di Gerardina Di Massa

Le parracine sono uno dei simboli dell’isola d’Ischia. Se ne vedono un pò ovunque e hanno diverse peculiarità. Anzitutto le parracine ischitane sono realizzate con pietre di tufo verde, caratteristica propria delle zone alte dell’isola, Serrara Fontana, ma anche Buonopane. Un’altra caratteristica interessante riguarda il modo di posizionare le pietre, non perfettamente simmetriche, ma irregolare e senza l’uso di cemento.

La tecnica di costruzione ricorda quella delle cosiddette mura micenee, e tracce di questa pratica si ritrovano nel capitolo dell’Odissea in cui Laerte, vecchio re contadino, padre di Odisseo (Ulisse), dà l’ordine ad alcuni servi di raccogliere pietre per costruire un muro attorno a una vigna.

Realizzare una parracina era ed è ancora oggi un’arte nelle mani di pochi. Oltre ad essere considerate utilissime per il contenimento del terreno dilavato dalle acque piovane, le parracine rappresentano dei veri e propri capolavori architettonici in cui troneggiano i muri a secco.

Il termine parracina deriva dal greco, dal verbo che nella traslitterazione suona parakeimai, giacere, costeggiare. Ricordiamo che si tratta di muri bassi che delimitano i terreni agricoli e proteggono le coltivazioni dal vento marino. Un patrimonio culturale che testimonia il profondo legame con la storia e le tradizioni dell’isola.

Negli ultimi anni, le parracine sono state riconosciute come parte integrante dell’identità paesaggistica dell’isola diventando oggetto di tutela.

Le parracine si possono ammirare ancora oggi. Ad Ischia si può ammirare tutta la loro bellezza, in perfetta sinergia con il paesaggio. “È un bassorilievo che racconta tutta la vita e i costumi dell’Isola“. Così le descrive Giovan Giuseppe Cervera nel libro “Ischia sconosciuta” edito nel 1959.

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