di Camillo Buono|

Questa domenica mi sono fermato a prendere un caffè a Ischia Ponte.
Una tazzina fumante tra le mani, un tavolino affacciato sul mare, e davanti a me lui: il Castello Aragonese, immobile e fiero come sempre, incorniciato da palazzi che sembrano resistere al tempo con la stessa tenacia di chi, pur cambiando dentro, prova a restare se stesso.

C’è un fascino tutto particolare in questo angolo dell’isola. Mentre tutto intorno a noi cambia – le stagioni, le persone, gli umori – Ischia Ponte sembra voler restare uguale. Come una vecchia cartolina che sfida le intemperie del tempo, tenendo stretto un pezzo della nostra storia, e forse anche della nostra anima.

Eppure, mentre sorseggio il mio caffè, mi accorgo che qualcosa cambia comunque.
Non fuori, ma dentro.
Perché anche se il gusto del caffè è sempre quello – forte, deciso, familiare – oggi ha un sapore diverso.
Forse è il vento, forse è il silenzio della domenica, o forse sono io che sto cambiando. E non è un male. Anzi.

A volte abbiamo paura del cambiamento, come se ci portasse via qualcosa.
Ma in realtà, è proprio cambiando che ci scopriamo. Che ci rinnoviamo.
Che impariamo a vivere davvero, nel qui e ora.

Così, mentre il castello continua a vegliare sull’isola e le barche ondeggiano lente sulle onde, io mi godo questo istante.
Questo piccolo momento di pace, di consapevolezza, di gratitudine.
E mi dico che sì, forse tutto cambia…
ma il caffè della domenica, quello no.
Quello resta. Come un rituale. Come un promemoria. Come me, oggi, da Cocò.

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