di Camillo Buono

La notizia era nell’aria già da diverse settimane e adesso sembra trovare sempre più conferme: l’Ischia Calcio svolgerà il proprio ritiro precampionato nel Comune di Quarto.

Una scelta che arriva dopo i contatti avviati nelle scorse settimane tra il presidente della società gialloblù, Luigi Lauro, e l’assessore allo Sport del Comune di Quarto, Filippo Celano, incontro che aveva lasciato intuire la volontà di costruire una collaborazione destinata ad andare oltre la semplice ospitalità sportiva.

Dal punto di vista organizzativo la decisione appare comprensibile. Strutture sportive immediatamente disponibili, logistica più semplice e la possibilità di programmare il lavoro della squadra senza le incertezze che negli ultimi mesi hanno accompagnato il dibattito sul futuro dell’impiantistica sportiva isolana.

Eppure, al di là degli aspetti tecnici, la notizia assume inevitabilmente un significato più profondo per i tifosi e per l’intera comunità isolana.

L’Ischia Calcio non è soltanto una società sportiva. È un pezzo della storia dell’isola, un simbolo identitario che per decenni ha saputo rappresentare Ischia ben oltre i confini del Golfo di Napoli. Generazioni di tifosi sono cresciute sugli spalti del “Mazzella”, vivendo promozioni, retrocessioni, vittorie e delusioni che hanno contribuito a costruire un patrimonio di emozioni collettive unico nel suo genere.

Per questo motivo il trasferimento del ritiro a Quarto viene letto da molti come l’ennesimo segnale di una distanza che continua ad aumentare tra la società e la sua casa naturale.

Una situazione che rischia di trasformarsi in uno scontro nel quale, alla fine, non ci saranno vincitori né vinti. Perderebbe la società, perderebbero le istituzioni e perderebbero soprattutto i tifosi. Ma a perdere sarebbe anche l’isola stessa, che vedrebbe allontanarsi sempre di più una delle pagine più belle e rappresentative della propria storia sportiva.

L’auspicio è che prevalgano il dialogo, il buon senso e la volontà di trovare una soluzione condivisa. Perché l’Ischia Calcio appartiene certamente a una società, ma appartiene anche a una comunità che da oltre un secolo si riconosce nei colori gialloblù.

Le decisioni che verranno assunte nelle prossime settimane dovranno guardare oltre le polemiche e gli interessi del momento, tenendo conto di ciò che una squadra di calcio rappresenta per un territorio turistico come l’Isola d’Ischia: identità, promozione, appartenenza e orgoglio.

L’augurio di tutti è che le incomprensioni possano essere superate e che si possa tornare a parlare soltanto di calcio, di sport e di futuro. Perché l’Ischia Calcio e l’Isola d’Ischia hanno scritto insieme le pagine più belle della loro storia. E nessuno vorrebbe assistere al capitolo in cui queste strade iniziano davvero a separarsi.

Foto Pozzuolinews24

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