di Elia Mollo

L’Italia dice addio a Peppino di Capri, uno degli artisti più amati della musica italiana, scomparso oggi all’età di 87 anni. Se ne va una delle voci che hanno attraversato oltre sei decenni di storia musicale, regalando al pubblico brani diventati patrimonio della canzone italiana, da Champagne a Roberta, da Nun è peccato a Un grande amore e niente più.

Ma accanto all’isola che gli ha dato il nome d’arte, Capri, ce n’è un’altra che ha avuto un ruolo fondamentale nella sua vita artistica: Ischia.

Quando il successo passò da Ischia

La storia di Peppino di Capri, all’anagrafe Giuseppe Faiella, affonda le radici tra le due isole del Golfo di Napoli. Negli anni Cinquanta il giovane musicista, insieme all’amico batterista Ettore “Bebè” Falconieri, iniziò ad esibirsi nei locali di Capri e di Ischia, prima come Duo Caprese e successivamente con i Capri Boys, gruppo destinato a trasformarsi nei celebri Peppino di Capri e i suoi Rockers, considerati tra i pionieri del rock italiano.

Fu proprio Ischia a diventare il teatro della svolta.

Nel cuore della dolce vita ischitana c’era il leggendario Rangio Fellone, il night club fondato dal musicista ischitano Ugo Calise insieme all’architetto Sandro Petti. Era uno dei locali più esclusivi del Mediterraneo, frequentato da artisti, produttori cinematografici e personalità internazionali che ogni estate sceglievano Ischia come meta privilegiata delle loro vacanze.

Fu su quel palco che il talento di Peppino iniziò ad attirare l’attenzione del mondo discografico. Proprio durante una delle sue esibizioni, un dirigente della casa discografica Carisch, in vacanza sull’isola, rimase colpito dalle sue qualità artistiche e gli offrì quello che sarebbe diventato il suo primo contratto discografico. Da quella serata ischitana prese il via una carriera destinata a entrare nella storia della musica italiana.

L’amicizia con Ugo Calise e il legame con l’isola

Il rapporto con Ischia non fu soltanto professionale.

Determinante fu l’incontro con Ugo Calise, autore, compositore e autentico ambasciatore della musica ischitana nel mondo. Tra i due nacque un rapporto di grande stima artistica e personale. Calise firmò per Peppino anche “Nun è peccato”, uno dei brani che contribuirono ad affermarlo definitivamente presso il grande pubblico.

Negli anni del boom turistico, quando Ischia viveva la sua stagione più brillante grazie alla visione di Angelo Rizzoli, Peppino di Capri divenne uno dei protagonisti delle serate musicali dell’isola, condividendo quei palcoscenici con artisti destinati a fare la storia della musica italiana, tra cui anche Mina, in un periodo irripetibile per lo spettacolo nazionale.

Ischia nel cuore

Il legame tra Peppino e Ischia non si esaurì con gli anni del debutto.

Per decenni il cantante tornò sull’isola per concerti, serate ed eventi, mantenendo vivo un rapporto fatto di affetto sincero e gratitudine verso un luogo che aveva creduto in lui quando era ancora un giovane artista in cerca della sua occasione.

Ischia, dal canto suo, lo ha sempre accolto come uno di casa. Perché, se Capri gli ha dato il nome, Ischia gli ha offerto uno dei palcoscenici più importanti da cui spiccare il volo.

Un pezzo della storia delle nostre isole

Con la scomparsa di Peppino di Capri non se ne va soltanto un grande interprete della musica italiana. Se ne va anche uno dei simboli di quell’epoca straordinaria in cui le isole del Golfo erano il centro della vita culturale e mondana del Mediterraneo, quando nei locali di Ischia nascevano amicizie, collaborazioni artistiche e carriere destinate a lasciare un segno indelebile.

Oggi Ischia saluta un artista che, pur appartenendo a Capri, ha saputo costruire con l’isola verde un rapporto autentico e duraturo.

Un legame fatto di musica, di estati, di applausi e di ricordi che continueranno a vivere nelle sue canzoni e nella memoria di chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo dal vivo.

Ciao Peppino. E grazie per aver scritto, anche a Ischia, una pagina indimenticabile della storia della musica italiana.

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