a cura di Antonietta Manzi|

Mentre il mondo guarda distrattamente, a Gaza avanza a grandi falcate il piano di pulizia etnica e devastazione totale ad opera di Israele. Ospedali rasi al suolo, bambini uccisi mentre facevano la fila per il pane, genitori costretti a raccogliere in qualche busta di plastica i resti dilaniati dei figli: questo è il quadro quotidiano da quelle parti e resistere all’orrore può prendere anche la forma di una poesia, da lanciare nel mondo nonostante tutto. Nominare la Palestina, parlare di Gaza, della sua storia e della dignità dei suoi abitanti è uno dei modi che abbiamo per contrastare il tentativo, fortissimo e indisturbato, di annullare l’identità di un intero popolo.
Tra gli autori delle poesie raccolte in questa antologia, diversi sono stati uccisi negli attacchi israeliani successivi al 7 ottobre 2023 e ancora in corso.

“Se devo morire,
tu devi vivere
per raccontare la mia storia,
per vendere le mie cose,
per comprare un pezzo di stoffa
e qualche filo
(fallo bianco, con una lunga coda),
così che un bambino, da qualche parte a Gaza,
fissando il cielo negli occhi,
aspettando suo padre che è partito tra le fiamme –
senza dire addio a nessuno,
neanche alla sua carne,
neanche a se stesso –
veda l’aquilone, il mio aquilone che hai fatto tu, volare alto
e pensi, per un momento, che lassù ci sia un angelo
che riporta l’amore.
Se devo morire,
che porti speranza,
che sia una storia.”

Refaat Alareer

“Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza”, Fazi, 2025, 12.00 euro

Il libro è disponibile presso “IMAGAENARIA – LIBRERIA E CASA EDITRICE” ISCHIA PONTE

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