di Camillo Buono

C’è un momento dell’anno in cui i borghi si trasformano. Le piazze si riempiono, i vicoli si illuminano, i profumi della cucina si diffondono nell’aria e il rumore delle pentole si mescola alle risate della gente. È il tempo delle sagre paesane.

Qualcuno le considera semplicemente un’occasione per mangiare bene. In realtà sono molto di più. Sono il racconto di una comunità, la fotografia della sua identità, il modo più autentico di tramandare tradizioni che rischierebbero altrimenti di andare perdute.

Nel Sud Italia le sagre rappresentano un patrimonio culturale immenso e l’isola d’Ischia ne è una splendida testimonianza. Ogni paese custodisce la propria festa, il proprio piatto tipico, la propria storia. Alcune manifestazioni nascono nel segno della devozione, dove il sacro si intreccia con il profano; altre hanno un carattere esclusivamente popolare. Ma tutte hanno un denominatore comune: raccontano un territorio attraverso ciò che sa offrire di più autentico.

Le sagre non sono soltanto gastronomia. Sono economia, turismo, socialità. Chi partecipa non assapora semplicemente un piatto, ma entra in contatto con una comunità, scopre le sue tradizioni, ascolta la sua musica, respira la sua storia. È un turismo lento, genuino, fatto di emozioni prima ancora che di fotografie.

Da noi, a Serrara Fontana, la regina della tavola è senza dubbio ‘a saucicc’, la salsiccia preparata secondo la tradizione, magari accompagnata dalle melanzane o dai friarielli sott’olio, sempre con un buon pane e, naturalmente, con un bicchiere del nostro vino locale. Un connubio semplice ma capace di raccontare generazioni di contadini, vignaioli e famiglie che hanno costruito la propria storia lavorando questa terra.

Ogni stagione, però, ha il suo sapore. Ogni sagra custodisce una ricetta, un profumo, un ricordo diverso. Ed è proprio questa varietà a renderle speciali. Non esiste una festa uguale all’altra, perché ogni comunità mette in tavola ciò che è, prima ancora di ciò che produce.

Forse dovremmo imparare a considerare le sagre non come semplici eventi estivi, ma come un patrimonio da custodire e valorizzare. Sono una straordinaria occasione di promozione del territorio, aiutano le associazioni, coinvolgono i giovani, fanno incontrare generazioni diverse e regalano ai visitatori un’esperienza autentica, quella che oggi il turismo ricerca sempre di più.

E allora ben vengano le sagre, le piazze piene, i bicchieri che si alzano per brindare, le tavolate condivise e le serate che finiscono con una canzone popolare. Perché finché ci sarà una comunità capace di ritrovarsi attorno a un piatto della propria tradizione, ci sarà sempre una storia da raccontare.

E allora… che si dia inizio all’estate delle sagre.

Buona estate a tutti… e cin cin!

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