Dall’amore per la nostra isola a un lungo lavoro di archeologia letteraria: l’autore tedesco racconta come, attraverso lo studio del poema di Omero e l’osservazione del territorio, abbia individuato nel Golfo di Napoli i luoghi di alcune delle più celebri avventure di Ulisse. Lo abbiamo incontrato a Sant’Angelo, tra ricordi, storia e il fascino di una ricerca fuori dal comune.
di Camillo Buono
Che cosa lega Ischia all’Odissea? È possibile che il mare che bagna Sant’Angelo, le baie della nostra isola e le coste del Golfo di Napoli abbiano qualcosa da raccontare sul lungo viaggio di Ulisse?
Sono domande che acquistano un significato particolare ascoltando Gerhard Ritter, autore tedesco del libro “Ischia e l’Odissea”, un’opera nella quale propone una nuova lettura geografica del poema omerico attraverso un percorso di archeologia letteraria.
Un lavoro nato dalla passione per la letteratura antica e dall’amore per Ischia, che nel corso degli anni ha portato Ritter a studiare il testo di Omero, osservare il paesaggio e confrontare luoghi, distanze e tempi di navigazione.
Nella sua ricostruzione, l’isola d’Ischia e il Golfo di Napoli diventano protagonisti di un itinerario che attraversa alcune delle vicende più affascinanti dell’Odissea.
Per conoscere meglio il suo lavoro e ascoltare direttamente il racconto di questa ricerca, ho deciso di incontrarlo.
Un pomeriggio a Villa Mario, con il mare davanti
Ho raggiunto Gerhard Ritter a Villa Mario, nel caratteristico borgo di Succhivo, in un pomeriggio d’autunno caratterizzato da nuvoloni, aria fresca e un panorama che sembrava fatto apposta per accompagnare una conversazione sull’Odissea.
Dalla struttura lo sguardo abbraccia la Torre di Sant’Angelo, il mare e, in lontananza, Capri. Le nuvole rendevano il paesaggio mutevole, regalando a uno degli angoli più belli della nostra isola un’atmosfera particolarmente suggestiva.

Ad accogliermi, insieme a Gerhard, c’era Tiberio, “il padrone di casa“, che con grande familiarità ci ha fatto accomodare nella sala da pranzo.
È stato proprio lì che abbiamo cominciato a parlare.
Davanti a noi c’era il paesaggio di oggi; nelle parole di Gerhard prendevano forma i luoghi e le vicende del viaggio di Ulisse.
Fin dalle prime battute ho percepito quanto questa ricerca rappresenti per lui qualcosa di importante. Gerhard racconta con entusiasmo, si sofferma sui particolari, richiama i versi di Omero e cerca continuamente di accompagnare il suo interlocutore nei luoghi che ha studiato.
Venticinque vacanze a Ischia e una ricerca nata dalla passione
Gerhard racconta di essere venuto in vacanza a Ischia circa venticinque volte.
Un legame costruito nel tempo, soggiorno dopo soggiorno, durante i quali ha imparato a conoscere le diverse località dell’isola, le sue coste, le baie e le particolarità del territorio.
A questa frequentazione si è affiancata la passione per l’Odissea.
Leggendo il poema, Ritter ha cominciato a interrogarsi sulle descrizioni geografiche contenute nel racconto e sulle possibili corrispondenze con i luoghi che aveva imparato a conoscere.
Da qui è nato un percorso di ricerca che lo ha portato a osservare Ischia con occhi diversi.
Gerhard racconta che una delle prime intuizioni riguardava il porto di Ischia e il suo tondo, naturalmente all’epoca non era un porto ma un lago di orgine vulcanica. Alcuni particolari del testo, però, lo hanno spinto a proseguire l’indagine oltre il porto di Ischia, cercando altre corrispondenze lungo le coste e nelle diverse località dell’isola.
È un aspetto interessante del suo metodo: partire dal racconto di Omero, confrontarlo con il territorio e tornare continuamente al testo per approfondire le proprie osservazioni.
Nel corso degli anni, questo lavoro ha preso forma fino a diventare il libro “Ischia e l’Odissea”.
L’archeologia letteraria: cercare i luoghi attraverso le parole
Il percorso di Ritter si sviluppa nell’ambito di quella che viene definita archeologia letteraria, un approccio che utilizza le descrizioni contenute nelle opere antiche come punto di partenza per cercare possibili corrispondenze con luoghi e caratteristiche del territorio.
Nel caso dell’Odissea, questo significa prestare attenzione non soltanto alle vicende narrate, ma anche ai particolari geografici che accompagnano il viaggio di Ulisse.
Le forme delle coste, la presenza di promontori, le caratteristiche delle baie, i rilievi montuosi e persino i fenomeni naturali diventano elementi da osservare e confrontare.
Gerhard ha dedicato molto tempo della sua vita proprio a questo lavoro.
Nel corso della nostra conversazione richiama Sant’Angelo, la baia di San Montano, il Fango e il Monte Epomeo, luoghi che conosciamo bene e che, attraverso la sua lettura, assumono un significato nuovo.
A un certo punto ci soffermiamo anche sulle fumarole, cercando di distinguere correttamente la definizione di “fumo” dal “vapore”.
È uno di quei piccoli momenti che rendono piacevole un’intervista: una parola diventa l’occasione per parlare di un fenomeno naturale, delle caratteristiche vulcaniche di Ischia e del modo in cui queste possono essere messe in relazione con le descrizioni del poema.
Ciò che colpisce è proprio l’attenzione con cui Gerhard osserva i dettagli.
Per lui il paesaggio non è soltanto lo sfondo di una storia, ma una parte essenziale del percorso di ricerca.
Ischia e il Golfo di Napoli nella geografia dell’Odissea
Nel libro, Ritter propone una ricostruzione che attribuisce a Ischia e alle isole vicine un ruolo centrale nel viaggio di Ulisse.
La sua lettura prende in considerazione diversi episodi del poema e cerca di collocarli all’interno di una geografia che comprende Ischia, Procida, Vivara e Capri.
L’autore accompagna il lettore attraverso luoghi familiari, mettendoli in relazione con le descrizioni contenute nell’Odissea.
In questa prospettiva, anche il territorio ischitano rivela aspetti che spesso, nella quotidianità, rischiamo di osservare distrattamente.
Le baie, i promontori, le insenature e le caratteristiche vulcaniche dell’isola diventano così gli elementi di un itinerario che Ritter ricostruisce seguendo il racconto omerico.
È una lettura che invita a guardare il Golfo di Napoli come un insieme di luoghi collegati tra loro, anziché come singole località separate.
Procida e la Trinacria: una delle interpretazioni più affascinanti
Tra le identificazioni che Gerhard illustra durante la nostra conversazione, una delle più particolari riguarda Procida, che nella sua ricostruzione corrisponderebbe alla Trinacria, l’isola del Sole.
Ritter invita a osservare attentamente la conformazione geografica di Procida, soffermandosi sulla presenza di tre punte che, nella sua interpretazione, richiamano la forma di una forchetta o, più precisamente, di un tridente. È proprio da questa particolare somiglianza che prende forma il suo ragionamento: il nome Trinakia, utilizzato nell’Odissea per indicare l’isola del Sole, potrebbe richiamare, secondo l’autore, la figura del tridente e trovare quindi una corrispondenza nella conformazione di Procida. Da qui nasce anche la sua riflessione sulla possibile sovrapposizione, nel corso della tradizione, tra Trinakia e Trinacria, nome comunemente associato alla Sicilia. Una lettura che rappresenta uno dei passaggi più suggestivi del lavoro di archeologia letteraria sviluppato da Gerhard Ritter.

Ma il suo ragionamento non si ferma alla forma dell’isola.
Gerhard Ritter considera anche la vicinanza tra Procida e Vivara e la successione delle tappe descritte nel poema, cercando di ricostruire un percorso coerente con il viaggio narrato da Omero. Particolarmente suggestiva è la sua interpretazione del passaggio tra Scilla e Cariddi, tradizionalmente identificato con lo Stretto di Messina. Nel dodicesimo canto dell’Odissea, infatti, Circe descrive a Ulisse due rupi talmente vicine da essere separate soltanto da un tiro di freccia. Un particolare sul quale Ritter si sofferma, osservando come il passaggio tra Vivara e Procida possa richiamare più da vicino l’immagine descritta nel poema rispetto alla distanza che separa le sponde dello Stretto di Messina. È proprio attraverso questi confronti tra il racconto omerico, le distanze e la conformazione dei luoghi che l’autore sviluppa il suo lavoro di archeologia letteraria, proponendo una diversa lettura della geografia del viaggio di Ulisse.
È proprio attraverso l’unione di questi elementi che prende forma la sua interpretazione.
Non soltanto i luoghi: l’importanza delle distanze e della navigazione
Un altro aspetto al quale Ritter attribuisce grande importanza riguarda i tempi necessari per spostarsi da un luogo all’altro.
Nel corso dell’intervista spiega che, per ricostruire un itinerario, non basta individuare una somiglianza tra un paesaggio e una descrizione letteraria.
Occorre anche confrontare le distanze e valutare se le diverse tappe possano essere percorse nell’ordine e nei tempi suggeriti dal poema.
Gerhard racconta di aver effettuato osservazioni direttamente in mare, utilizzando anche una sonda con radiposizionamento GPS per ricavare indicazioni utili al suo lavoro.
È un particolare che mi ha colpito, perché mostra quanto abbia cercato di accompagnare lo studio del testo con l’esperienza diretta dei luoghi.
Il suo percorso, infatti, non si è limitato alla lettura dell’Odissea, ma lo ha portato a osservare il territorio e a confrontarsi concretamente con le caratteristiche del mare.
Un lavoro paziente, sviluppato nel corso degli anni, nel tentativo di dare continuità geografica al viaggio raccontato da Omero.
Pithekoussai e il richiamo alla Coppa di Nestore
Durante il nostro incontro non poteva mancare un riferimento all’antica Pithekoussai, uno dei capitoli più importanti della storia dell’isola d’Ischia.
Gerhard richiama anche la celebre Coppa di Nestore, rinvenuta nella necropoli di San Montano, un reperto straordinario che testimonia la presenza della cultura greca sull’isola già nell’VIII secolo avanti Cristo.
La coppa, con la sua iscrizione che richiama il mondo epico, rappresenta un collegamento particolarmente affascinante tra Ischia e la tradizione letteraria greca.
Nella conversazione con Ritter questo riferimento assume un significato speciale, perché ci ricorda quanto antichi siano i rapporti tra la nostra isola, il Mediterraneo e la cultura dalla quale nacquero i grandi poemi omerici.
La sua ricerca si inserisce così in un territorio che custodisce testimonianze storiche di straordinaria importanza e che continua a offrire spunti di studio e riflessione.
«Io sono un amateur»: la passione di chi continua a cercare
Durante l’intervista ho chiesto a Gerhard anche del rapporto tra la sua ricerca e il mondo degli studiosi.
La sua risposta è stata semplice e spontanea: «Io sono un amateur».
Un appassionato.
Una parola che, ascoltandolo, non mi è sembrata affatto riduttiva.
Al contrario, racconta bene lo spirito con cui ha affrontato questo percorso: quello di una persona che ha dedicato anni del proprio tempo a un argomento che lo affascina, studiando, osservando e cercando risposte alle domande che la lettura dell’Odissea gli ha suggerito.
È proprio questa passione che emerge durante tutta la conversazione.
Gerhard non si limita a raccontare le conclusioni alle quali è arrivato, ma cerca di spiegare come ci sia arrivato, accompagnando chi lo ascolta attraverso i luoghi e gli elementi che considera più significativi.
«Ischia è un sogno»
Verso la conclusione del nostro incontro ho voluto spostare per un momento la conversazione dal poema al rapporto personale di Gerhard con la nostra isola.
Gli ho chiesto che cosa rappresentasse Ischia per lui.
La risposta è arrivata con una frase semplice, pronunciata con naturalezza: «Ischia è un sogno».
Forse sono proprio queste le parole che meglio raccontano il legame tra Gerhard Ritter e la nostra terra.
Un’isola nella quale è tornato tante volte e che continua a osservare con la curiosità di chi ha ancora qualcosa da scoprire.
Nella sua visione, Pithekoussai quindi è «il cuore dell’Odissea».
Una convinzione che attraversa le pagine del libro e che, durante la nostra conversazione, prende forma attraverso i racconti dei luoghi, delle distanze e delle caratteristiche del paesaggio.
E quando gli chiedo dove accompagnerebbe Ulisse, la sua risposta finisce per abbracciare tutta Ischia.
Un incontro che invita a riscoprire la nostra terra
Quando la conversazione è terminata, fuori da Villa Mario il cielo continuava a essere attraversato dai nuvoloni.
Davanti a noi il mare, la Torre di Sant’Angelo e, in lontananza, Capri.
Ripensavo ai luoghi che Gerhard aveva citato durante l’intervista: San Montano, il Fango, l’Epomeo, Procida e Vivara.
Luoghi che fanno parte della nostra storia e della nostra quotidianità, ma che attraverso il suo racconto avevano assunto una prospettiva diversa.
Al di là delle interpretazioni che ciascun lettore potrà approfondire attraverso il libro, ciò che mi ha colpito maggiormente è stato il lavoro di un uomo che, partendo dall’amore per Ischia e dalla passione per Omero, ha dedicato anni alla ricerca di un possibile legame tra il nostro territorio e uno dei più grandi racconti della letteratura mondiale.
Un percorso che merita di essere conosciuto, perché nasce dalla curiosità, dallo studio e dalla volontà di guardare oltre ciò che siamo abituati a vedere.
E forse è proprio questo il dono più bello che Gerhard Ritter ci lascia attraverso il suo racconto: l’invito a osservare ancora una volta la nostra isola, le sue coste e il suo mare, con la curiosità di chi si prepara a partire per un viaggio.
Un viaggio che, questa volta, potrebbe cominciare proprio da casa nostra.
Il libro “Ischia e l’Odissea”, di Gerhard Ritter, è disponibile in italiano e in tedesco al prezzo di 20 euro. Per informazioni e richieste è possibile scrivere all’indirizzo nestorbecher@t-online.de.rivere all’indirizzo nestorbecher@t-online.de.










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