di Camillo Buono

La notizia politica del giorno sull’isola d’Ischia è senza dubbio la nomina di Francesco Del Deo a commissario isolano della Lega Salvini Premier, incarico conferito dal commissario provinciale di Napoli e senatore Gianluca Cantalamessa.

Una nomina che, come prevedibile, ha immediatamente acceso il dibattito politico e social, con commenti favorevoli e critiche che si sono concentrate non soltanto sulla figura dell’ex sindaco di Forio, ma anche sulla storia e sull’identità stessa del partito che oggi rappresenta.

Tra i commenti apparsi nelle ultime ore c’è chi sottolinea come la Lega sia oggi una forza politica lontana dai numeri del passato e chi continua a ricordarne le origini nordiste e le posizioni che per anni hanno alimentato contrapposizioni con il Mezzogiorno. Altri evidenziano come Del Deo abbia attraversato diverse stagioni politiche nel corso della sua lunga esperienza amministrativa, interpretando questa nuova nomina più come una scelta personale che come un servizio alla collettività.

Critiche legittime, che fanno parte del normale confronto democratico.

Ma proprio leggendo queste osservazioni nasce una riflessione che va oltre la figura di Del Deo e persino oltre il partito che oggi rappresenta.

È sorprendente constatare come, nel 2026, ci sia ancora chi continua a leggere la politica attraverso la lente della contrapposizione tra Nord e Sud. Per anni il Mezzogiorno ha rivendicato rispetto, pari dignità e il superamento di stereotipi che dipingevano i meridionali come cittadini di serie B. Una battaglia giusta, condivisibile e necessaria.

Eppure, troppo spesso, siamo proprio noi a cadere nello stesso errore che contestiamo agli altri.

Se vogliamo davvero superare discriminazioni e pregiudizi, non possiamo continuare a giudicare una persona esclusivamente in base al simbolo che porta sulla giacca o alla storia, più o meno condivisibile, del partito al quale aderisce.

La politica dovrebbe essere giudicata per ciò che produce, per le idee che propone e per la capacità di risolvere problemi reali.

Del resto, il rapporto tra Francesco Del Deo e la Lega non nasce oggi con la nomina a commissario isolano. Già in occasione delle elezioni regionali del novembre 2025, l’ex sindaco di Forio aveva scelto di candidarsi nelle liste del partito, motivando pubblicamente quella decisione con l’attenzione che la Lega stava mostrando verso il tema dell’insularità.

In quell’occasione Del Deo richiamò il via libera del Consiglio dei Ministri al provvedimento sul riconoscimento della specificità insulare, definendolo un passaggio fondamentale per dare dignità amministrativa e prospettive concrete alle comunità delle isole minori.

Secondo l’ex primo cittadino foriano, quel provvedimento rappresentava il primo intervento organico capace di riconoscere il valore strategico delle isole minori e di programmare strumenti di sviluppo, tutela e coesione territoriale, colmando ritardi accumulati nel corso degli anni.

Fu proprio allora che spiegò le ragioni della sua candidatura, sostenendo di aver trovato nella Lega una forza politica capace di ascoltare le esigenze delle realtà insulari e del Mezzogiorno attraverso un confronto concreto con i territori piuttosto che mediante slogan o dichiarazioni di principio.

Si può essere d’accordo o meno con questa impostazione. Si può condividere o contestare la linea politica della Lega. Si può persino ritenere che il partito stia attraversando una fase di difficoltà.

Tutto questo fa parte del normale confronto democratico.

Ma un conto è il confronto politico, altro conto è il pregiudizio.

La nomina di Francesco Del Deo può piacere o non piacere. Può essere considerata una scelta strategica o una semplice operazione organizzativa interna al partito. Ma ridurre tutto alla vecchia contrapposizione tra Nord e Sud significa probabilmente non cogliere il cambiamento che la politica italiana ha vissuto negli ultimi anni.

Se una forza politica storicamente identificata con il Nord oggi trova rappresentanza e radicamento anche nel Mezzogiorno, forse non siamo di fronte a una contraddizione, ma a una trasformazione.

Le barriere che per decenni hanno diviso il Paese non si superano continuando a ricordarle ogni giorno. Si superano costruendo relazioni, dialogo e rappresentanza reciproca.

Francesco Del Deo, al di là delle appartenenze politiche, è una figura che sull’isola ha ricoperto ruoli amministrativi importanti e che ha maturato una lunga esperienza istituzionale. Saranno i cittadini, come sempre, a giudicare il suo operato e la sua capacità di incidere sul territorio.

Perché in democrazia il consenso non si eredita e non si impone.

Si conquista.

E forse è proprio questo il punto centrale della vicenda.

In un tempo in cui la fiducia dei cittadini verso la politica appare sempre più fragile, servirebbe meno tifo ideologico e più capacità di valutare uomini, idee e risultati.

Le critiche sono il sale della democrazia.

Il rispetto dovrebbe essere il fondamento della convivenza civile.

E se davvero vogliamo costruire un Paese migliore, dovremmo imparare a guardare alle persone per ciò che fanno e per il contributo che possono offrire alle proprie comunità, senza lasciarci guidare da etichette, pregiudizi o stereotipi che appartengono più al passato che al futuro.

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