Un dato preoccupante che evidenzia quanto tale patologia sia diventata un problema diffuso, soprattutto tra i più giovani.

di Gerardina Di Massa

Sui social la parola chiave “ansia” compare 37 mila volte, tredici volte più di “depressione”. L’esplosione di questo termine su Facebook e Instagram, come emerge dall’Indagine esplorativa Media, linguaggio e salute mentale, sembrerebbe essere legata al “dover” sempre essere in linea con mode e tendenze del tempo. Sembra che i giovani fatichino a trovare spazio in questa società sempre di corsa e che si sentano costantemente sotto pressione.

Partendo dall’immagine, fisica e principalmente virtuale, per arrivare ad essere persone famose e di successo, nel bene e nel male.

La voce ansia sembra dominare la scena con 37.012 citazioni, superando di ben quattro volte i riferimenti allo stress e staccando di tredici lunghezze le menzioni legate alla depressione.

I dati raccolti sottolineano che non si tratta di fragilità personale, ma di un fenomeno collettivo che riguarda sempre giù giovani.

Ricordiamo che l’ansia, che non è semplicemente una paura incontrollata, ma una vera e propria patologia, può manifestarsi con sintomi fisici, come tachicardia, insonnia o difficoltà di concentrazione, ma anche con pensieri ricorrenti e preoccupazioni eccessive. Le pressioni scolastiche, le aspettative sociali, l’uso intenso dei social network e l’incertezza sul futuro contribuiscono a generare e amplificare questo stato emotivo.

La società odierna sembra essere fuori controllo, e i giovani affidano la propria ansia ai social, sfogandosi attraverso quest’ultimi.

Il timore di esser soli e al contempo la paura di essere emarginati, spingono i ragazzi a tacere, a non chiedere aiuto. L’unica “boccata d’aria” viene proprio dai tanto demonizzati social, che permettono di postare pensieri, paure, timori, senza esser giudicati, anche perché lo si può fare mantenendo l’anonimato.

F.to dal web

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