di Gerardina Di Massa
Prosegue il nostro appuntamento con “L’Isola dei Racconti”, la rubrica di Serrara Notizie dedicata alle storie, ai luoghi e alle emozioni che prendono vita attraverso la narrazione.
Siamo giunti alla quarta parte di “Una storia tra i monti”, il racconto che ci accompagna lungo i sentieri del Monte Epomeo, tra misteri custoditi nel tempo e legami familiari difficili da comprendere.
Nelle puntate precedenti abbiamo seguito il piccolo Enzo e suo nonno Geppino in un percorso che sembra nascondere qualcosa di molto più profondo di una semplice passeggiata tra i boschi.
In questo nuovo capitolo, il ritorno a casa porta con sé un peso inatteso: quello di un segreto che il bambino ha promesso di custodire, nonostante le domande che continuano ad affollargli la mente.
Ma perché Geppino ha scelto proprio suo nipote? E quale verità si nasconde tra le rocce dell’Epomeo?
Lasciamo che sia il racconto ad accompagnarci ancora una volta tra i silenzi della montagna e quelli, forse ancora più profondi, di una famiglia.
Una storia tra i monti – Parte quarta
Il sentiero del ritorno fu contraddistinto da un fitto silenzio, nell’aria si sentiva solo l’eco del vento e il rumore delle scarpe che calpestavano le pietre. Il sole oramai era alto, illuminava le cime degli alberi che costeggiavano la zona. Enzo continuava a camminare vicino al nonno, con lo sguardo basso, mentre nella sua mente si rincorrevano tantissimi interrogativi.
“Perché il nonno mi ha portato lì? E perché non devo dire niente alla mamma?” Continuava a chiedersi il bambino.
Il signor Geppino era sempre stato un uomo schivo e sfuggente, non amava parlare e se lo faceva centellinava bene le cose da dire, redarguiva con lo sguardo, con l’intensità dei suoi occhi che ne avevano viste tante. Enzo conosceva bene il signor Geppino. Sapeva che insistere avrebbe solo fatto calare un sipario di ferro sul viso già duro del nonno.
Giunti verso casa, Geppino si fermò di scatto. Afferrò la mano del nipote e chinandosi su un ginocchio gli disse:
“Enzù, hai capito bene che ti ho detto?”
“Sì nonno, stai tranquillo, non dico niente alla mamma e a nessun altro”.
Era evidente quanto il bambino fosse confuso, un peso così grande da tenere tutto per sé, la paura di tradire il nonno, il timore che la mamma potesse scoprire tutto. Forse troppo per un cuore solo? Probabilmente sì, ma il signor Geppino aveva scelto suo nipote affinché custodisse un segreto inconfessabile, qualcosa di estremamente doloroso, che a tempo debito avrebbe avuto senso.
Arrivati vicino casa di Enzo, il nonno gli diede una spinta leggera sulla schiena per avviarlo verso casa, fermandosi a guardarlo da lontano senza seguirlo.
Entrato in camera sua con il cuore che gli batteva nel petto come un tamburo, Enzo non perse tempo. Chiuse la porta a chiave, si arrampicò sulla sedia ed estrasse da sotto il letto un foglio ruvido e una matita spuntata. A memoria, guidato dal suo spirito intuitivo, cominciò a tracciare la mappa: la svolta dopo il grande leccio piegato dal vento, il cumulo di roccia vulcanica e poi i simboli — tre linee ondulate, una croce racchiusa in un cerchio e quella sorta di spirale scolpita sul blocco di pietra a ridosso della fenditura.
Mentre disegnava tutto accuratamente, sentì dei passi… era la mamma.
“Enzo dove sei stato stamattina presto? Perché sei uscito da solo? Ti ho cercato ovunque. Che pena mi hai fatto provare; non sapevo dov’eri”.
Enzo aprì la porta.
Ad un tratto però la donna si fermò, notò le guance arrossate sul viso di Enzo, le mani sporche di grafite e capì…
“Sei stato col nonno, vero? Perché continua a cercarti di nascosto?”
Enzo alzò lo sguardo. Nei tratti di sua madre rivide per un istante l’ombra di quell’affetto ferito che legava tutta la loro famiglia, una catena invisibile che dal nonno arrivava a lei e infine a lui. Avrebbe voluto dirle tutto, liberarsi di quel peso, ma ricordò le dure parole del nonno: non voleva perdere la sua stima, la sua fiducia. Il signor Geppino aveva aperto il proprio cuore al nipote, pur essendo un uomo freddo e dal carattere burbero, sapeva godere dell’affetto che Enzuccio gli donava con tenacia e caparbietà. Anche quando non apriva la porta, Enzo non si scoraggiava, restava ore al freddo e al gelo, giocava con le galline, rincorreva gli uccelli, fino a quando il nonno apriva la porta. Sapeva che prima o poi avrebbe ceduto… e difatti ciò era accaduto. Il nonno era diverso. Con lui si comportava in modo quasi normale.
«Siamo solo andati a passeggiare vicino alla montagna, mamma» rispose Enzo. «Il nonno mi ha fatto vedere come nasce il muschio sulla roccia.»
La madre lo fissò a lungo, cercava di capire se quanto il figlio stesse dicendo era vero.
«Tuo nonno è un uomo difficile, tesoro. Ma ti vuole bene… a modo suo.»
Quando la madre uscì dalla stanza per preparare la colazione, Enzo riprese il foglio. Lo piegò in quattro parti sottili, salì sulla sedia e lo infilò nell’intercapedine dietro il suo vecchio armadio di legno, dove nessuno lo avrebbe mai trovato.
Guardò fuori dalla finestra: in lontananza, la cima del Monte Epomeo custodiva il suo mistero, ma adesso Enzo sapeva che un giorno, quando sarebbe stato il momento, sarebbe toccato a lui spezzare quel lungo silenzio. Continuava a chiedersi il motivo per il quale il nonno lo avesse portato lì, ma non trovava risposta. Una cosa era certa, si era sentito speciale, in mezzo a tutto quel caos, aveva capito che il signor Geppino aveva scelto lui per custodire un segreto importante. Qualcosa doveva pur significare. Nell’ingenuità di un bambino andava concretizzandosi il senso del gesto dell’uomo. Non a caso aveva confidato una cosa inconfessabile ad un bambino, suo nipote…







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