di Camillo Buono
ISCHIA – In poco più di ventiquattro ore l’isola d’Ischia si è ritrovata al centro di un acceso dibattito sul modo di fare informazione e sulla rapidità con cui, oggi, una notizia può diffondersi prima ancora di essere completamente verificata.
Tutto ha avuto inizio nel primo pomeriggio di ieri, quando sui numerosi gruppi WhatsApp dell’isola hanno iniziato a circolare messaggi, fotografie e segnalazioni riguardanti un presunto tentativo di rapimento di una bambina su una spiaggia di Casamicciola Terme. Le immagini ritraevano alcune persone indicate come i presunti responsabili o loro complici, accompagnate da inviti a prestare la massima attenzione. Nel giro di poche ore la vicenda è approdata anche sulle testate giornalistiche locali: alcune hanno riferito dell’episodio parlando di un tentato rapimento e del fermo di un giovane, altre hanno preferito mantenere un approccio più prudente, limitandosi a dare conto dell’intervento delle Forze dell’Ordine e delle verifiche ancora in corso.
Con il trascorrere delle ore, però, il quadro ha assunto contorni differenti. Le ricostruzioni sono apparse sempre meno univoche e sono emersi elementi che hanno portato a ridimensionare parte delle informazioni inizialmente diffuse. Nel frattempo, il dibattito si è inevitabilmente spostato dai fatti al modo in cui quei fatti erano stati raccontati.
Da una parte c’è chi ritiene che, nell’era dei social network e della messaggistica istantanea, la corsa ad arrivare per primi rischi troppo spesso di sacrificare il principio fondamentale della verifica delle fonti. Dall’altra, invece, non manca chi continua a sostenere che la successiva ricostruzione della vicenda possa essere stata influenzata dalla volontà di evitare ripercussioni sull’immagine turistica dell’isola.
Si tratta, tuttavia, di una tesi che, allo stato, non trova elementi oggettivi a sostegno. Se realmente fosse stato accertato un tentato rapimento e fosse stato arrestato il presunto autore, un simile risultato avrebbe rappresentato un importante successo investigativo delle Forze dell’Ordine, dimostrando la capacità dello Stato di intervenire con rapidità a tutela della sicurezza pubblica. Più che un danno d’immagine, sarebbe stato motivo di fiducia nelle istituzioni e di rassicurazione per residenti e turisti.
È altrettanto doveroso precisare che la vicenda non può essere considerata, allo stato, del tutto infondata. Gli accertamenti sono infatti ancora in corso e sarà compito degli investigatori ricostruire con precisione quanto accaduto, chiarire le circostanze e accertare eventuali responsabilità.
Proprio in queste ore la Polizia di Stato sta acquisendo ed esaminando le immagini dei sistemi di videosorveglianza dei porti di Ischia e Casamicciola Terme, con l’obiettivo di ricostruire gli spostamenti delle persone coinvolte, verificare i fatti segnalati e comprendere dove fossero dirette e quale sia stata l’effettiva dinamica dell’intera vicenda. Si tratta di un’attività investigativa ancora in pieno svolgimento che conferma come la ricostruzione definitiva dei fatti non sia stata ancora raggiunta.
Quello che, invece, allo stato delle informazioni disponibili, non risulta confermato è quanto nelle prime ore era stato riportato da alcuni come un fatto ormai accertato, ovvero l’esistenza di arresti. Le persone coinvolte, infatti, sono state identificate dalle Forze dell’Ordine, ma non risultano essere state arrestate. Una distinzione sostanziale che evidenzia quanto sia importante separare i fatti accertati dalle ipotesi e dalle ricostruzioni ancora al vaglio degli investigatori.
Nel frattempo, la diffusione incontrollata di fotografie, nomi, messaggi vocali e ricostruzioni sui social network e nei gruppi di messaggistica ha contribuito ad alimentare una vera e propria gogna mediatica popolare, amplificando una vicenda che, proprio perché ancora oggetto di indagine, richiede prudenza e senso di responsabilità. Quando una notizia viene rilanciata centinaia di volte senza che vi sia ancora una ricostruzione ufficiale, il rischio è che nell’opinione pubblica si consolidi una verità che potrebbe non coincidere con quella che emergerà dagli accertamenti.
Al di là dell’esito della vicenda, resta però una riflessione che coinvolge tutti: giornalisti, cittadini e utenti dei social.
Le piattaforme digitali consentono oggi a qualsiasi informazione di raggiungere migliaia di persone nel giro di pochi minuti. Una velocità straordinaria che, se da un lato permette di essere aggiornati in tempo reale, dall’altro impone una responsabilità ancora maggiore a chi decide di pubblicare una notizia.
Il giornalismo, però, non dovrebbe mai rinunciare a quello che da sempre rappresenta uno dei suoi principi fondamentali: verificare le notizie attraverso l’attendibilità delle fonti. Non è una regola appartenente a un modo di fare informazione ormai superato, ma un principio di professionalità, di deontologia e di rispetto nei confronti dei lettori. La rapidità è certamente un valore, ma non può sostituire la verifica dei fatti.
Il rischio, infatti, è che una ricostruzione non ancora accertata si trasformi rapidamente, nell’immaginario collettivo, in una verità acquisita. E quando successivamente arrivano precisazioni, rettifiche o smentite, queste difficilmente riescono ad avere la stessa forza comunicativa della notizia iniziale.
È proprio in situazioni come questa che emerge il valore dell’informazione: non quella che arriva necessariamente per prima, ma quella che sceglie di attendere il tempo necessario per verificare i fatti, confrontare le fonti e offrire ai lettori una ricostruzione quanto più possibile fedele alla realtà.
La fretta di arrivare per primi passa. La credibilità, invece, resta. Per questo ogni notizia dovrebbe essere verificata prima di essere pubblicata.







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