di Camillo Buono

Di fronte a queste truffe non bisogna mai pensare che “capita agli altri”. Perché basta una telefonata, una voce sicura, il riferimento a un familiare e pochi istanti di paura per trasformare una persona anziana nella vittima perfetta. È per questo che informare, parlare e prevenire resta l’arma più efficace.

È quanto accaduto proprio oggi nel territorio di Serrara Fontana, dove è stato registrato un nuovo tentativo di truffa telefonica ai danni di una persona anziana. Un raggiro che, fortunatamente, questa volta non è andato a buon fine grazie alla prontezza e alla lucidità di chi ha risposto al telefono.

Il copione, ormai tristemente noto, è sempre lo stesso.

Dall’altra parte della cornetta una persona si è qualificata come appartenente alle Forze dell’Ordine, presentandosi addirittura come il “maresciallo Manfredi della Stazione Carabinieri di Barano”. Con tono deciso ha chiesto di parlare con una persona anziana della famiglia, cercando di instaurare quel clima di urgenza e preoccupazione che rappresenta il primo passo di queste truffe.

A rispondere, però, non è stata la persona che i malviventi cercavano, bensì la nipote. Un dettaglio ha immediatamente fatto crollare tutta la messinscena: la persona richiesta era infatti deceduta da alcuni anni.

Nonostante ciò, il sedicente maresciallo ha continuato a insistere, alimentando ulteriormente i sospetti della donna, che ha interrotto immediatamente la conversazione senza fornire alcuna informazione.

Subito dopo ha fatto la cosa più giusta: ha contattato i veri Carabinieri della Stazione di Barano d’Ischia, ai quali ha riferito ogni particolare utile della telefonata. Ricevuti gli elementi a disposizione, i militari hanno avviato gli accertamenti e la relativa attività investigativa.

L’episodio rappresenta un importante campanello d’allarme anche per il nostro territorio.

Le organizzazioni criminali che si dedicano a questo genere di reati continuano infatti a utilizzare schemi ormai consolidati, spacciandosi per Carabinieri, Polizia, avvocati o altri rappresentanti delle istituzioni, facendo leva sulla paura, sull’urgenza e soprattutto sull’amore che una persona anziana nutre verso figli e nipoti.

Spesso viene raccontata la falsa storia di un incidente, di un arresto o di un improvviso problema giudiziario, con la richiesta immediata di denaro, gioielli o altri oggetti di valore per “risolvere” la situazione. Tutto studiato nei minimi dettagli per impedire alla vittima di riflettere con lucidità o chiedere consiglio a qualcuno.

Per questo motivo è fondamentale parlare di queste truffe in famiglia, soprattutto con genitori e nonni. È importante ricordare loro una regola semplice ma essenziale: nessuna Forza dell’Ordine chiede mai denaro, gioielli o altri beni per telefono o inviando qualcuno a casa per ritirarli.

In caso di dubbio bisogna interrompere immediatamente la telefonata, non fornire informazioni personali, non aprire la porta a sconosciuti e contattare subito il Numero Unico di Emergenza 112 o la locale Stazione dei Carabinieri.

Un altro consiglio prezioso è quello di lasciare sempre agli anziani i recapiti telefonici di figli, nipoti, vicini di casa o persone di fiducia da chiamare prima di prendere qualsiasi decisione. A volte bastano pochi secondi e una semplice telefonata per evitare di cadere in una trappola che può costare i risparmi di una vita.

Quella di oggi, fortunatamente, è una storia finita bene. Ma non deve essere sottovalutata. Al contrario, deve diventare un’occasione per rafforzare la cultura della prevenzione e della solidarietà.

Perché contro questi delinquenti la migliore difesa è una comunità informata, attenta e pronta a proteggere i suoi cittadini più fragili. Parlare di queste truffe, condividere le esperienze e mettere in guardia amici e parenti può davvero fare la differenza. Oggi è andata bene. Domani potrebbe essere una semplice telefonata a salvare un’altra persona da un raggiro tanto crudele quanto vigliacco.

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