Colori, disegni, grappoli d’uva e una vera pigiatura: alla scuola dell’Infanzia di Serrara le maestre, con la collaborazione delle famiglie, hanno trasformato una delle più antiche tradizioni ischitane in un’esperienza da vivere. E da tramandare.

di Camillo Buono

Ci sono esperienze che per essere comprese non possono essere soltanto raccontate. Bisogna toccarle, sentirne i profumi, sporcarsi un po’ le mani e, soprattutto, viverle.

È quello che hanno fatto i bambini della scuola dell’Infanzia di Serrara, accompagnati dalle loro maestre in un piccolo viaggio alla scoperta dell’autunno e di una delle tradizioni che più profondamente appartengono alla storia e alla cultura della nostra isola: la vendemmia.

Entrando negli spazi della scuola, in questi giorni, sembra quasi di ritrovarsi in un piccolo angolo della campagna ischitana. Foglie dai colori autunnali, castagne, zucche, ricci, scoiattoli e grappoli d’uva riempiono le pareti. C’è persino un grande camino, con intorno i frutti della stagione, e una casa che sembra affacciarsi su una piccola vigna.

Al centro dell’allestimento, infatti, c’è proprio lei: la vite.

Una lunga rappresentazione attraversa l’androne, carica di grappoli realizzati dai bambini e affiancati, in alcuni punti, dall’uva vera. Ceste colme di grappoli bianchi e neri completano una scenografia costruita con materiali semplici, fantasia e tanto lavoro.

Ma questa volta le maestre hanno voluto andare oltre.

Perché la vendemmia, a Ischia, non è soltanto qualcosa da disegnare su un foglio.

Dalle mani dei bambini nasce il mosto

Grazie anche alla collaborazione dei genitori, i piccoli hanno potuto conoscere da vicino l’uva e partecipare, naturalmente in una dimensione adatta alla loro età, a una vera esperienza di vendemmia e pigiatura.

E alla fine qualcosa è rimasto davvero.

Non soltanto disegni e lavoretti da portare a casa, ma mosto vero, oggi conservato in una damigiana da cinque litri: il risultato concreto di un percorso che ha permesso ai bambini di vedere come quel grappolo appeso alla vite possa trasformarsi, attraverso gesti antichi, in qualcosa di completamente diverso.

Una piccola esperienza didattica, certamente. Ma per un’isola come Ischia assume un significato che va ben oltre.

Perché mentre quei bambini scoprivano per la prima volta la vendemmia, probabilmente tanti genitori e nonni, guardandoli, sono tornati per un momento bambini anche loro.

Quando la vendemmia era una festa di famiglia

C’è stata un’Ischia nella quale settembre e ottobre avevano un profumo inconfondibile.

Era quello dell’uva appena raccolta, delle cantine aperte, delle botti preparate e del mosto. Erano giorni nei quali intere famiglie si ritrovavano nelle vigne e nelle cantine e anche i più piccoli avevano il loro posto in quel rito collettivo.

Per molti ischitani la vendemmia appartiene ai ricordi dell’infanzia: i nonni, i genitori, i tini d’uva, le mani appiccicose per il succo degli acini e quella curiosità tutta infantile nel vedere il mosto iniziare il suo lungo viaggio per diventare vino.

Non servivano lezioni sulla tradizione. La tradizione si viveva.

Ed è forse proprio questo l’aspetto più bello dell’esperienza realizzata alla scuola dell’Infanzia di Serrara.

In un mondo nel quale i bambini imparano sempre più spesso attraverso uno schermo, per una volta hanno potuto conoscere qualcosa attraverso le mani, gli occhi, i profumi e l’esperienza.

Hanno scoperto l’autunno partendo dai suoi colori, ma sono arrivati alle proprie radici.

Un piccolo gesto per non perdere le nostre radici

Dietro una cesta d’uva, un grappolo costruito con la carta o quella piccola damigiana piena di mosto c’è, allora, qualcosa di molto più grande.

C’è il tentativo di trasmettere ai bambini un pezzo della loro terra.

Ischia è mare e turismo, certamente. Ma Ischia è stata, ed è ancora, anche terra. È vigneto, parracina, cantina, vendemmia. È il lavoro di generazioni di uomini e donne che hanno strappato alla montagna piccoli appezzamenti coltivabili e che attraverso la vite hanno costruito una parte importante dell’identità dell’isola.

Far conoscere tutto questo ai bambini significa evitare che quel patrimonio diventi soltanto una fotografia del passato.

Ed è bello che a farlo sia proprio la scuola, insieme alle famiglie, trasformando una tradizione in gioco, manualità, conoscenza e condivisione.

Forse tra qualche anno quei bambini non ricorderanno ogni disegno realizzato o ogni foglia attaccata alle pareti. Ma qualcuno di loro potrebbe ricordare il profumo dell’uva, le mani sporche di mosto e quella prima vendemmia fatta insieme ai compagni e alle maestre.

E magari, un giorno, saranno loro a raccontarla ai propri figli.

Perché in fondo le tradizioni funzionano proprio così: passano da una generazione all’altra attraverso piccoli gesti che sembrano semplici e che, invece, custodiscono una storia.

Quella damigiana da cinque litri oggi contiene mosto. Ma, a guardarla bene, dentro c’è anche un piccolo pezzo della nostra Ischia.

Le nostre radici. E, chissà, forse anche il nostro futuro.

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