Una notizia che riguarda anche le famiglie di chi viene sottoposto al trattamento: la Corte costituzionale rafforza il diritto all’assistenza legale delle persone sottoposte a trattamento sanitario obbligatorio.
dalla redazione
Quando una persona cara viene sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio, per chi le sta vicino possono iniziare ore difficili, segnate dalla preoccupazione e da tante domande. Accanto alle esigenze di cura, c’è il bisogno di comprendere cosa sta accadendo e quali garanzie proteggono la persona interessata.
In questo contesto arriva una decisione della Corte costituzionale che riguarda direttamente chi viene sottoposto a un TSO, ma che è importante conoscere anche per i familiari e per chi gli sta vicino. Con la sentenza n. 157, depositata il 2 ottobre 2026, la Consulta ha stabilito che la persona sottoposta a trattamento sanitario obbligatorio deve essere assistita da un avvocato nella procedura di convalida e nell’eventuale proroga del trattamento.
Se la persona non nomina un legale di fiducia, dovrà essere designato un difensore d’ufficio dal giudice tutelare.
Cosa cambia per la persona e per chi le sta accanto
Il punto centrale è che l’assistenza legale deve essere garantita anche quando la persona, per le condizioni in cui si trova, non riesce a scegliere autonomamente un avvocato.
La Corte ha ritenuto insufficiente una tutela affidata soltanto all’iniziativa dell’interessato. Nominare un difensore richiede infatti lucidità e, spesso, il sostegno di una rete familiare o sociale: condizioni che possono mancare proprio nei momenti di maggiore fragilità.
Per i familiari, conoscere questa garanzia significa avere un riferimento concreto durante una situazione complessa: la persona sottoposta al trattamento deve poter contare su un professionista che ne tuteli i diritti nella procedura davanti al giudice.
Quando deve intervenire l’avvocato
Secondo quanto illustrato nel comunicato della Consulta, al momento della comunicazione dell’ordinanza che dispone il TSO, la persona deve essere informata della possibilità di nominare un difensore di fiducia. Se non lo nomina, il giudice tutelare deve provvedere alla designazione di un difensore d’ufficio.
L’avvocato deve essere avvertito tempestivamente e può partecipare all’audizione svolta dal giudice per decidere sulla convalida. Deve inoltre ricevere la notifica del relativo decreto.
Le stesse garanzie valgono quando viene richiesta una proroga del trattamento.
La nomina d’ufficio riguarda quindi il difensore della persona sottoposta a TSO, non un avvocato assegnato ai suoi familiari. Anche per chi le sta vicino, però, questa tutela rappresenta un elemento importante da conoscere.
Cura e diritti devono procedere insieme
La decisione nasce dalla considerazione che il TSO limita la libertà personale e deve quindi rispettare le garanzie previste dall’articolo 13 della Costituzione. La Corte ha dichiarato illegittimo l’articolo 35 della legge n. 833 del 1978 nella parte in cui non prevedeva l’assistenza legale obbligatoria nelle procedure di convalida e proroga.
Per chi vive queste situazioni accanto a un figlio, un genitore, un partner o un amico, la notizia ha un significato concreto: la fragilità della persona non può lasciarla senza una difesa dei propri diritti, anche quando non è in grado di chiederla autonomamente.
Una garanzia che merita di essere conosciuta anche a Ischia, dove familiari e persone di fiducia possono avere un ruolo prezioso nell’accompagnare chi attraversa un momento di sofferenza.
Fonte: comunicato dell’Ufficio comunicazione e stampa della Corte costituzionale del 2 ottobre 2026.






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