di Camillo Buono
C’è un momento, in cui l’isola appare sospesa, tranquilla, quasi lontana dal caos del mondo. Le strade iniziano lentamente a riempirsi, i primi turisti osservano il porto con gli occhi curiosi di chi cerca bellezza, mentre noi isolani continuiamo a vivere questa terra con quel misto di amore, abitudine e preoccupazione che solo chi nasce su un’isola può comprendere davvero.
Questa settimana, a Forio, si è svolto il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica alla presenza del Prefetto Michele di Bari e delle massime autorità delle Forze dell’Ordine e della pubblica sicurezza. Un incontro importante, concreto, che arriva proprio mentre Ischia si prepara ad accogliere la stagione estiva, con tutto ciò che essa porta con sé: turismo, economia, movimento, opportunità, ma anche inevitabilmente rischi.
E forse una delle paure più profonde che da sempre accompagna l’ischitano è quella di vedere quest’isola trasformarsi lentamente in terra di investimenti opachi, di denaro sporco, di infiltrazioni camorristiche che approfittano della ricchezza turistica e delle fragilità del territorio. È un timore silenzioso, quasi mai urlato, ma che esiste. Perché Ischia è bella. E tutto ciò che è bello, purtroppo, spesso attira anche interessi sbagliati.
Eppure, nonostante tutto, noi isolani conserviamo ancora un’identità diversa. Fatte salve rare eccezioni, Ischia non ha mai avuto nel proprio DNA una cultura diffusa della criminalità organizzata o della violenza. I fatti che scuotono maggiormente la nostra comunità, molto spesso, arrivano da fuori. Truffe, furti, rapine, episodi che nella maggior parte dei casi vedono protagonisti soggetti provenienti dalla terraferma o comunque estranei al tessuto sociale isolano.
I nostri problemi storici sono altri. Sono quelli legati al territorio, all’abusivismo, all’ambiente, alle fragilità urbanistiche di un’isola meravigliosa ma complessa. Questo non significa che siamo immuni dai reati contro la persona o dalle tragedie familiari che purtroppo negli ultimi tempi sembrano emergere con maggiore frequenza. Nessuna comunità può dirsi totalmente al sicuro dal disagio sociale o umano. Ma, nel complesso, Ischia continua a restare qualcosa di diverso.
Rispetto a molte altre realtà campane, questa terra conserva ancora il sapore di un’isola felice. Un luogo dove, tutto sommato, si vive serenamente. Dove si può ancora passeggiare di sera, salutarsi per strada, lasciare che i bambini giochino nelle piazze. Sono cose che spesso diamo per scontate, ma che scontate non sono più.
Ed è proprio qui che entra in gioco il valore delle istituzioni. Perché dietro questa serenità non c’è il caso. C’è un lavoro quotidiano, costante, spesso silenzioso, portato avanti dalle Forze di Polizia, dalla Prefettura, dai Carabinieri, dalla Polizia di Stato, dalla Guardia di Finanza, dalle Polizie Locali e da tutte le donne e gli uomini che ogni giorno presidiano il territorio.
Il merito va anche al Prefetto Dr. Michele di Bari e a tutto il sistema della sicurezza pubblica che continua a mantenere alta l’attenzione su questo fazzoletto di terra baciato dal sole e dalla natura nel Golfo di Napoli. Non soltanto durante l’estate, quando i riflettori si accendono sul turismo e sulle grandi presenze, ma durante tutto l’anno.
Perché Ischia va difesa. Va difesa non solo dalle frane, dagli incendi o dalle emergenze naturali, ma anche da ciò che potrebbe lentamente cambiarne l’anima.
E forse il vero obiettivo non è diventare un’isola perfetta. Ma continuare a restare un’isola umana. Un posto dove la bellezza non venga divorata dalla paura, dall’illegalità o dall’indifferenza.
Con la speranza che possa essere così. Per sempre.






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