di Luigi Schiano
«Preghiamo la Madonna che ci doni la pace; le poseremo solennemente sul capo una corona aurea!»
(Il popolo fontanese rivolto alla Madonna, estate 1918)
1920 – 8 settembre – 2026
106° anniversario dell’incoronazione della Vergine Santissima della Mercede in ringraziamento per la fine del primo conflitto mondiale
INCORONATA DELLA MERCEDE,
Patrona nostra, prega per noi!
Il mese di settembre è, per la Fontana cattolica, il mese più dolce e più sentito dell’anno verso la Madonna, poiché in questo mese si celebra la festa della Vergine della Mercede, che cade ogni anno, nella sua solennità liturgica, il 24 settembre. Questa festa è preceduta dal solenne novenario, che ha il suo inizio il 15 settembre, giorno in cui si ricorda la Vergine Addolorata.
Ma da 106 anni un altro evento arricchisce il calendario di settembre nella devozione alla Vergine della Mercede: la sua incoronazione, avvenuta l’8 settembre 1920, nel giorno della festa della Natività della Vergine Maria.
Una data forse caduta nel dimenticatoio o vista come una mera ricorrenza legata a un gesto materiale, ma che, visti gli attuali scenari mondiali di guerre senza spiragli di pace, nella sua motivazione simbolica è quanto mai attuale.
Infatti, grazie alla preziosa narrazione di Mons. Onofrio Buonocore nel suo libro “Monografie storiche dell’isola di Ischia”, ci viene narrato in modo certosino quell’evento così solenne e così carico di significato.
Scrive Mons. Buonocore: gli abitanti di Fontana, da sempre loquaci, d’ingegno svelto, dediti all’agricoltura, soprattutto alla coltivazione del grano e della vite, e devoti, sono sconvolti dal primo conflitto mondiale (1915-1918). La devozione dei fontanesi verso la Vergine della Mercede, apparsa al mercante Pietro Nolasco nella notte tra l’1 e il 2 agosto del 1218, era – e speriamo che sia ancora oggi – tenera, calda, filiale.
Non sappiamo con precisione quando ebbe inizio il Suo culto a Ischia, ma alcuni ischitani caduti nelle mani dei corsari berberi furono riscattati già nel XVIII secolo.
Alla Vergine Liberatrice degli schiavi, il popolo, guidato dal parroco Alfonso Can. Mattera, «che aveva una cura assillante per il bel Tempio», preso dallo sconforto, in una domenica dell’estate del 1918, nel tempio parrocchiale, alzò in coro una preghiera accorata:
«La Madonna ci doni la pace; le poseremo sul capo una corona aurea!»
La Madonna, da Liberatrice degli Schiavi, venne invocata con un titolo nuovo: «Regina della Pace, Liberatrice dalla guerra».
La Madonna ascoltò le preghiere del popolo fontanese che si era votato a Lei e così le prime proposte di armistizio vennero lanciate nella prima domenica di ottobre di quello stesso anno, consacrata alla Vergine del Rosario di Pompei.
Il popolo di Fontana, seppur nelle difficoltà e nella miseria che imperversavano alla fine della guerra, nel giro di due anni racimolò tanto oro e argento da creare una magnifica corona!
L’Immagine della Madonna venne portata a Napoli per un restauro. Al mattino del 7 settembre tornò sull’isola e fece sosta nella vicina parrocchia di San Giovanni Battista in Buonopane. Lì, nel pomeriggio, il popolo scese per trasportare trionfalmente in processione la Vergine della Mercede da Buonopane al suo Tempio. Mai, per quelle aperte campagne biondeggianti di grano e uva, si era svolta una così bella cerimonia.
Il giorno dell’Incoronazione della Vergine fu annunciato dallo sparo della diana. Da tutta l’isola accorsero tanti fedeli per questa singolare ricorrenza. Mons. Giovanni Scotti, arcivescovo di Rossano Calabro e nativo di Piedimonte, in Barano d’Ischia, che incoronò la Vergine della Mercede, fu accolto da una folla festante al suono della musica e degli spari pirotecnici.
La Chiesa parrocchiale era finemente e riccamente addobbata, la Madonna era stata collocata su un trono regale e le navate della chiesa erano gremite di popolo.
In questa atmosfera ebbe inizio il solenne pontificale officiato da Mons. Giovanni Scotti. Erano presenti Mons. Giovanni Mazzella, Mons. Vincenzo Cuomo, il parroco don Alfonso Mattera, don Agnello Mattera, don Florindo Matarese, don Giovanni Mattera, don Andrea Trofa e don Giovanni Iacono.
Al termine del pontificale, Mons. Giovanni Scotti, indossando il piviale e la mitria e impugnando il pastorale, pronunciò l’omelia, che fu un monumento di devozione e di dottrina, parafrasando il Salmo 44 e applicandolo alla gran Madre di Dio.
Mentre gli operai montavano una sorta di impalcatura per far salire l’arcivescovo, vennero intonate le Litanie Lauretane che, vista la complessità del montaggio, vennero recitate nuovamente.
Ecco il momento tanto atteso e commovente: l’arcivescovo toglie dalle mani del parroco don Alfonso la corona, «impastata di lacrime e di gioie di un popolo che umilmente crede», e la poggia sul capo della Madonna, al suono delle campane, degli strumenti musicali e degli spari pirotecnici che riecheggiano per le colline fontanesi.
La Madonna è chiamata con un nome nuovo:
REGINA PACIS.
La sera di quel memorabile giorno, una folla festosa segue il simulacro della Vergine. L’arcivescovo e i canonici presiedono la processione per le strade del paese, tra il trionfo di luci, fiori, coperte e spari pirotecnici. Al rientro, Mons. Giovanni Mazzella recita un monumento oratorio alla Vergine, che d’ora innanzi il popolo chiamerà con un’invocazione nuova:
INCORONATA DELLA MERCEDE, Patrona nostra, prega per noi!
Leggendo il racconto di Mons. Onofrio Buonocore, che ho cercato di sintetizzare, si evince come dietro a un gesto simbolico sia racchiusa la volontà di un popolo dai sani principi evangelici che, cosciente della pochezza e dell’inutilità della guerra, ha invocato l’aiuto della Madonna come Regina della Pace.
Da questo nasce lo sprone a chiedere alla Madonna la stessa cosa di centosei anni fa per il mondo di oggi.
In questi anni, in cui stiamo assistendo a genocidi efferati come quello di Gaza, alle guerre tra Russia e Ucraina e a tanti altri conflitti, alle guerre familiari, alle guerre tra vicini di casa, chiediamo alla Vergine Santa la fine delle guerre, specialmente durante il novenario, invocandola come Regina Pacis, così come fecero i nostri antenati, affinché Ella, che è la Liberatrice, spenga, con l’intercessione del suo Figlio Divino, i focolai di guerra, che non trovano mai né vincitori né vinti, ma soltanto strage e distruzione, specialmente delle fasce più deboli e fragili della popolazione.
Regina Pacis, ora pro nobis!









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