi che a volte nemmeno l’amore ripara. Se non li volete, sterilizzate. Se nascono, abbiate il coraggio di portarli voi da chi può aiutarli. Ma non li condannate a morire di terrore. Perché il terrore uccide. E quella morte pesa su di voi.

Se dovessi descrivere la vostra storia con una sola parola, quale sarebbe? “Scelta”. La mia di partire dopo aver visto quel post. La sua di smettere di tremare sul mio petto. Quella di Chicco, Sissi e Nina di scendere un passo alla volta. È difficile, perché scegliere fa paura. Ma non è impossibile. Ed è l’unica cosa che trasforma un cucciolo impaurito in un cane che decide di vivere.

Questa testimonianza d’amore insegna molte cose, tra cui-ad esempio- la possibilità di fare il primo passo e di non voltarsi dall’altra parte di fronte a un’ingiustizia. Per una persona che ha deciso di lasciare 7 cuccioli in difficoltà, 7 persone hanno deciso invece di fare la loro parte e di correre in aiuto di semplici anime indifese e Innocenti. Non si può e non si deve essere indifferenti e, meno che mai, non si deve avere paura di adottare gli animali abbandonati. Questi ultimi sono infatti delle creature meravigliose, che meritano illimitato amore e di certo una seconda possibilità. La storia di Diego e Tyche ci lascia in bocca la dolcezza di aver compreso la nascita di un legame speciale, che ci auguriamo possa durare per sempre. A tutti quelli che scelgono di adottare gli animali abbandonati, vogliamo dire un sincero “grazie” perché decidere di fare la differenza nella vita di qualcuno è un atto di coraggio ma anche un atto di amore.

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