di Luigi Schiano
Oggi, domenica 7 giugno, nella Solennità del Corpus Domini, alle ore 18.30 sarà celebrata la Santa Messa nella Chiesa di Sant’Antonio, in Piazza IV Novembre a Fontana. Successivamente, tra canti e preghiere, muoverà la solenne processione eucaristica che, attraverso le vie Gennaro Iacono, Aniello Iacono, Pompeo Trofa, Piazzetta Noia, Pantano, Lorenzo Fiore, Strada Provinciale 270 e Piazza Pietro Paolo Iacono, giungerà nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria del Carmine, dove vi sarà la conclusione con la Benedizione Eucaristica.
Ma che cos’è la Festa del Corpus Domini e da dove ha origine?
Le origini del Corpus Domini risalgono alla metà del XIII secolo in Belgio, come risposta alle teorie del filosofo francese Berengario di Tours, che negava la transustanziazione, ovvero la conversione del pane e del vino nella sostanza del Corpo e Sangue di Nostro Signore e quindi la Sua presenza reale nell’Eucaristia.
In quel tempo, alcuni decenni prima, una mistica belga, la monaca agostiniana Giuliana di Cornillon, ebbe delle visioni. Prima sognò una luna piena macchiata da un’ombra scura, come se le mancasse qualcosa per renderla perfettamente splendida; poi fu Gesù Cristo stesso che le apparve per spingere la suora a farsi promotrice della festività del Santissimo Corpus Domini e mettere rimedio così alle numerose correnti scettiche, se non oltraggiose, che insinuavano il dubbio.
Roberto de Thourotte, vescovo di Liegi, ascoltò la mistica e convocò un concilio per istituire la festività nella sua diocesi.
Nel 1263, a Bolsena, avvenne il celebre miracolo eucaristico raccontato con molti particolari dalle cronache del tempo, tra cui quelle di Sant’Antonino da Firenze e, più tardi, di Giovanni Villani.
Durante il suo viaggio lungo la Via Cassia, il sacerdote boemo Pietro da Praga si era fermato presso la Chiesa di Santa Cristina a Bolsena. Il suo pellegrinaggio verso Roma era stato proprio un atto devozionale per risolvere i dubbi che lo attanagliavano: non credeva nella presenza del Corpo e del Sangue di Cristo nell’Eucaristia.
Mentre celebrava la Santa Messa, al momento dell’elevazione, sangue rosso vivo sgorgò copioso dall’Ostia appena consacrata e macchiò il corporale. Papa Urbano IV, che si trovava a Orvieto, proclamò il miracolo.
L’11 agosto 1264 lo stesso Pontefice promulgò la bolla Transiturus de hoc mundo e la solennità fu estesa a tutta la Chiesa cattolica.
Che cos’è la processione del Corpus Domini?
Essa è il passaggio reale e sostanziale di Gesù Cristo Redentore che attraversa le strade abitate dall’uomo, camminando in mezzo alle case, alle fatiche e alla vita quotidiana del suo popolo.
È Dio stesso che esce dal tabernacolo per farsi visibile e vicino, offrendo la Sua benedizione e la Sua presenza viva là dove si consuma l’esistenza degli uomini.
Nell’alveo della pietà popolare e delle manifestazioni pubbliche della fede, è necessario operare una netta e rigorosa distinzione teologica e liturgica per ristabilire la corretta gerarchia dei culti.
La processione del Corpus Domini non è semplicemente una manifestazione sacra tra le altre, né può essere catalogata come una pia pratica o un pio esercizio. Essa è l’atto processionale per eccellenza dell’anno liturgico: è vera e propria azione liturgica, dotata di uno statuto teologico intrinseco e direttamente legato all’azione sacramentale dell’Eucaristia.
Mentre le processioni dedicate ai Santi o ai Patroni appartengono alla sfera della devozione e della venerazione, l’azione processionale del Corpus Domini è un atto di adorazione rivolto a Cristo realmente presente nel Santissimo Sacramento.
Questa differenza sostantiva eleva l’evento al di sopra di qualsiasi altra manifestazione cittadina o parrocchiale, inserendolo di diritto nei libri liturgici ufficiali della Chiesa.
Il fondamento normativo e teologico
Il Direttorio su Pietà Popolare e Liturgia, al n. 162, specifica chiaramente la natura unica di questa celebrazione:
«La processione del Corpus Domini costituisce la forma tipo delle processioni eucaristiche; essa prolunga la celebrazione dell’Eucaristia: subito dopo la Santa Messa, l’Ostia consacrata nella stessa celebrazione viene portata fuori della chiesa perché il popolo cristiano renda pubblica testimonianza di fede e di venerazione verso il Santissimo Sacramento».
Non si tratta, dunque, del trasporto devozionale di un’immagine o di una reliquia, ma del prolungamento dell’azione sacrificale dell’altare lungo le vie del mondo.
È il rito stesso che esce dal tempio, mantenendo intatto il rigore, l’oggettività e la solennità della liturgia romana.
Le Cappelle per ospitare il Santissimo Sacramento
La Festa del Corpus Domini è la festa della comunione.
Con questo spirito gli abitanti delle varie contrade di Fontana e Serrara si preparano ad allestire le famose “Cappelle”, che resistono ormai in poche zone dell’isola e dell’Italia.
Esse sono piccoli altarini realizzati con lenzuola e coperte ricamate, con un tavolo destinato ad accogliere l’Ostensorio, lumini e candele accese, simbolo della presenza reale, e fiori, il tutto sotto un baldacchino di coperte che hanno la prerogativa di velare il cielo alla vista di tanto grande ed augusto Sacramento.
Vengono esposte sui balconi le coperte più belle e preziose, palloncini e bandierine, creando tappeti di fiori a terra con simboli che richiamano l’Eucaristia.
Il grande tappeto allestito sulla Piazza di Serrara renderà onore al Re dei Re, celato sotto i veli eucaristici.
Questa è la teologia spicciola che, con un grande bagaglio di segni e simboli, ci fa comprendere che la processione del Corpo e Sangue di Cristo è la più solenne, la più importante, la più grande, la più vera.
Una curiosità
In alcune zone del Sud Italia, come Casamicciola e Lacco Ameno, viene collocata sugli altarini l’immagine di Gesù Bambino, che svolge anche una funzione pedagogica, soprattutto per i bambini.
È un modo per spiegare che il Gesù che si riceve nell’Ostia è lo stesso Gesù nato a Betlemme, cresciuto, morto e risorto.
Si mantengano sempre vive queste tradizioni, come i nostri antenati, in tempi di miseria ma di fede grande, le hanno lasciate e tramandate, riservando non solo oggi, ma sempre, momenti di adorazione verso il Santissimo Sacramento, tesoro dei fedeli e viatico della Chiesa pellegrina nel mondo, presente in tutti i tabernacoli della terra.
Come ci ha ricordato il Santo Padre Leone XIV mercoledì scorso, durante l’udienza generale:
«Questa settimana si celebra la Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, o, secondo la più nota formulazione latina, la Solennità del Corpus Domini. Nell’Eucaristia contempliamo Gesù, pane spezzato e donato per ciascuno di noi. Espressione della pietà eucaristica popolare sono le processioni con il Santissimo Sacramento che si svolgono nelle strade di tanti paesi; a tale proposito, incoraggio a mantenere viva questa bella manifestazione di pubblica testimonianza della fede».
Lungo il percorso processionale si invitano i fedeli ad addobbare festosamente con luci, fiori, candele e bandierine il passaggio della Santissima Eucaristia.
Diceva San Francesco d’Assisi, di cui stiamo celebrando gli ottocento anni dal pio transito, nella Lettera a tutto l’Ordine:
«Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e degnazione stupenda! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane!
Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, ed aprite davanti a Lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da Lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga Colui che totalmente a voi si offre».










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